A proposito dell’amicizia, scrive Friedrich Nietzsche in Così parlò Zarathustra: «Sei tu aria pura e solitudine e pane e medicina per il tuo amico? Qualcuno non sa spezzare le proprie catene, eppure è per l’amico un liberatore. Sei uno schiavo? Allora non puoi essere amico. Sei un tiranno? Allora non puoi avere amici. Per troppo tempo si celò nella donna uno schiavo e un tiranno. Perciò la donna non è ancora capace di amicizia: essa conosce solo l’amore. Nell’amore della donna è ingiustizia e cecità verso tutto ciò che ella non ama. E anche nell’amore chiaroveggente della donna c’è ancor sempre aggressione e folgore e notte accanto alla luce. Ancora la donna non è capace di amicizia. Ma ditemi, voi uomini, chi di voi è poi capace di amicizia?». Nietzsche sembra avere le idee molto chiare: le donne non sono capaci di amicizia, sono “solo” in grado di amare (o di odiare). L’amicizia è un sentimento fondato sulla solidarietà e la reciproca comprensione tra uguali. Nelle relazioni, la donna tende ad essere uguale o regina? L’amore invece appare fin dall’inizio come una relazione asimmetrica e squilibrata: è l’amante a essere tratto dall’amato. In quanto espressione del desiderio e di passione irrazionale, l’amore sembra privare, chi ne è affetto, della capacità di dominio razionale, che non viene a mancare nell’amicizia.
L’amore è segnato da due sentimenti centrifughi: la brama di possedere e la volontà di servire. L’amore è desiderio; chi desidera, manca di qualcosa, che mira a possedere: l’oggetto del desiderio, l’amato. Il desiderio erotico è legato alla attrazione sessuale, al desiderio della unione fisica, al possesso del corpo dell’amato. Al desiderio di possedere l’amato si somma quello di dedicarsi a lui con tutta la propria anima, di servirlo e di aiutarlo a raggiungere il suo bene e la sua felicità; chi ama è sotto, assoggettato al volere altrui, serve. Se l’amore è un impulso a cui l’amante non sa sottrarsi, e che punta alla conquista dell’amato, ponendolo in uno stato di dipendenza e di soggezione, come valutarlo? È meglio amare o essere amati? È meglio corrispondere all’amante e cedere ai suoi desideri, o resistergli, inducendolo a una maggiore dipendenza e rispetto nei confronti dell’amato? Per gli antichi greci l’amato era sempre superiore all’amante, costituendo il fine verso cui il secondo tendeva… Platone cercò di correggere l’asimmetria dell’amore con il concetto dell’amor platonico, una visione di assoluta reciprocità, quale solo l’amicizia inizialmente prevedeva. Emerge in Platone una concezione che tende a sublimare il desiderio fisico, orientandolo verso il bene morale e sottraendolo dall’istinto sessuale. Platone arriva a definire l’amore come l’eros proprio dell’anima. In questa luce l’amore appare come una relazione di assoluta reciprocità tra gli amanti, in quanto si instaura tra due individui le cui anime hanno di mira lo stesso ideale: la bellezza. L’amore terreno e carnale sarebbe reminiscenza di una visione di preesistente bellezza celeste.
Amicizia come rapporto tra uguali
Il Cristianesimo capovolse il concetto dell’amore. Per i cristiani l’amore non era più, come l’eros per i greci, l’amore dell’inferiore per ciò che gli è superiore, del meno perfetto per il più perfetto, dell’amante per l’amato. L’amore era essenzialmente pietà, abbassamento di chi è superiore, ricco, potente, verso chi è inferiore, povero, schiavo, era desiderio di condividerne o alleviarne la condizione di dolore e di morte, per amore di Dio, che aveva fatto altrettanto nei confronti dell’uomo. Infatti, se per gli antichi la divinità era contraddistinta dalla perfezione e dall’autosufficienza che la escludeva da ogni coinvolgimento nella vita degli uomini, per i cristiani invece Dio si era abbassato verso l’inferiore (nella incarnazione e nella morte di Cristo). L’amore dunque rientrava, come uno dei comandamenti, accanto alle altre prescrizioni rituali e culturali che la Chiesa imponeva ai fedeli. L’amore del prossimo (la moglie, i figli, i familiari, tutti gli altri uomini) veniva prescritto in quanto espressamente comandato da Dio, una visione, espressamente indicata da Paolo e da Giovanni, che sconvolgeva profondamente le categorie morali del mondo antico. Il Cristianesimo elevò così l’amore incondizionato, senza alcuna controprestazione, a categoria massima; l’amicizia fu relegata a un livello di gran lunga inferiore.
