Carolina Losada, senatrice argentina, ha ben chiaro che parlare delle false accuse, denunciarle come fenomeno dilagante e distorsivo, è qualcosa di talmente dirompente per il sistema terroristico femminista da rappresentare un serio pericolo. Insieme a un altro senatore, Juan Carlos Pagotto e all’ex ministro Mariano Cuneo Libarona, proponenti un disegno di legge che inasprirebbe le pene contro le false denunce, in particolare nei casi di violenza di genere, abusi sessuali e crimini contro i minori. Il disegno di legge prevede un aumento delle pene per chi viene colto a promuovere una denuncia basata su accuse prive di fondamento e l’istituzione di un’aggravante specifica per i casi relativi alla violenza di genere. «Le false denunce», ha dichiarato la Losada, «distruggono vite, causano incarcerazioni ingiuste e sottraggono risorse giudiziarie alle reali vittime di violenza». Praticamente quello che noi sosteniamo da più di otto anni, ma che in Argentina è diventato un vero e proprio disegno di legge, probabilmente anche sulla scorta delle politiche che il Presidente Milei ha inaugurato di ripulitura del Paese da tutte le infiltrazioni ideologiche e operative da parte del terrorismo femminista.
Che infatti si è subito mobilitato contro il disegno di legge della Losada. Ma non sul piano puramente del dibattito politico, né tanto meno dal lato dei dati concreti, bensì sul piano giudiziario e meramente comunicativo. Una sfilza di organizzazioni, associazioni, ONG e portatori d’interesse legati al terrorismo femminista si sono subito organizzati per distruggere l’immagine della Losada, fatta passare per una “amica di pedofili” intenta ad orchestrare un’operazione sistematica volta a intimidire i professionisti che assistono le vittime di abusi sessuali. Ovvero i locali centri antiviolenza che, in Argentina come qui, campano di fondi pubblici e su un fenomeno formidabilmente gonfiato. Il punto centrale delle accuse è che la Losada sia colpevole di aver diffuso un “mito”. Alcuni dei suoi contestatori non hanno remore ad affermare: «Le false accuse non esistono. Ciò che esiste è una mancanza di denunce, e questo perché denunciare è un labirinto crudele, costoso e generalmente infruttuoso». Vi ricorda qualcosa? Sì, anche in Italia abbiamo numerosi personaggi, citiamo ad esempio l’ex procuratore Francesco Menditto o l’attuale senatrice PD Valeria Valente, capaci di esprimere concetti del genere, pur di fronte alla schiacciante realtà dei dati forniti periodicamente dal Ministero della Giustizia.
“Losada difende i pedofili!”…
Ma non c’è soltanto il tentativo di distruggere l’immagine della Losada dal lato politico ed emotivo. I suoi detrattori sono passati anche ai fatti, facendo partire una denuncia penale contro di lei per una lunga serie di reati: coercizione, occultamento aggravato, istigazione alla criminalità , abuso d’ufficio e violazione delle funzioni pubbliche. Tutto questo perché, secondo i denuncianti, «l’operazione mira a esercitare pressioni sui tribunali» che devono risolvere i casi non ancora definitivi nei tribunali penali o pendenti presso i tribunali per i minorenni. Detto in altro modo, quel tipo di pressioni deve restare un monopolio del terrorismo femminista, che non intende certo farsi disarmare della sua arma più efficace e potente. Per sostenere la propria tesi, i denuncianti fanno riferimenti ai dati statistici esteri, in particolare a quelli spagnoli, dove, di nuovo, le false accuse risultano essere in un numero risibile. Sicuramente usano il dato iberico per consonanza culturale, ma probabilmente anche perché la Spagna è la patria stessa del femminismo mondiale, ed è certo che i suoi dati siano legalmente falsati. Cosa che accade anche in Italia, ma con un fronte dedito al debunking ben più solido e strutturato.
Insomma, questo è il genere di reazioni che si raccolgono quando si cerca di fare un repulisti di tutto ciò che negli ultimi trent’anni il terrorismo femminista ha costruito in tutto l’occidente. Milei ha dato significativi colpi di falce, abolendo l’orrido e incostituzionale reato di “femminicidio” e smantellando buona parte dei meccanismi con cui le lobby femministe controllavano la filiera che dai centri antiviolenza, passando per un sistema di specialisti e periti ben selezionali e corsi di indottrinamento per tutti gli operatori, arrivava ai tribunali. Meccanismi che, là come in Spagna, come in Italia, come altrove, garantivano quote di potere politico e culturale, nonché abbondanti share di denaro pubblico per tutta la rete clientelare che fa da tessuto connettivo dell’intero sistema. Che una senatrice venga denunciata per cercare di arginare un fenomeno fattualmente presente e misurabile, dà il metro di quanto il terrorismo femminista si sia radicato, ampliando le proprie propaggini in ogni snodo fondamentale delle istituzioni di ogni paese. Al momento la fanaticissima e femministissima Argentina attraversa una transizione che va osservata perché potrebbe servire da caso di studio, utile per il momento di una uguale ripulitura in altri paesi. In attesa, non possiamo far altro che dare il nostro sostegno alla senatrice Losada, con l’esortazione a tenere duro.