Il celebre dipinto di Tiziano, Amor sacro e amor profano (1514), che contiene l’allegoria dell’amore sacro e dell’amore profano, offre due visioni dell’amore. Nel dipinto, Eros vi è raffigurato nel modo tradizionale: come un fanciullo, armato di arco e faretra. Ma, al posto della dea Venere, si trovano due donne: una vestita e l’altra nuda. Quest’ultima corrisponde alla raffigurazione comune di Venere, ossia dell’amore carnale e fecondo. Ma essa è rivolta verso l’altra figura, dal portamento altero e che dirige lo sguardo verso lo spettatore. Essa simboleggia l’amore sacro e spirituale, che si vela di pudicizia e si indirizza in primo luogo a Dio. In questa immagine si esprime dunque un contrasto tra fisicità e spiritualità dell’amore. L’amore è un sentimento naturale che ha una radice nell’animalità; attraverso la cultura riceve una elaborazione, che ne modifica notevolmente i modi di manifestazione, assumendo un valore e una importanza assai diversi a seconda delle varie epoche storiche e società. Prima di riflettere sull’opera, bisognerebbe diradare la confusione che l’uso del termine “amore” comporta, troppo spesso adoperato eufemisticamente al posto della parola “sesso”. Quando si parla di amore carnale e fecondo, della sua fisicità o della sua radice animalesca, in realtà non stiamo parlando di amore in senso stretto, ma di sesso. L’amore arriva solo in un secondo stadio, dopo l’intervento della cultura.
Nel dizionario (Garzanti 2010), il termine “amore” presenta due accezioni principali: 1) «affetto intenso, sentimento di profonda tenerezza e devozione: amore paterno, materno , fraterno, filiale» (in questa prima accezione il dizionario non elenca l’amore verso il partner sentimentale); 2) «inclinazione forte ed esclusiva per una persona, fondata sull’istinto sessuale, che si manifesta come desiderio fisico e piacere dell’unione affettiva. “Languire d’amore”, essere talmente innamorato da patirne fisicamente» (questa seconda accezione, fondata sull’istinto sessuale, include l’amore verso il partner sentimentale). Si tratta di due sentimenti molto diversi, raggruppati sotto la stessa parola, spesso e, a mio avviso, intenzionalmente confusi: da una parte l’affetto intenso, dall’altra l’attrazione e il desiderio sessuale. Cosa c’entra la spinta della pulsione sessuale con l’amore fraterno, filiale, ecc.? È corretto unire sotto lo stesso termine il concetto di desiderio sessuale con quello dell’amore spirituale, così come ha fatto Tiziano nel dipinto? Non è un segreto che lungo la Storia, attraverso la cultura, c’è stato un processo di moralizzazione del sesso, o forse si dovrebbe parlare, più correttamente, di un processo di “amorizzazione” del sesso: il sesso corretto, quello permesso, doveva essere ricondotto e limitato nei confini dell’amore. In special modo, nel mondo occidentale, il Cristianesimo ha trasformato l’innocente ricerca del piacere in un atto peccaminoso, frutto della sensualità. Per fare un semplice esempio, nel Medioevo nasce il mito letterario dell’amore colpevole, quello seduttivo e libertino di Don Giovanni per tutte le donne che riesce a far cadere in suo potere.

Non c’è sesso senza amore?
Molti pensatori hanno studiato e denunciato questa moralizzazione del sesso, e addirittura parlato di una liberazione sessuale, intesa come liberazione umana. Lo psicoanalista Wilhelm Reich (1897-1957) sostenne la tesi di una rivoluzione sessuale come premessa e componente di una complessiva liberazione umana. Per Michel Foucault (1926-1984), in Storia della sessualità, la sessualità è divenuta un dispositivo di potere e di controllo sugli individui, capace di incidere sui modi di pensarsi e di essere. La sessualità non è stata semplicemente repressa, ma è stata oggetto di un costante tentativo di appropriazione tramite una trasposizione in discorso. Sigmund Freud sostiene, nel Disagio della civiltà, come già avevamo visto in altri interventi, che lo sviluppo della civiltà richiede la repressione dell’istintualità e quindi la rinuncia alla felicità individuale. In Eros e civiltà, Marcuse afferma che il pensiero di Freud si incontra con quello di Marx in quanto entrambi smascherano e criticano lo sfruttamento e la repressione degli istinti e mirano alla felicità e alla liberazione dell’uomo. Sulla scia di Freud, Marcuse identifica la natura istintiva dell’uomo con la pulsione sessuale ma, al di là della “repressione originaria”, egli riconosce l’esistenza di una “repressione addizionale” (sociale), dovuta alla diseguaglianza e all’oppressione, provocate dalla struttura classista della società. Tutti loro, e il resto di pensatori che si sono occupati di questo argomento, hanno in comune il fatto di aver discorso sulla repressione della sessualità in maniera generica e indistinta, cioè di aver universalizzato il discorso come se tra gli esseri umani non esistesse un dimorfismo sessuale né esigenze o conseguenze diverse.
