Divario salariale di genere: anche “Jobpricing” alimenta il mito

Da messaggio privato. N.d.A.: di seguito un messaggio che mi è stato inviato da un affezionato lettore relativo a un suo simpatico dialogo con il sito “Jobpricing” relativo al divario salariale tra uomini e donne.

Il sito “Job Pricing” (www.jobpricing.it) lancia un’iniziativa per capire se il tuo stipendio è adeguato alla media e alle tue competenze, oppure troppo alto o troppo basso. Vado sul sito e faccio il giochino. Mi arriva un report in formato pdf, dove, tra le varie avvertenze, salta fuori la solita leggenda metropolitana: il gender paygap! Testuale: “Le donne hanno mediamente retribuzioni inferiori rispetto alle posizioni lavorative maschili nello stesso ruolo”. Non resisto, e scrivo per contestare garbatamente. Di seguito la corrispondenza avuta finora, in attesa di ulteriore risposta.

Risposta di Jobpricing – “Buongiorno. In merito alla sua richiesta di chiarimenti, trova in allegato il nostro Gender Pay Gap Report, la relazione sul gap salariale tra uomo e donna che fotografa la realtà globale e italiana. Come avrà modo di leggere, il tema della discriminazione salariale è rilevato e discusso in tutto il mondo. Le rilevazioni che vengono citate nel ns report, oltre che sui dati raccolti direttamente dall’Osservatorio JobPricing, fanno riferimento a numerosi studi costruiti sulla base di dati salariali reali raccolti da istituzioni pubbliche e private in tutto il mondo. Per quanto riguarda la situazione italiana, potrà notare come il nostro Paese si posizioni al 70° posto nella classifica globale per quanto concerne la capacità di colmare le differenze di genere. Più nel dettaglio, secondo i dati rilevati dal nostro Osservatorio, nel 2018 la differenza retributiva fra maschi e femmine vale più di 2.700 euro lordi annui. Questa differenza retributiva fra uomini e donne e più in generale le differenti possibilità di guadagno sul posto di lavoro si determinano sulla base di tre fattori fondamentali:


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1. Le donne più spesso ricoprono impieghi part-time;

2. Le donne che lavorano hanno minori prospettive di carriera degli uomini;

3. Le donne a parità di lavoro sono comunque, in media, meno retribuite dei colleghi uomini.

Sperando di aver fatto cosa gradita nell’inoltrarLe il nostro report, e di aver risposto alle Sue perplessità, Le auguriamo buona giornata.

Cordiali saluti

Il team JobPricing”

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Risposta del lettore – La ringrazio per il Suo cortese messaggio, che tuttavia non risponde alle mie perplessità. Ero a conoscenza dei dati che Lei mi invia: tuttavia, ciò che emerge è solamente una maggiore capienza di reddito complessivo da parte degli uomini rispetto alle donne; non vi è nessuna dimostrazione del fatto né che ciò sia dovuto a discriminazione (ipotesi: gli uomini potrebbero essere generalmente più competenti? Più produttivi? Più capaci? Non è ovviamente una certezza ma una pura ipotesi, o una provocazione se preferisce: dal momento che è perfettamente lecito ipotizzare che le donne siano sempre “le più brave”, è lecito anche l’opposto), né che ciò sia dovuto ad una disparità di trattamento salariale a pari condizioni.

Le offro un primo spunto di riflessione. Se per assurdo decidessimo di suddividere i lavoratori italiani in due categorie diverse (ad esempio, fumatori e non fumatori; settentrionali e meridionali; omosessuali ed eterosessuali; vegetariani e onnivori), e di condurre un analogo studio sul reddito complessivo percepito da ciascuna categoria, per forza di cose una delle due (al momento ignoriamo quale) risulterà maggiormente capiente rispetto all’altra. Ciò dimostra che esista una discriminazione a discapito della categoria meno abbiente?

Tornando alla suddivisione per genere, è stato ampiamente dimostrato che questa differenza di reddito complessivo percepito dipende da tutt’altri fattori: non solo la maggiore presenza di uomini in incarichi dirigenziali o maggiormente retribuiti – ma ripeto, resta tutto da dimostrare, che ciò sia frutto di discriminazione – ma anche, ad esempio, la maggiore disponibilità dei lavoratori uomini rispetto alle lavoratrici donne a svolgere straordinari o ad assumere incarichi gravosi, pericolosi, usuranti.

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NON dipende certamente – né in alcun modo le cifre da Lei fornite autorizzano a ritenerlo – da disparità di trattamento a pari condizioni di orario, anzianità, mansione lavorativa.  In realtà, anzi, è proprio la realtà dei fatti a smentire questo che può tranquillamente definirsi un mito. Prima di tutto, se “le donne costassero meno”, le aziende favorirebbero l’assunzione di donne a discapito degli uomini, per un evidente motivo di taglio dei costi, ma dallo stesso rapporto che Lei mi invia e dalle sue stesse affermazioni sappiamo che non è così; in secondo luogo, qualsiasi discriminazione di questo genere sarebbe illegale e una qualsiasi azienda che la applicasse verrebbe immediatamente sommersa da cause individuali e collettive/sindacali, delle quali invece non v’è alcuna notizia.

Cordiali saluti.

P.S.: A questo punto, sarei curioso di sapere se la gentile persona con cui interagisco è un uomo oppure una donna. Grazie

N.d.A. – Game, set, match

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