Salta al contenuto principale

La Fionda

Uomini vittime di violenza femminile in un sistema che li ignora

Si dice che gli uomini non sono mai vittime di violenza femminile. Ah no? Bene, prendiamo il caso di Verona: l’ennesimo agente di Polizia Locale che da vittima diventa fantasma nel racconto pubblico, perché la violenza – quella vera, ossessiva e persecutoria – non può provenire da una donna. Dopo una convivenza complicata, l’uomo affitta una stanza per sfuggire a una compagna violenta e ossessionata, la quale pretende pure la proprietà dell’appartamento. Di fronte al rifiuto, scatta lo stalking organizzato: appostamenti, inseguimenti, valanghe di messaggi, danneggiamenti dell’auto. Alla fine il sistema spiega, nel solito loop, che servono centri di rieducazione per uomini che non si rassegnano, ma nessuno osa chiedere se la stessa misura dovrebbe valere anche per chi, pur donna, trasforma la vita dell’ex in un incubo degno di Hitchcock.

E non serve spostarsi troppo per incontrare la brutalità contro vittime maschili che la narrazione dominante si ostina a camuffare. A Rimini, violenze, minacce di sfigurare con l’acido, botte con la paletta di ferro, sequestro di persona: un uomo finisce in ospedale dopo l’agguato della ex, organizzato con la collaborazione dei suoi stessi genitori. Stalking tecnologico, gps sull’auto, minacce anche alla nuova compagna: pare la sceneggiatura di un clan. Eppure, per la donna scatta solo il divieto di avvicinamento. Quando la violenza parte dal “gentilsesso”, la reazione di sistema è tiepida, se non imbarazzante, e la narrazione si arrampica su attenuanti e giri di parole. Non è tutto: a Genova, durante una lite per strada, una donna disabile colpisce un uomo con i cocci di una bottiglia; lui subisce senza reagire per non diventare “l’orco di turno”. Scatta il TSO per la donna e la cronaca parla di “lite tra due persone”. A ruoli invertiti, sarebbe stata “brutale aggressione”. Qui invece, tutto si liquefa nella nebbia del doppio standard.

stalking, donne, uomini vittime

Uomini vittime volutamente nascosti: le prove dalla cronaca

E la lista delle vittime continua. Si racconta che la violenza sia monopolio maschile, ma sono i fatti a smontare la favola. A Santarcangelo, una giovane – devastata dall’abbandono – passa dal dramma personale alla persecuzione reale: insulti, minacce di morte a figli e nuova compagna dell’ex, sequestro domestico e una spedizione punitiva supportata dalla cruciale complicità familiare. Il risultato? Ventuno giorni di prognosi per l’uomo pestato a paletta di ferro e cocci di vetro. L’unica misura è il divieto di avvicinamento. A Viterbo, un cinquantenne finisce al pronto soccorso per le aggressioni continue dalla ex, coinvolgendo anche i figli e i sanitari strattonati; viene trattato con il “codice rosa” – ironico sigillo rosa che nel sistema serve a calmierare i casi troppo rumorosi. Tragicomico sarebbe pensare che possa accedere a una casa rifugio come le donne che picchiano. La realtà si fa ancora più surreale con il caso del pensionato che corre nel parco e viene buttato a terra con vertebre fratturate da una sconosciuta impazzita. Sul comunicato campeggia “il responsabile”; qualunque declinazione di responsabilità viene mimetizzata. Un copione sempre identico: la violenza firmata da donne passa come episodio marginale, mentre ogni livido femminile diventa “emergenza nazionale”.

La cronaca recente abbonda di esempi scomodi di uomini vittime che difficilmente trovano dignità nel dibattito pubblico. A Ciriè, Torino, è la moglie ad accoltellare il marito: la stampa corre subito a minimizzare – sarà il caldo, un momento di fragilità. Se fosse stato lui, il racconto sarebbe impietoso e feroce. A Rovigo il copione si ripete: coltellata alla schiena del compagno? Viene presentata come una “lite animata”, senza alcuna eco mediatica. A Macerata, una badante dà il peggio: picchia, insulta, minaccia, stalkera l’ex compagno e coinvolge pure i figli della “rivale”. Tutto finisce tra le notizie brevi, nessun clamore, nessuna crisi nazionale. Resta emblematico il caso del Polesine: uomo massacrato di botte dalla convivente, traumi, morsi e percosse. All’uomo, la legge garantisce attenzione solo se decide lui stesso di sporgere querela. Se fosse il contrario, già la magistratura sarebbe scesa in campo e i media avrebbero acceso il linciaggio. Il doppio standard è lampante: il dolore maschile rimane invisibile, ridicolizzato o derubricato. Nessun centro antiviolenza per lui, nessuna task force, ma soltanto l’invito a restarne fuori e non disturbare il dogma unico della fragilità femminile. L’evidenza è una sola: la cronaca smentisce ogni giorno il mantra ufficiale, ma il sistema continua a negare che gli uomini siano vittime legittime di violenza, relegandoli a fantasmi nel grande teatro delle emozioni pubbliche.



