“Il diario di Adamo ed Eva” è un’opera satirica e umoristica scritta da Mark Twain. Comprende due brevi racconti, in cui l’autore, dal punto di vista dei due protagonisti, reinterpreta con ironia la vita dei progenitori nel Giardino dell’Eden. È evidente che opere come queste non esisterebbero se uomini e donne si comportassero e ragionassero alla stessa maniera. L’umorismo infatti nasce da questa diversità. Può sembrare banale affermare ciò che a molti di noi sembra ovvio, ma oggigiorno che una parte significativa del movimento femminista si è impegnata a negare la diversità tra gli uomini e le donne, non è mai superfluo ribadirlo. Di seguito, i primi estratti tratti dal Diario di Adamo. Spero che la lettura riesca a farci strappare qualche sorriso e ci aiuti a sopportare meglio il caldo dell’estate. Buone vacanze.
Diario di Adamo
Lunedì. Questa nuova creatura dai capelli lunghi mi sta sempre intorno. Mi ronza continuamente intorno e mi segue dappertutto. Non mi piace questa faccenda: non sono abituato alla compagnia. Vorrei che stesse con gli altri animali… Oggi è nuvolo, vento da est: temo che avremo un temporale… Avremo? Da dove ho preso questa parola? Adesso me lo ricordo: è la nuova creatura che la usa sempre.
Martedì. Sono stato a guardare la grande cascata. Secondo me è la cosa più bella di tutta la tenuta. La nuova creatura le chiama Cascate del Niagara: chissà perché, non ne ho idea. Dice che somiglia alle Cascate del Niagara. Ma questo non è un buon motivo, questo è solo caparbietà e stupidaggine. A me mica viene mai voglia di dare un nome alle cose. La nuova creatura, invece, dà un nome a tutto quello che le capita davanti, prima ancora che io possa aprire bocca per protestare. E si aggrappa sempre allo stesso pretesto: somiglia a questo, somiglia a quello. Prendiamo l’armadillo, per esempio. Dice che appena si guarda, si vede subito che “somiglia a un armadillo”. E che si chiama così, poco ma sicuro. Mi logora il crucciarmi su queste cose, e oltretutto non ne vedo l’utilità. Armadillo! Non somiglia a un armadillo più di quanto non gli assomigli io.

Adamo alle prese con la sua “costola”
Mercoledì. Mi sono costruito una capanna per ripararmi dalla pioggia, ma mica sono riuscito a starci in pace. Ci si è subito intrufolata la nuova creatura. Quando ho cercato di farla uscire, lei ha mandato fuori dell’acqua da quei due buchi con cui guarda il mondo e se l’è asciugata col dorso delle zampe, poi ha fatto dei versi tipo quelli che fanno gli altri animali quando soffrono. Vorrei che non parlasse e invece parla di continuo. Non avevo mai sentito una voce umana prima, ed ogni suono nuovo che si insinua nel silenzio solenne, mi ferisce l’orecchio e risuona come una nota falsa. E questo nuovo suono è sempre così vicino a me, alla mia spalla, al mio orecchio, prima da una parte e poi dall’altra, mentre io sono abituato soltanto a suoni più distanti da me.
Venerdì. La creatura continua imperterrita ad affibbiare nomi a tutto, qualsiasi cosa io faccia. Avevo dato un bellissimo nome per la tenuta, molto musicale e simpatico: Giardino dell’Eden. Tra me e me, io continuo a chiamarlo così, ma con lei non più. La nuova creatura dice che è fatto di boschi, di rocce e di panorami, e quindi non assomiglia per nulla a un giardino. Dice che assomiglia a un parco, niente altro che ad un parco. E così, senza nemmeno consultarmi, gli ha dato un nuovo nome: Parco delle Cascate del Niagara. Mi sembra una vera prepotenza. E ci ha messo pure un cartello: “si prega di non calpestare l’erba”. La mia vita non è più felice come prima.
Sabato. La nuova creatura mangia troppa frutta. Ho come la sensazione che fra poco non ne avremo più molta. “Avremo”, NOI: sempre parole sue. E adesso anche mie, a forza di udirla continuamente. Stamattina c’è parecchia nebbia. Quando c’è nebbia io non esco. La nuova creatura sì. Esce con qualsiasi tempo, ed inciampa continuamente con i suoi piedi infangati. E parla, parla, parla. Era così piacevole e tranquillo, qui.
