Un corposo dossier firmato da tre professionisti – la psicoterapeuta criminologa Antonella Baiocchi, l’ingegnere e studioso di scienze religiose Patrizio Ciuffa e l’analista informatico Andrea Manzo – ha proposto di recente una lettura alternativa del fenomeno della violenza in Italia. Il dossier, intitolato “Oltre il femminicidio e la violenza di genere”, si presenta come un’analisi basata sui dati ufficiali del Ministero dell’Interno e dell’ISTAT, con l’obiettivo dichiarato di superare quelle che gli autori definiscono “categorie ideologiche” e “dissonanze cognitive” del dibattito pubblico.
La prima parte del dossier affronta i numeri. Gli autori evidenziano come l’Italia abbia uno dei tassi di omicidio più bassi d’Europa e come i dati dal 2015 mostrino un trend in calo, sia per gli omicidi in generale che per quelli in ambito familiare-affettivo. Sottolineano, come per altro facciamo noi de LaFionda.com da anni, che le vittime di sesso maschile sono costantemente circa il doppio di quelle femminili e contestano l’idea di un’“emergenza femminicidi” in crescita, definendo i casi specifici come eventi tragici ma statisticamente non riconducibili a un fenomeno di massa.
Il dossier propone il termine “debolicidio”
Il cuore teorico del dossier ruota attorno al concetto di “Debolicidio”, coniato dalla Baiocchi. Secondo questa prospettiva, l’origine della violenza andrebbe ricercata non in un presunto odio di genere strutturale (“patriarcato”), ma in una diffusa incapacità di gestire le divergenze all’interno delle relazioni, definita “analfabetismo psicologico”. La violenza, quindi, sarebbe un fenomeno trasversale che colpisce e può essere agito da entrambi i generi, come dimostrerebbero – a loro dire – anche i casi di violenza nelle coppie omosessuali (su cui i dati sono più misteriosi del Terzo Segreto di Fatima) e il fenomeno dei suicidi maschili.
Nella parte conclusiva del dossier, gli autori mettono in guardia dai rischi di quello che, citando il sociologo Stanley Cohen, chiamano “panico morale”. Avvertono che una visione esclusivamente di genere porterebbe a leggi emergenziali e discriminatorie, come il Disegno di Legge sul “femminicidio”, e a ignorare una vasta porzione di vittime. La loro proposta è di abbandonare il termine “femminicidio” in favore di un approccio neutro che consideri la violenza come un problema umano e relazionale, chiedendo tutele uguali per tutte le vittime e responsabilità per tutti gli autori, a prescindere dal genere.