Negli ultimi anni, come abbiamo sottolineato più volte, un’inquietante egemonia ha investito le Nazioni Unite, trasformandole in un terreno di dominio per l’ideologia femminista più radicale. Sotto l’apparente obiettivo di promuovere l’uguaglianza di genere, l’ONU si è distinta per aver messo in secondo piano i diritti e le esigenze degli uomini, generando un preoccupante disequilibrio nelle politiche globali. Gli episodi di censura verso chi osa criticare questa realtà sono evidenti: basti pensare a recenti interventi repressi solo per aver nominato le agende ideologiche femministe, sintomo di come non vi sia più spazio per un dibattito equilibrato.
Lo squilibrio si riflette in molteplici aspetti dell’azione e della struttura delle Nazioni Unite. Nonostante statistiche indipendenti attestino che gli uomini risultano vittime di abusi online almeno quanto le donne, l’egemonia femminista all’ONU ignora sistematicamente questi dati, lanciando campagne di sensibilizzazione esclusivamente indirizzate alle donne. Questa tendenza a negare la realtà dei fatti si estende in modo ancora più grave quando si osserva la condizione maschile a livello globale: in ben dodici aree centrali (dalla speranza di vita all’istruzione, dalla vittimizzazione nella violenza alle difficoltà nell’accesso alla genitorialità condivisa), gli uomini risultano nettamente svantaggiati. Eppure, nonostante le ricerche indipendenti sugli abusi online, le analisi sulle disparità e le denunce pubbliche rimangono inascoltate.
Un sistema sempre più unilaterale: l’egemonia tossica contro gli uomini
La deriva dell’ONU verso un approccio palesemente sbilanciato emerge chiaramente nelle sue strategie e nella struttura interna: esiste una potente agenzia denominata “UN Women” dedita esclusivamente alla promozione di cause femminili, ma non vi è alcun organismo simile per la tutela dei diritti degli uomini. La Commissione sullo Status delle Donne si riunisce ogni anno a New York, mentre non esiste alcuna Commissione sullo Status degli Uomini. Sono quindici le ricorrenze ufficiali dedicate alle donne riconosciute dalle Nazioni Unite – come la Giornata Internazionale della Donna – mentre nessun giorno è riservato agli uomini. Queste scelte sono sintomatiche di un’ideologia che ha sostituito l’obiettivo originale di pari diritti con una logica di supremazia di genere, esplicitata anche dalla “prioritizzazione delle donne” in ogni decisione politica e umanitaria.
Durante emergenze umanitarie, uomini e ragazzi vengono sistematicamente relegati in secondo piano, con la priorità data alle donne, privando spesso uomini vulnerabili delle cure essenziali. Non solo: la nomina di rapporteur speciali per la violenza sulle donne, la preferenza accordata alle donne nelle assunzioni e la crescente esclusione degli uomini anche dai ruoli dirigenziali completano un quadro di marginalizzazione istituzionalizzata. Report dettagliati mettono a nudo una realtà fatta di discriminazioni sistematiche su sanità, educazione, paternità, false accuse, senzatetto e pericolo sul lavoro, che raramente ricevono attenzione adeguata. Emergere da questa crisi richiede una nuova consapevolezza: la parità di genere non può trasformarsi in supremazia femminile né in negazione delle sofferenze maschili. Solo promuovendo iniziative realmente inclusive e impegnandosi per un bilanciamento reale tra uomini e donne sarà possibile restituire dignità e giustizia a ogni essere umano. Un nuovo equilibrio, onesto e cooperativo, è la sola via per salvaguardare il valore universale dei diritti umani.