Domenica. È passata, finalmente. Questa giornata sta diventando sempre più difficile. Lo scorso novembre era stata scelta come giornata di riposo. Prima ne avevo sei alla settimana. Ma stamattina ho sorpreso la nuova creatura che provava a cogliere mele dall’albero proibito.
Lunedì. La nuova creatura dice che si chiama Eva. E va bene, chi ha niente da dire… Esige di essere chiamata così, se voglio che lei venga da me. Allora ho risposto che era superfluo. Questa parola deve avermi fatto guadagnare il suo rispetto; in effetti è proprio una bella parola, che merita di essere ripetuta. La creatura ha detto che lei non è una creatura, ma una donna. La questione è tutta da verificare e comunque per me è la stessa cosa; non mi importa nulla di quello che è, se solo volesse starsene per conto suo e non chiacchierare.
Martedì. Ha sporcato tutta la tenuta con nomi insopportabili e cartelli offensivi: DI QUI PER LE CASCATE. DI QUI PER L’ISOLA DELLA CAPRA. DI QUI PER LA GROTTA DEI VENTI. Dice che questo parco sarebbe una bellissima località turistica per l’estate, se ci fosse una tassa d’entrata. Località turistica: un’altra sua invenzione… Parole, parole e parole, senza significato. Che cos’è una località turistica per l’estate? Meglio non chiederle niente, ha una tale frenesia di dare spiegazioni!

Adamo ed Eva: la compatibilità dei diversi
Venerdì. Adesso si è messa a supplicarmi di non andare alle cascate. Ma che male c’è? Dice che è una cosa che la fa stare in pensiero. Chissà perché: l’ho sempre fatto, mi è sempre piaciuto tuffarmi, il brivido e l’acqua fresca. Credevo che le cascate servissero proprio a questo. Secondo me non hanno nessun altra utilità, ma forse devono avere qualche altro significato. Lei sostiene che sono state fatte per abbellire il paesaggio, come i rinoceronti e il mastodonte. Sono andato sulle cascate in una botte: non era contenta. Ci sono andato in una tinozza, ma nemmeno così le andava bene! Ho nuotato alle sorgenti e alle rapide con addosso un costume di foglie di fico che si è tutto rovinato. Non ha fatto altro che lamentarsi per la mia stravaganza. Mi sento soffocare. Sono troppo ostacolato. Ho bisogno di cambiare aria.
Sabato. Giovedì sera sono scappato. Ho viaggiato per due giorni, mi sono costruito un nuovo rifugio in un posticino appartato, e ho cancellato le mie tracce meglio che ho potuto; ma lei è riuscita a scovarmi grazie a una bestia che ha addomesticato e che lei chiama lupo, e così è piombata qui a fare di nuovo quei versi pietosi e a versare acqua fuori da quei due buchi con i quali guarda. Sono stato costretto a ritornare con lei, ma non appena si ripresenta l’occasione fuggirò di nuovo.
Martedì. Mi ha detto che è stata fatta con una costola del mio corpo. Cosa che è per lo meno dubbia, se non altro: io non ho perso nessuna costola…
Sabato. Ieri è caduta nello stagno, mentre stava lì a specchiarsi, cosa che fa di continuo. Ancora un po’ e ci restava secca, s’è presa un bello spavento. Allora si è dispiaciuta per le creature che vivono nello stagno e che chiama “pesci”. Continua a dare nomi a cose che non ne hanno alcun bisogno e che nemmeno rispondono quando vengono chiamate con quei nomi, cosa che non la preoccupa affatto; poverina, è così scema, che ieri sera di pesci ne ha tirati fuori non so quanti, pensando che in acqua non stessero bene. Allora me li ha infilati nel letto perché stessero al caldo, ma nel corso della giornata ho dato loro un’occhiata di tanto in tanto e mi sembravano più infelici di prima, forse più tranquilli. Non dormirò con loro un’altra volta, sono piuttosto vischiosi ed è spiacevole starci sdraiati in mezzo quando non si ha nulla addosso.
Martedì. Adesso ha preso con sé un serpente. Gli altri animali sono contenti, perché prima tormentava loro; anch’io sono contento, perché il serpente parla e almeno questo mi permette di riposarmi. (…)»