Che c’entra il fuorigioco con il referendum? Be’, all’antivigilia del voto per il referendum costituzionale, vogliamo provare ad affrontare uno dei nodi principali del dibattito di queste ultime settimane, cercando di far capire in modo simbolico e semplificato perché molti tra quelli propensi per il No stanno sbagliando tutto. Per farlo useremo un’allegoria alla portata di tutti, raccontata (consentitecelo) per absurdum. Potrà suonare bizzarro, ma provate a seguirci, soprattutto voi che volete votare no, non perché la riforma vi paia tecnicamente sbagliata, ma solo perché l’ha presentata un Governo di centro-destra. E allora immaginiamo che la Juventus (o qualunque altra squadra voi detestiate di più dal profondo del cuore, non importa), un giorno se ne esca con una proposta: abolire la regola del fuorigioco. Perché farlo? Suona come un’assurdità. Eppure la Juventus fa un ragionamento lineare: perché se una squadra è stata abbastanza brava da lanciare uno o due suoi giocatori dietro la linea dei difensori avversari dovrebbe essere fermata e punita? Già, perché fermare l’attaccante che punta da solo il portiere è un castigo. E un castigo significativo visto che il gioco deve fermarsi e si permette agli avversari di riorganizzarsi in difesa per poi far ripartire il gioco a palla ferma. La regola del fuorigioco è dunque anti-sportiva, anti-meritocratica. Gli avversari sono stati così fessi da sguarnire la difesa e la squadra in attacco così brava da mandare un attaccante in solitaria e in contropiede? Quest’ultima dovrebbe avere un premio, altro che! O per lo meno, appunto, non essere punita.
Giornali e notiziari sportivi esplodono: la proposta della Juventus rappresenta una rivoluzione copernicana nel calcio. Si discute se l’idea non danneggerebbe il gioco, lo spettacolo, l’intrattenimento, se non è troppo negare il diritto a un “aiutino” per la squadra che si è fatta prendere in contropiede, e d’altro canto il ragionamento juventino non fa una piega: si dice “vinca il migliore”, e il migliore è quello che sa organizzare il gioco in modo da “bruciare” sul tempo l’avversario. Così funziona in tutti gli altri sport, dunque pare più che legittimo. Come sempre accade in questi casi (specie in Italia) gli amanti del calcio si dividono i due fazioni: i favorevoli alla proposta e i contrari. I vari argomenti vengono messi sul tavolo e tra di essi ce n’è uno che stona, stona davvero tanto: in tantissimi si dicono contrari alla proposta non perché sia tecnicamente irrealizzabile o sportivamente ingiusta, ma perché l’hanno proposta i gobbi (così vengono chiamati con sprezzo gli juventini). Si sa, gli juventini stanno antipatici a molti, per varie ragioni che qui non c’interessano. Ci interessa il fatto in sé: un gran numero di persone e commentatori del settore prendono posizione non nel merito della proposta ma guardando a chi l’ha elaborata. Non manca, anzi sono moltissimi, chi allude al fatto che la Juve propone l’abolizione del fuorigioco perché sa che ne verrebbe favorita più delle altre squadre.
Un fuorigioco è per tutti
Ma è così? In realtà no. La Juventus non ha proposto che quella regola venga applicata solo a lei. L’ha scritto nero su bianco: si tratta di cambiare una regola generale valida per tutti. Certo implicherebbe che molte squadre debbano farsi il mazzo e allenarsi ad attuare il contropiede, approfittando che non si viene più puniti per il fuorigioco, ma per lo meno non capiterebbe più che una squadra di qualità inferiore, magari brava solo a far scattare il fuorigioco, prevalga contro una squadra più forte in tutto. Verrebbe meno un elemento di squilibrio rispetto al tipo di giustizia (selettiva talvolta fino alla crudeltà, è vero) richiesto da una competizione sportiva. Ma c’è di più: verrebbe meno anche uno strumento in mano alla terna arbitrale per, eventualmente, falsare il risultato di una partita. Quanti incontri sono stati decisi da un gol annullato per un fuorigioco che in realtà non c’era? Quante volte la decisione sbagliata degli arbitri era dovuta a distrazione e quante da una qualche contiguità con la squadra che veniva favorita dall’annullamento del gol? Non è dato sapere. Si sa però che togliendo la regola del fuorigioco dall’intero regolamento del calcio, dunque per tutti, non solo per la Juventus che l’ha proposta, quel tipo di dubbi non ci sarebbe più. Verrebbe tolto all’arbitro uno strumento per operare in modo ingiusto, o perché corrotto o perché tifoso di una delle due squadre. E questo è un vantaggio che è e rimane generalizzato, a prescindere da chi l’abbia proposto, che sia la Juventus o una squadra di C2 o la nostra squadra del cuore.
Modificare la Costituzione significa modificare le regole del gioco che valgono per tutti, nessuno escluso. È fondamentale vigilare che il mutamento delle regole non cambi interamente il gioco in questione, non lo alteri fino a sfigurarlo, ovviamente. Se non lo fa, e la riforma costituzionale proposta non lo fa, allora il tutto va valutato in termini generali, come se la nuova disciplina fosse cascata dal cielo, dunque “senza sesso”, senza appartenenza, senza schieramenti impliciti. I tanti, tantissimi che hanno intenzione di votare No “per non legittimare il Governo di destra”, “per dare un freno al Presidente del Consiglio”, “perché è una riforma della Meloni” non hanno capito che qui l’appartenenza ideologica non conta. Rossoneri, nerazzurri, granata, blucerchiati… vanno benissimo in ogni altra circostanza, perfino, volendo, quando si tratta di referendum abrogativi. Quando si parla di costituzione i colori non devono esistere: devono esistere la logica, la considerazione fredda e tecnica di cosa c’è oggi (e da decenni), quali esiti ha avuto e se la proposta di modifica corregga eventuali anomalie. La sinistra per anni si è fatta fautrice di una riforma del genere, fin dalla Commissione Bicamerale del 1997-1998, e oggi fa (e spinge i suoi elettori a fare) come chi si opporrebbe alla proposta juventina solo perché l’hanno proposta i gobbi. O come il famoso marito che vuole fare dispetto alla moglie… Tutti i ben informati e chi ha una visione oggettiva della storia del nostro paese sa che il buon senso e l’efficienza del sistema impongono di votare Sì e che chi vota No per mero settarismo fa un danno generalizzato. Perché, verificato che il sistema di gioco rimane strutturalmente inalterato, è benedetta ogni iniziativa che sottragga all’arbitro uno strumento per non essere imparziale. Dunque togliete sciarpetta e bandierine e domenica andate a votare Sì.