La Fionda

SuperShe Island: come l’utopia femminista si schianta sulla realtà

Cos’è “SuperShe Island”? Non conoscevamo la sua storia, l’abbiamo vista su X e, dopo le debite verifiche, riteniamo si tratti di una vicenda paradigmatica degna di essere raccontata. Nel 2018, l’imprenditrice tedesco-americana Kristina Roth pensa di organizzarsi un super-business: per la bellezza di quasi tre milioni di dollari, compra una piccola isola nel Mar Baltico e la battezza “SuperShe Island”, a indicare che si tratterà di un resort di lusso solo per donne. Niente uomini, niente “tossicità maschile”, solo un paradiso femminile fatto di relax, health-care, yoga e networking. Un’idea perfetta, profondamente ideologica e instagrammabile. L’idea era di ospitare chiunque, di sesso femminile, fosse in grado di pagare la permanenza nel resort, ma essere ricche non bastava: occorreva anche passare un questionario di selezione per accedere, una sorta di filtro spirituale per capire se la visitatrice era degna di quel mondo perfetto per sole donne. Se non che un resort va costruito. Roth allora, per piena coerenza, si mise a cercare muratrici e carpentiere, idrauliche ed elettriciste. Risultato? Introvabili. Ah, maledetta realtà che ti opponi alla narrazione!

Insomma che, suo malgrado, Roth dovette costruire la sua “SuperShe Island” affidandosi a mani maschili per costruire gli edifici, cablare, organizzare le fognature, trasportare i materiali eccetera. Il tutto mentre all’esterno si vendeva “il primo posto libero dagli uomini“. All’apertura del resort, in effetti, le donne arrivano all’isola e l’afflusso di clientela disponibile a pagare migliaia di dollari a settimana prosegue per un po’. Da un certo momento in poi però iniziano a registrarsi riscontri fortemente negativi: le ospiti lamentano una manutenzione scadente, strutture e dettagli che cadono a pezzi, insomma un’utopia in frantumi. Di nuovo Roth si mette in caccia di manutentrici, ma non ne trova. Di nuovo “SuperShe Island” deve allora concedersi nuovamente alle manacce rudi e sporche degli uomini e tanti saluti all’ortodossia del tutto. La natura puramente speculativa dell’iniziativa, insieme alla sua palese incoerenza e insostenibilità, alla fine fanno esplodere il progetto, che precipita rapidamente, fino a obbligare la Roth a vedere baracca e burattini, nel 2023, a un prezzo stracciato. Per di più a un compratore uomo, l’imprenditore Deyan Mihov.

Kristina Roth, SuperShe Island
Kristina Roth sugli scogli della sua “SuperShe Island”

SuperShe Island e le sue nonne di sinistra

Ben intesi, non è il primo tentativo del genere. Negli anni ’70 del secolo scorso non si contano i tentativi femministi di affermare nella pratica ciò che si blaterava in teoria. L’idea di creare uno spazio separatista femminile da organizzarsi in comunità autonome venne diffusa da correnti come il “separatismo lesbico”, secondo cui il patriarcato era così radicato da rendere impossibile la liberazione femminile restando nelle istituzioni miste (famiglia, matrimonio, lavoro, politica). Personaggi come Charlotte Bunch, Jill Johnston e Mary Daly propagandarono la bellezza del vivere tra donne, stabilendo economie cooperative da cui gli uomini sarebbero stati esclusi. Da qui nacquero veri e propri tentativi concreti con la creazione delle “Women’s Lands”, le nonne di sinistra della “SuperShe Island”, che vennero fondate in Oregon, New Mexico e Tennessee. Basate sull’agricoltura, educazione femminista e leadership informali, alla fine, esattamente come l’isolotto della Roth, queste sperimentazioni fallirono miseramente, nel loro caso per conflitti ideologici interni ma soprattutto perché la terra è bassa e dura, troppo bassa e troppo dura per schiene e braccia femminili.

La vicenda della “SuperShe Island” della Roth così come i penosi tentativi precedenti dimostrano che il femminismo è un’ideologia tossica e un coacervo di stupidità? Sicuramente sì, ma non nel senso che si potrebbe pensare. Non c’è qui soltanto il gusto di deridere ideologhe e odiatrici messe in ginocchio dal peso di una zappa o di una vanga, e nemmeno la spinta ad additarle, insieme alla Roth, per poter gettar loro in faccia il fatto che “senza uomini sono delle buone a nulla”. È sempre più urgente andare oltre questo genere di cose e trovare il coraggio di dire perché tentativi del genere sono destinati al fallimento. E la ragione è molto semplice: cercano di separare ciò che la natura, plasmata dall’ambiente e dall’evoluzione, ha concepito come qualcosa che esprime il meglio di sé, sebbene non di rado con diverse criticità, quando opera in termini complementari e di completamento reciproco. Il femminismo è tossico e perde miseramente quando applicato nella realtà perché si basa su un principio contro-naturale che varrebbe uguale a parti invertite: un’isola di soli uomini fallirebbe in un modo ugualmente misero e ridicolo. La forza dell’umanità ha il suo nerbo nella pacifica e rispettosa relazione tra uomini e donne. Chiunque sostenga il contrario dovrebbe essere relegato nell’angolo più buio e polveroso del palcoscenico del discorso pubblico.



