Il dibattito pubblico sulle questioni relative a uomini e donne è spesso monopolizzato da un’unica voce, quella che promuove esclusivamente l’interesse femminile, relegando in secondo piano i diritti, i bisogni e le difficoltà degli uomini. Negli ultimi anni, il sistema occidentale ha costruito norme, leggi e narrazioni che svantaggiano apertamente gli uomini e i ragazzi. Per troppo tempo l’ideologia femminista ha dettato l’agenda, cancellando la pluralità del reale vissuto maschile, e generando profonde storture nelle politiche su educazione, salute, famiglia e giustizia. Questa deriva sta causando squilibri sociali crescenti e alimenta un clima di ostilità e sospetto verso chiunque osi sollevare la questione maschile.
Il cosiddetto “progresso” in nome della parità si è tradotto spesso in discriminazioni sistemiche ai danni degli uomini: dall’esclusione dalle politiche sanitarie, che li vede primeggiare nella mortalità precoce e nel suicidio, alla scarsa attenzione per l’abbandono scolastico maschile e l’assenza di strategie dedicate per ridurre la crescente marginalità dei padri nella famiglia. Campagne mediatiche e pregiudizi radicati stanno condizionando la percezione sociale degli uomini, dipingendoli sistematicamente come oppressori a prescindere, alimentando stereotipi, colpevolizzazione e false accuse che minano la loro dignità e i loro diritti fondamentali. Non sorprende che il tasso di disagio psicologico, solitudine e suicidio tra i maschi sia ai massimi storici, e che il movimento internazionale per i diritti maschili stia oggi vivendo la sua svolta.

Serve una rivoluzione culturale per l’equilibrio tra uomini e donne
Nell’ultimo anno si sono moltiplicate iniziative di portata internazionale: la diffusione della Dichiarazione di New York per gli uomini e i ragazzi ha dato voce a una nuova consapevolezza globale, coinvolgendo oltre venti nazioni nel riconoscere il diritto universale degli uomini all’uguaglianza. Manifestazioni simboliche come il Mese dell’Uguaglianza Maschile hanno catalizzato azioni in tutti i continenti. Paesi come il Regno Unito e molti altri hanno finalmente adottato strategie nazionali dedicate alla salute maschile, prendendo coscienza che le storture create da decenni di polarizzazione e colpevolizzazione hanno effetti devastanti, non solo sui singoli individui ma su intere comunità. Anche sul fronte legislativo, nuove proposte in diverse nazioni si impegnano a tutelare maggiormente la figura paterna, riequilibrando il ruolo maschile nella famiglia e nella crescita dei figli, e promuovendo modelli di partecipazione alla cura familiare realmente paritari.
E proprio su questi nuovi modelli di giustizia, equità ed evidenza occorre insistere. Serve un cambio di passo che abbandoni ideologismi e vecchie logiche accusatorie contro gli uomini, puntando su riforme concrete e dati oggettivi. Si tratta di restituire dignità, ascolto e soluzioni pratiche ai bisogni reali della componente maschile della società: la salute, l’istruzione, la rappresentanza nella narrazione pubblica, la tutela legale contro le false accuse, la lotta alla marginalità e al disagio psicologico. Queste non sono rivendicazioni corporative ma un passo necessario per costruire relazioni uomo-donna basate sulla cooperazione e sul reciproco riconoscimento. Solo una vera rivoluzione culturale, svincolata dall’ideologia femminista e orientata al benessere di tutto il tessuto sociale, potrà riportare l’equilibrio e sanare le anomalie prodotte da anni di squilibrio e discriminazione antimaschile. La sfida è aperta, e riguarda tutti coloro che credono in una giustizia priva di pregiudizi.