È in atto una deriva totalitaria nella gestione delle politiche su violenza domestica e diritti individuali negli ultimi anni, in Europa e in gran parte del mondo occidentale. Nel nome di una presunta giustizia sociale, le strategie legislative sono sempre più spesso strumentalizzate da gruppi femministi e dalle loro leader che cercano, con una determinazione senza precedenti, il controllo pressoché totale delle narrazioni e delle decisioni pubbliche. Le nuove misure, apparentemente dirette alla sicurezza e alla protezione, in realtà producono un clima di sospetto e criminalizzazione quasi automatica della figura maschile, riducendo le garanzie fondamentali e esponendo milioni di uomini alle conseguenze devastanti di un sistema sbilanciato e inquisitorio.
Questa pressione crescente manifesta la sua punta più estrema nelle politiche che regolano le accuse di violenza domestica e abusi, dove la presunzione d’innocenza lascia troppo spesso spazio a una cultura della colpevolezza preventiva. Una manifestazione totalitaria tra le più insidiose di questo schema è quella delle false accuse: un fenomeno in preoccupante aumento che non solo getta nel caos la vita di uomini innocenti, ma mina anche la fiducia stessa nel sistema giudiziario. Non si tratta di casi isolati, ma di una realtà che genera divisioni profonde e lascia dietro di sé famiglie distrutte, reputazioni definitivamente compromesse, e un clima di paura costante tra gli uomini, consapevoli che la semplice accusa può bastare a travolgere ogni certezza. Una strategia, tanto ridicola quanto fallimentare, è quella di negarne l’esistenza, come ha fatto di recente in Italia la Senatrice Valeria Valente.

Emergenza totalitaria: uomini vittime del sospetto e dell’arbitrio sistemico
Viviamo così in un’autentica emergenza totalitaria, dove il sospetto è diventato strumento di governo e il processo, spesso, un atto formale senza reale diritto alla difesa. Le strategie adottate dal movimento femminista, sempre più aggressivo e fuori controllo, mirano a concentrare potere e visibilità tramite un racconto unilaterale che demonizza l’uomo e lo pone costantemente sulla difensiva. Le politiche europee stanno seguendo questa inquietante logica, confermando misure che offrono ampio spazio di manovra a strumentalizzazioni, ricatti e dinamiche di controllo sociale, sacrificando quotidianamente il diritto degli uomini a essere ascoltati e tutelati. In questo quadro, le vittime di false accuse vivono esperienze devastanti: smarrimento personale, isolamento sociale, stigmatizzazione professionale e, troppo spesso, l’inizio di un vero e proprio calvario psicologico e giudiziario.
In risposta, cresce finalmente in molti paesi la consapevolezza della necessità di costruire piattaforme comuni e strategie condivise tra associazioni e cittadini per rovesciare questa deriva totalitaria. È fondamentale restituire equilibrio e imparzialità alla narrazione sui rapporti uomo-donna, promuovendo una cultura della cooperazione vera e non della contrapposizione. L’accesso a strumenti per difendere i propri diritti, la possibilità di partecipare a formazioni specifiche contro le false accuse e il sostegno reciproco tra uomini che decidono di non arrendersi sono le chiavi per una nuova stagione. La lotta non è contro le donne, ma contro chi impone un modello autoritario e discriminatorio, cancellando la pluralità e la giustizia. Ripartire dalla verità, dal rispetto e da una visione realmente inclusiva dei diritti è oggi l’unica strada per garantire un futuro giusto, dove uomini e donne siano finalmente alleati e non nemici, e i diritti di tutti trovino vero compimento, senza più zone grigie di sospetto né persecuzioni di genere.