Condividi


Read Previous

Un sistema contro gli uomini: analisi delle ingiustizie moderne

Usiamo i cookie per personalizzare i contenuti e per analizzare il nostro traffico. Non condividiamo le tue informazioni né con i social media, né con affiliati pubblicitari. View more
Cookies settings
Accetta
Rifiuta
Politica su Privacy & Cookie
Privacy & Cookies policy
Cookie name Active
Chi siamo

Siamo un gruppo di studiosi attivi nell'analisi delle relazioni di genere e nella lotta contro il femminismo.

L'indirizzo del nostro sito è https://www.lafionda.com.

Quali dati personali raccogliamo e perché

Questo sito è gestito in Wordpress, che  non raccoglie dati personali sui visitatori e raccoglie solo i dati mostrati nella schermata profilo utente dagli utenti registrati, tuttavia in questo sito non è prevista alcuna registrazione degli utenti. Gli unici plugin che raccolgono dati sono quelli relativi al modulo di contatto per permettere agli utenti di scrivere alla redazione, e alla newsletter, che richiedono nome, cognome e indirizzo email.

Commenti

Quando i visitatori lasciano commenti sul sito, raccogliamo i dati mostrati nel modulo dei commenti oltre all'indirizzo IP del visitatore e la stringa dello user agent del browser per facilitare il rilevamento dello spam. Una stringa anonimizzata creata a partire dal tuo indirizzo email (altrimenti detta hash) può essere fornita al servizio Gravatar per vedere se lo stai usando. La privacy policy del servizio Gravatar è disponibile qui: https://automattic.com/privacy/. Dopo l'approvazione del tuo commento, la tua immagine del profilo è visibile al pubblico nel contesto del tuo commento.

Media Se carichi immagini sul sito web, dovresti evitare di caricare immagini che includono i dati di posizione incorporati (EXIF GPS). I visitatori del sito web possono scaricare ed estrarre qualsiasi dato sulla posizione dalle immagini sul sito web. Modulo di contatto Il modulo di contatto previsto dal sito prevede soltanto la raccolta di nome, cognome ed email di chi vuole scrivere alla redazione. Cookie Se lasci un commento sul nostro sito, puoi scegliere di salvare il tuo nome, indirizzo email e sito web nei cookie. Sono usati per la tua comodità in modo che tu non debba inserire nuovamente i tuoi dati quando lasci un altro commento. Questi cookie dureranno per un anno. Se visiti la pagina di login, verrà impostato un cookie temporaneo per determinare se il tuo browser accetta i cookie. Questo cookie non contiene dati personali e viene eliminato quando chiudi il browser. Quando effettui l'accesso, verranno impostati diversi cookie per salvare le tue informazioni di accesso e le tue opzioni di visualizzazione dello schermo. I cookie di accesso durano due giorni mentre i cookie per le opzioni dello schermo durano un anno. Se selezioni "Ricordami", il tuo accesso persisterà per due settimane. Se esci dal tuo account, i cookie di accesso verranno rimossi. Se modifichi o pubblichi un articolo, un cookie aggiuntivo verrà salvato nel tuo browser. Questo cookie non include dati personali, ma indica semplicemente l'ID dell'articolo appena modificato. Scade dopo 1 giorno. Cookie Gli articoli su questo sito possono includere contenuti incorporati (ad esempio video, immagini, articoli, ecc.). I contenuti incorporati da altri siti web si comportano esattamente allo stesso modo come se il visitatore avesse visitato l'altro sito web. Questi siti web possono raccogliere dati su di te, usare cookie, integrare ulteriori tracciamenti di terze parti e monitorare l'interazione con essi, incluso il tracciamento della tua interazione con il contenuto incorporato se hai un account e sei connesso a quei siti web. Analytics Il sito raccoglie statistiche sulle visite tramite il servizio Google Analytics, la qui privacy policy può essere letta qui. Con chi condividiamo i tuoi dati I dati che conferisci tramite questo sito non vengono condivisi con nessuno. Per quanto tempo conserviamo i tuoi dati Se lasci un commento, il commento e i relativi metadati vengono conservati a tempo indeterminato. È così che possiamo riconoscere e approvare automaticamente eventuali commenti successivi invece di tenerli in una coda di moderazione. Quali diritti hai sui tuoi dati Se hai lasciato commenti, puoi richiedere di ricevere un file esportato dal sito con i dati personali che abbiamo su di te, compresi i dati che ci hai fornito. Puoi anche richiedere che cancelliamo tutti i dati personali che ti riguardano. Questo non include i dati che siamo obbligati a conservare per scopi amministrativi, legali o di sicurezza. Dove spediamo i tuoi dati I tuoi dati non vengono spediti al di fuori dell'Unione Europea.I commenti dei visitatori possono essere controllati attraverso un servizio di rilevamento automatico dello spam. Il nostro contatto Per informazioni sulla gestione della privacy puoi scriverci a lafionda.info@gmail.com
Save settings