Votare SÌ al referendum sulla giustizia significa sostenere un’idea semplice ma fondamentale: la giustizia deve tornare a essere uno strumento di garanzia per i cittadini, non un potere autoreferenziale e opaco. E se ve lo diciamo noi, oggetto da tempo di querele prive di senso e fondamento, potete crederci. Da troppo tempo il sistema giudiziario italiano soffre di lentezze croniche, squilibri interni e una scarsa responsabilizzazione di chi esercita un potere enorme sulla vita delle persone. Il referendum rappresenta un’occasione concreta per correggere alcune distorsioni strutturali senza stravolgere l’assetto costituzionale, ma rafforzando il principio dello Stato di diritto, che pure questo Governo mette in discussione con altri provvedimenti folli.
Uno dei nodi centrali è la separazione delle funzioni e la limitazione del correntismo all’interno della magistratura. L’attuale sistema di autogoverno, dominato da logiche associative, ha dimostrato di produrre carriere spesso più legate agli equilibri interni che al merito. Il SÌ va nella direzione indicata dalla riforma Nordio: ridurre il peso delle correnti, rendere più trasparente il CSM e restituire credibilità a un’istituzione che ha perso, negli ultimi anni, la fiducia di una parte significativa dell’opinione pubblica. Una magistratura più indipendente dalla politica interna è anche una magistratura più indipendente dalla politica esterna. Il che significa anche: meno giudici impregnati di propaganda femminista a giudicare padri innocenti accusati delle peggiori nefandezze (tutte false, ça va sans dire).
Una giustizia davvero paritaria.
Altro punto cruciale è il tema della responsabilità dei magistrati. Non si tratta di colpire l’autonomia della funzione giudiziaria, ma di superare un’anomalia tutta italiana: l’assenza di reali conseguenze in caso di errori gravi. In nessun altro settore pubblico un potere così incisivo è così poco esposto alla valutazione dei propri atti. Dire SÌ significa affermare che l’indipendenza non è impunità e che la tutela dei cittadini passa anche attraverso meccanismi di controllo equilibrati e ragionevoli. Il numero di falsi accusati lo potete vedere nel nostro Osservatorio. Quanti di loro hanno avuto la vita devastata, il rapporto con i figli totalmente compromesso, a causa di magistrati ideologizzati oltre ogni limite tollerabile?
Infine, il referendum sulla giustizia è un segnale politico e culturale. È la richiesta di una giustizia più sobria, più efficiente e meno ideologica, capace di distinguere tra indagine e condanna, tra sospetto e colpevolezza. La riforma Nordio si muove in questa direzione, cercando di riportare il processo penale entro confini garantisti e costituzionali. Votare SÌ non significa “contro” la magistratura, ma per una giustizia migliore, più giusta per tutti: per chi indaga, per chi giudica e soprattutto per chi viene giudicato. È un voto per il rafforzamento di quello Stato di Diritto che è alla base delle garanzie di tutti, a prescindere dal genere, come detta la nostra Costituzione e che, testimone non ultimo il buon Palamara, è stato stuprato in modo disumano da logiche correntizie e ideologiche. Riportare la magistratura alla sua dimensione terza è un primo passo per avere una giustizia realmente paritaria.

Una migliore magistratura, una migliore giustizia.
Ora si dirà che sosteniamo questo Governo, che siamo “diddestra” e scemenze simili. Per nulla: questa de LaFionda.com è una presa di posizione politica sì, ma non partitica o ideologica. Questo Governo ha fatto porcherie devastanti quanto lo possono essere le leggi incostituzionali, da quella sul “femminicidio” a quella su cui Giulia Bongiorno si sta arroccando relativa allo stupro. Come avevamo previsto al momento del suo insediamento, questa destra fa di tutto per apparire migliore della sinistra, sia per un malcelato senso di inferiorità, sia per astuzia, ovvero per “bruciare” argomenti agli avversari. E così facendo compie disastri. Però anche un orologio fermo segna l’ora esatta due volte al giorno. La riforma della giustizia è ben fatta e necessaria, è ciò che serve per rispondere a quelle 4.636 email ricevute in quattro anni da altrettanti padri separati che ci chiedono: «in Italia c’è una legge per l’affidamento condiviso, ma allora perché il giudice ha dato i figli alla madre, mi ha definito “visitatore” e nella sentenza ha scritto “affido condiviso”?». Per loro, per le innumerevoli vittime di false accuse da Codice Rosso, per chiunque sia cascato sotto la falce di una magistratura indottrinata dai centri antiviolenza, LaFionda.com supporta il Sì al referendum confermativo della riforma della giustizia. Ora o mai più. Fatelo anche voi.