La Fionda

False accuse: il fallimento della giustizia per gli uomini nell’era della cultura della denuncia

Le false accuse di abuso rappresentano oggi, in Italia come in tutto il resto dell’occidente, uno dei più gravi pericoli per la libertà e la dignità degli uomini. La recente vicenda britannica di Rachel Jones, condannata per aver inventato un’accusa di stupro ai danni di Salim Ullah, è solo l’ultimo esempio di un meccanismo perverso che colpisce in modo sistemico gli uomini. Ullah, arrestato e sottoposto a trattamenti umilianti nonostante l’assenza di prove, ha visto la sua vita sconvolta solo grazie a una menzogna smentita dalle immagini video registrate da lui stesso. Ma quanti altri finiscono in questa spirale infernale senza possibilità di difesa efficace?

Non si tratta di casi isolati: le false accuse giocano spesso un ruolo devastante nei conflitti legali, specialmente in separazioni e dispute per la custodia dei figli, dove la sola accusa – anche se priva di fondamento – può determinare restrizioni immediate, perdita del lavoro, isolamento sociale e distruzione di famiglie. Come dimostra l’esperienza di Alex Watson, poliziotto arrestato e poi prosciolto, anche quando il sistema riconosce la verità, il danno resta: la moglie costretta a dimettersi, la famiglia smembrata e una condanna sociale che sopravvive alla smentita. Il fenomeno si autoalimenta perché la paura delle ripercussioni legali per chi mente è quasi nulla, mentre le accuse diventano sempre più strumento di ricatto nelle vertenze personali.

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Rachel Jones e Salim Ullah

L’ipocrisia della giustizia che ignora l’emergenza false accuse

Ciò che aggrava il quadro è l’approccio istituzionale miope e ideologizzato. L’ONU, nelle sue linee guida sulla violenza di genere, arriva a liquidare le false accuse come mito (così come, molto più in piccolo, vicino all’insignificanza, alcuni magistrati nostrani), sostenendo che ogni disincentivo legale potrebbe scoraggiare le segnalazioni e quindi giustificandone, in pratica, la sottovalutazione. Questa visione non solo tradisce i principi basilari della giustizia, secondo cui chiunque deve poter contare su una reale presunzione d’innocenza e su una tutela effettiva dei propri diritti, ma vorrebbe abbattere ogni garanzia a favore di un clima di sospetto permanente verso gli uomini, in particolare in ambito famigliare.

Non sorprende allora che, secondo un’indagine internazionale condotta nel 2023, il 43% delle persone abbia sentito di qualcuno falsamente accusato di abuso, con un’incidenza tripla sugli uomini rispetto alle donne. Questi dati dimostrano quanto la cultura della denuncia indiscriminata sia un’arma a doppio taglio che perpetua nuovi abusi e mina la fiducia sociale. Ogni sistema che, in nome di una presunta protezione delle donne, ignora o minimizza il costo umano e sociale dei falsi allarmi commette una grave ingiustizia. È urgente ripristinare l’equilibrio: solo garantendo un’autentica tutela dei diritti degli uomini e valorizzando la cooperazione tra i generi si può sanare la profonda ferita dell’attuale sistema. Gli uomini hanno diritto a protezione, credibilità e rispetto esattamente come chiunque altro: ogni volta che un’accusa infondata distrugge una vita, si fa arretrare la civiltà tutta. Ripartire da una giustizia imparziale è la vera sfida per una società più giusta e progressista, contro qualsiasi forma di ingiusta prevaricazione.



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