Condividi


Read Previous

False accuse, copioni sempre uguali: in Italia la vera vittima è l’uomo

Usiamo i cookie per personalizzare i contenuti e per analizzare il nostro traffico. Non condividiamo le tue informazioni né con i social media, né con affiliati pubblicitari. View more
Cookies settings
Accetta
Rifiuta
Politica su Privacy & Cookie
Privacy & Cookies policy
Cookie name Active
Chi siamo

Siamo un gruppo di studiosi attivi nell'analisi delle relazioni di genere e nella lotta contro il femminismo.

L'indirizzo del nostro sito è https://www.lafionda.com.

Quali dati personali raccogliamo e perché

Questo sito è gestito in Wordpress, che  non raccoglie dati personali sui visitatori e raccoglie solo i dati mostrati nella schermata profilo utente dagli utenti registrati, tuttavia in questo sito non è prevista alcuna registrazione degli utenti. Gli unici plugin che raccolgono dati sono quelli relativi al modulo di contatto per permettere agli utenti di scrivere alla redazione, e alla newsletter, che richiedono nome, cognome e indirizzo email.

Commenti

Quando i visitatori lasciano commenti sul sito, raccogliamo i dati mostrati nel modulo dei commenti oltre all'indirizzo IP del visitatore e la stringa dello user agent del browser per facilitare il rilevamento dello spam. Una stringa anonimizzata creata a partire dal tuo indirizzo email (altrimenti detta hash) può essere fornita al servizio Gravatar per vedere se lo stai usando. La privacy policy del servizio Gravatar è disponibile qui: https://automattic.com/privacy/. Dopo l'approvazione del tuo commento, la tua immagine del profilo è visibile al pubblico nel contesto del tuo commento.

Media Se carichi immagini sul sito web, dovresti evitare di caricare immagini che includono i dati di posizione incorporati (EXIF GPS). I visitatori del sito web possono scaricare ed estrarre qualsiasi dato sulla posizione dalle immagini sul sito web. Modulo di contatto Il modulo di contatto previsto dal sito prevede soltanto la raccolta di nome, cognome ed email di chi vuole scrivere alla redazione. Cookie Se lasci un commento sul nostro sito, puoi scegliere di salvare il tuo nome, indirizzo email e sito web nei cookie. Sono usati per la tua comodità in modo che tu non debba inserire nuovamente i tuoi dati quando lasci un altro commento. Questi cookie dureranno per un anno. Se visiti la pagina di login, verrà impostato un cookie temporaneo per determinare se il tuo browser accetta i cookie. Questo cookie non contiene dati personali e viene eliminato quando chiudi il browser. Quando effettui l'accesso, verranno impostati diversi cookie per salvare le tue informazioni di accesso e le tue opzioni di visualizzazione dello schermo. I cookie di accesso durano due giorni mentre i cookie per le opzioni dello schermo durano un anno. Se selezioni "Ricordami", il tuo accesso persisterà per due settimane. Se esci dal tuo account, i cookie di accesso verranno rimossi. Se modifichi o pubblichi un articolo, un cookie aggiuntivo verrà salvato nel tuo browser. Questo cookie non include dati personali, ma indica semplicemente l'ID dell'articolo appena modificato. Scade dopo 1 giorno. Cookie Gli articoli su questo sito possono includere contenuti incorporati (ad esempio video, immagini, articoli, ecc.). I contenuti incorporati da altri siti web si comportano esattamente allo stesso modo come se il visitatore avesse visitato l'altro sito web. Questi siti web possono raccogliere dati su di te, usare cookie, integrare ulteriori tracciamenti di terze parti e monitorare l'interazione con essi, incluso il tracciamento della tua interazione con il contenuto incorporato se hai un account e sei connesso a quei siti web. Analytics Il sito raccoglie statistiche sulle visite tramite il servizio Google Analytics, la qui privacy policy può essere letta qui. Con chi condividiamo i tuoi dati I dati che conferisci tramite questo sito non vengono condivisi con nessuno. Per quanto tempo conserviamo i tuoi dati Se lasci un commento, il commento e i relativi metadati vengono conservati a tempo indeterminato. È così che possiamo riconoscere e approvare automaticamente eventuali commenti successivi invece di tenerli in una coda di moderazione. Quali diritti hai sui tuoi dati Se hai lasciato commenti, puoi richiedere di ricevere un file esportato dal sito con i dati personali che abbiamo su di te, compresi i dati che ci hai fornito. Puoi anche richiedere che cancelliamo tutti i dati personali che ti riguardano. Questo non include i dati che siamo obbligati a conservare per scopi amministrativi, legali o di sicurezza. Dove spediamo i tuoi dati I tuoi dati non vengono spediti al di fuori dell'Unione Europea.I commenti dei visitatori possono essere controllati attraverso un servizio di rilevamento automatico dello spam. Il nostro contatto Per informazioni sulla gestione della privacy puoi scriverci a lafionda.info@gmail.com
Save settings