Amore o amicizia? Ci può essere autentico amore, senza amicizia? Uomini e donne, amano allo stesso modo? Ci sentiamo attratti allo stesso modo? È possibile un’assoluta reciprocità in una relazione amorosa, tra uomini e donne, come ipotizzava Platone? Nella relazione amorosa, c’è un rapporto tra uguali, o c’è forse una predisposizione di uno dei due sessi, all’interno di una relazione effettivamente asimmetrica e squilibrata, a svolgere il ruolo dell’amante, e l’altro sesso il ruolo dell’amato? Nell’amore è ovvio che si parla, in linea teorica, di una coppia formata da un uomo e una donna. Tralasciando la relazione di amicizia tra persone dello stesso sesso, molte volte si è sentito invece mettere in dubbio la possibilità di una reale amicizia tra sessi diversi. Uomini e donne sono capaci di un’autentica amicizia tra di loro o questa relazione sarà sempre segnata da un’attrazione o dipendenza di uno di loro, o di entrambi, verso l’altro? Ci può essere un’autentica amicizia (tra i due sessi), senza alcuna attrazione o desiderio sessuale? Domanda alla quale tentò di rispondere il celebre film Harry, ti presento Sally (1989), fornendo una risposta negativa.
Amicizia e sacrificio
In realtà, quello che conta nell’amicizia è il sapere che possiamo contare sull’altro in caso di necessità. Uomini e donne sono disposti ad affrontare parimenti le necessità dell’amico? Ho riflettuto a lungo sulla disponibilità maschile e femminile ad impegnarsi per un altro, e finché le necessità rimangono nell’ordine di sacrifici moderati non vedo alcun impedimento per uomini e donne ad affrontarle. Ma un’autentica amicizia (come l’amore) può richiedere a volte gesti eroici e ardui sacrifici, fino a rischiare o, addirittura, a perdere la vita a favore di un amico (come succede, ad esempio, nei campi di battaglia). Tutti sappiamo che in una relazione squilibrata e asimmetrica come è l’amore, gli uomini sono sempre stati molto più disposti a rischiare, e perdere, la vita a favore dell’incolumità della compagna (e dei figli), di quanto non lo siano mai state le donne a favore dei loro compagni o mariti. Nell’uomo sorge quasi spontaneo il desiderio di proteggere e di tutelare la donna amata, e nella donna l’esigenza di essere protetta e tutelata dall’amante.
Ma l’amicizia non è strutturata alla stessa maniera dell’amore, è una relazione tra uguali, cioè entrambi gli amici dovrebbero essere disposti a pari sacrifici, a rischiare persino l’incolumità o la vita a favore dell’amico. Quante donne sono mai disposte a fare questi enormi sacrifici a favore di uomini? Ha scritto Nietzsche, «per troppo tempo si celò nella donna uno schiavo e un tiranno», cioè il sogno di un principe che la renda “libera” e felice, nel primo caso, e l’esigenza di un servo protettore, nel secondo. Perché malgrado i continui appelli alla parità, la donna non vuole e non ha mai voluto essere trattata dagli uomini da uguale, ma da donna. Un trattamento speciale che le donne sono convinte di meritare e gli uomini sono disposti a concedere, in quanto donne. Anche in una relazione di amicizia. Ho l’impressione quindi che qualsiasi relazione ci sia tra un uomo e un donna, sarà sempre asimmetrica e squilibrata. «Perciò la donna non è ancora capace di amicizia»… secondo Nietzsche.