Si può indagare una storia universale della sessualità senza approfondire separatamente cosa spinge e cercano uomini e donne nella sessualità, senza tener conto delle conseguenze biologiche diverse? Se le conseguenze biologiche per le donne sono sempre state molto più pesanti (gravidanze, talvolta dolore nel rapporto, ecc.), è evidente che lungo la Storia le donne abbiano tentato in ogni modo e più attivamente degli uomini di influire sull’evoluzione della sessualità, a loro favore. In altre parole, chi aveva più interesse che ci fosse una progressiva “amorizzazione” e moralizzazione del sesso? Finora l’analisi teorico-storica sulla moralizzazione del sesso è stata applicata indistintamente a tutti, uomini e donne, ma forse sarebbe ora di incominciare ad affrontarlo in funzione del sesso. Ad esempio, oggigiorno si parla in maniera generica della rivoluzione sessuale degli anni ’60 nei paesi occidentali come liberazione sessuale, resa possibile in grande misura dai metodi anticoncezionali e dalla pillola per il controllo delle nascite. D’altra parte non è un segreto che dalla liberazione sessuale il fenomeno della prostituzione non è scomparso, ma si è mantenuto immutato nel tempo, e il fenomeno della pornografia, a consumo principale degli uomini, non ha fatto che crescere. In pratica, dalla liberazione sessuale gli uomini continuano ad avere la stessa difficoltà a soddisfare il proprio istinto sessuale che avevano prima, costretti ancora a sborsare dei soldi o a cercare oggi un succedaneo nella pornografia. Chi è stato liberato quindi dalla rivoluzione sessuale degli anni ’60? Se gli uomini non sono stati “liberati”, perché quando si parla della liberazione sessuale degli anni ’60, se ne parla genericamente?

Classi sociali, amore e sesso
Nell’immaginario collettivo maschile le donne e il sesso sono sempre stati presenti e in una posizione preminente, nei racconti, nei miti, nella letteratura. Non c’è paradiso maschile che no includa giovani donne e la bellezza femminile (al contrario di quello che succede ahimè con i paradisi femminili e la presenza maschile). Durante il Rinascimento, i filosofi umanisti associarono il Piacere, la Castità e la Bellezza alle figure delle tre grazie della mitologia greca, associazione che hanno a che fare con il femminile e la sessualità. I filosofi avrebbero potuto associarle ad altre questioni differenti dalla sessualità, come ad esempio l’intelligenza, l’amicizia o lo sport, ma non lo fecero. L’androcentrismo, l’esistenza di un mondo simbolico costruito dagli uomini e focalizzato sugli uomini, è stata una delle grandi accuse della teoria femminista. D’altra parte, è difficile spiegare perché le tre grazie sono tre donne e non tre uomini. Nello stesso dipinto di Tiziano, l’amore sacro e l’amore profano sono simboleggiati da due donne. Gli uomini rappresentano ciò che sentono e desiderano, e la continua ricorrenza alle donne rappresenta ammirabilmente la dipendenza degli uomini e il ruolo preminente che le donne ostentano nell’immaginario maschile nei confronti del sesso e dell’amore. Il dipinto di Tiziano vorrebbe avere uno scopo educativo, suggerisce di trasformare l’attrazione sessuale in un sentimento più nobile. Anche se questo messaggio vorrebbe spacciarsi come universale, l’allegoria del amore simboleggiato dalle donne costringe a fare una lettura sessuata. Il dipinto è chiaramente indirizzato agli uomini, un tentativo di educare gli uomini e di mettere un freno al sesso maschile, un richiamo ai tanti Don Giovanni al “rispetto” delle donne. È una donna (l’amore profano) a indicare la giusta via agli uomini, cioè la cultura che modifica e mette un freno alla natura sessuale maschile.
La repressione sessuale mediante la moralizzazione (o l’amorizzazione) del sesso è un dato storico inoppugnabile. Per quale motivo è avvenuta? Quali sono stati i vantaggi per gli uomini e per le donne di questa moralizzazione? La repressione ha colpito parimenti uomini e donne? Chi è stato il principale responsabile? L’ideologia femminista ha fornito una spiegazione coerente con la propria teoria patriarcale. Secondo il femminismo, la repressione sessuale delle donne è nata, imposta dagli uomini, per garantire loro la certezza della paternità, in modo da poter tramettere l’eredità a un figlio certo. La spiegazione, più semplice e più logica, che attraverso la moralizzazione del sesso le donne abbiamo cercato di garantirsi un mantenimento, una protezione e un limite alle gravidanze (causati da “coiti coercitivi” da molteplici maschi), in un mondo difficile nel quale faticavano di più a sopravvivere, loro e i figli piccoli che nascevano da loro, è una spiegazione che il femminismo non ha mai ipotizzato. Se fosse vero che le donne sono sempre state meno interessate al sesso e agli uomini di quanto gli uomini lo siano stati al sesso e alle donne; se fosse vero che il sesso ha rappresentato per le donne non solo un piacere ma anche molto spesso un guaio (gravidanze, dolore, ecc.); se fosse vero che la repressione dell’appetito naturale sessuale è più deleteria per la salute psicofisica maschile di quanto non lo sia per la salute psicofisica femminile; se fossero veri gli enunciati precedenti bisognerebbe concludere che la teoria femminista non è stato altro che un depistaggio e che la lettura universale della repressione del sesso divulgata dai pensatori, da Freud fino alla Scuola di Francoforte, è sbagliata. Nello studio della Storia della sessualità, alla struttura classista bisognerebbe aggiungere una struttura sessuata.