C’è una sfida legata a un problema profondo e trascurato, che estende i suoi effetti mentre il mondo osserva con preoccupazione la crisi finanziaria delle Nazioni Unite: la costante ignoranza dei diritti degli uomini da parte delle grandi istituzioni mondiali. La Carta delle Nazioni Unite proclama formalmente la necessità dei “diritti uguali di uomini e donne”, un principio che, nella pratica, pare svanire di fronte a una crescente egemonia ideologica che vede solo il genere femminile come vittima e destinatario di tutela. Si parla ossessivamente di “uguaglianza di genere”, ma la realtà dei fatti ci presenta uno scenario impegnato ad alimentare divisioni e discriminazioni mirate, con politiche che spesso relegano gli uomini ai margini sia nella discussione pubblica sia nell’accesso alle risorse.
Nonostante esista una Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che sancisce l’eguale diritto per tutti, nella pratica quotidiana i ragazzi e gli uomini vengono sistematicamente esclusi da progetti, bandi di finanziamento, campagne e perfino dal linguaggio istituzionale. Il risultato? Silenzio sulle problematiche maschili, retaggio di uno stereotipo che vuole l’uomo sempre forte di fronte alla sfida e immune a ogni difficoltà socio-economica, psicologica o relazionale. Gli effetti di tale distorsione sono devastanti, con intere generazioni costrette a soffrire nell’invisibilità, abbandonate anche quando il disagio maschile si manifesta in forme tragiche come la depressione, il suicidio o la marginalizzazione lavorativa.

Rigenerare il dialogo uomo-donna: la nuova sfida sociale
Non sono solo le istituzioni a dover riflettere, ma tutta la società civile. In Australia, il movimento Celebrating Masculinity ha sollecitato il riconoscimento ufficiale della Giornata Internazionale dell’Uomo presso le Nazioni Unite. Non si tratta di una mera rivalsa, ma di una richiesta di visibilità per ridare dignità e attenzione alle storie, ai problemi e ai bisogni degli uomini, nella stessa misura di quanto viene fatto per altri gruppi sociali. Inoltre, enfatizzare la trasparenza e un concreto monitoraggio dei risultati, distinguendo tra esiti maschili e femminili nei programmi delle grandi organizzazioni, è fondamentale per portare alla luce squilibri spesso ignorati. La proclamazione della Dichiarazione di New York per Uomini e Ragazzi rappresenta poi un tassello chiave per raccogliere la sfida e reclamare diritti e doveri su basi realmente egualitarie.
L’ambito della salute mentale maschile è un campo emblematico di questa dimenticanza sistemica. Praticamente ovunque, uomini e ragazzi hanno difficoltà a trovare spazi dove poter parlare apertamente, senza pregiudizio e stigma, delle proprie emozioni e fragilità. È indispensabile superare la retorica tossica che pretende di scegliere chi merita attenzione e chi no, introducendo invece politiche pubbliche che colgano la sfida di promuovere realmente il benessere maschile e una cultura della cura dell’uomo. È dovere morale ed etico di ogni governo promuovere la ricerca di soluzioni inclusivi, che sappiano valorizzare le differenze e costruire una cooperazione autentica tra uomini e donne, abbandonando le logiche divisive introdotte da certe derive ideologiche. Solo abbattendo dogmi e falsi miti si potrà davvero costruire una società moderna, nella quale nessun uomo venga lasciato solo o dimenticato dai sistemi di tutela. Serve un nuovo equilibrio di genere: una pace sociale che restituisca agli uomini e ai ragazzi il posto che meritano come membri a pieno titolo della collettività.