Avrete sicuramente sentito parlare di “AppLove”, l’idea di due siciliani che punta a educare al consenso e a tutelare la libertà di scelta, come titola Palermo Today. “L’utente che desidera avanzare una proposta può individuare il destinatario attraverso il nickname oppure mediante la scansione di un QR Code personale”, dicono le istruzioni. Pensa un po’… mio nonno portava i fiori a mia nonna e la invitava al cinematografo, mio padre dedicava a mia madre i successi del jukebox e poi la portava a ballare il twist, io ho invitato a cena mia moglie e l’ho portata alla terrazza del Pincio con lo scooter… per i nostri figli la poesia del corteggiamento sarà inquadrare un QR code. Non è meraviglioso? “Quando una proposta viene rifiutata, il sistema genera automaticamente un certificato digitale di dissenso, archiviato nell’account di entrambe le parti con un codice alfanumerico univoco; data e ora di emissione; coordinate geografiche dell’evento”. Pure il due di picche digitale, questo si che è progresso.
“Questionario di sicurezza. Le domande sono progettate per verificare che la persona sia nelle condizioni di esprimere una decisione consapevole e libera. Se anche una sola risposta evidenziasse una situazione incompatibile con tali requisiti, il sistema interrompe automaticamente la procedura e genera un certificato di mancato superamento del test”. Quindi la persona che spera di rimorchiare usando AppLove deve fare l’alcol test per dimostrare che non è ubriaca, il drug test per dimostrare che non è sconvolta, il Rorschach per dimostrare che non ha disturbi psichici, le Matrici di Raven per dimostrare che sa ragionare in modo logico, il Minnesota per dimostrare di non essere ansiosa o depressa, poi un colloquio con la Bruzzone, uno con Cathy La Torre e uno con la Boldry. “Solo dopo il superamento del questionario l’utente potrà confermare il consenso. La conferma finale determina la generazione del certificato digitale di consenso”. In tre copie, con la firma digitale di Mattarella.

AppLove e la revoca del consenso
Ma soprattutto: “Il consenso può sempre essere revocato”. Ah vabbè, come nella vita reale. Tutto ‘sto casino per dire tre minuti dopo “mi sa che ci ho ripensato” Dov’è l’innovazione di AppLove? “La revoca produce due effetti immediati: l’invio di una notifica all’altra persona; la generazione di un certificato digitale di revoca, archiviato negli account delle parti. Tra le funzionalità dedicate alla sicurezza è presente il pulsante “Invia Alert”. Se un utente dovesse percepire una situazione di disagio o di pericolo, può inviare con un solo tocco un messaggio precompilato ad un proprio contatto di fiducia. Il messaggio include anche la posizione geografica, consentendo al destinatario di conoscere immediatamente dove si trova la persona che ha richiesto aiuto”. Ah, ecco l’innovazione! Non serve nemmeno andare in Commissariato, l’alert è la prova che la tizia “percepisce” disagio o pericolo così possono intervenire direttamente le Armate Speciali dei centri antiviolenza a passo di carica, con manette, manganelli e olio di ricino.
Ironia a parte, il tema del consenso ha due punti deboli. Il primo è che distrugge corteggiamento, poesia, il romantico non-detto e il flusso di sentimenti che da secoli portano miliardi di coppie a fare l’amore con genuina spontaneità senza che prima lui debba cinicamente accertarsi se lei “ci sta”. Il secondo è che nessuno ha saputo spiegare come sia documentabile, conservabile e producibile in giudizio – anche a distanza di tempo – la prova del consenso protratto dal primo all’ultimo momento dell’atto, senza ripensamenti in corso d’opera. Perché, questo è il vero punto, per definire la colpevolezza di qualcuno occorre seguire delle regole ben precise, messe per iscritto in diversi codici di legge. Regole di compromesso, certo, ma secoli di diritto garantiscono che sia il miglior compromesso possibile, su cui tutta la comunità umana accetta di essere d’accordo. Uno degli elementi che questi processi prevedono è la presenza di prove. Senza di esse, una persona non può essere sanzionata. Si tenta da tempo di far sì che la percezione individuale venga considerata come prova (e in qualche caso ci si è anche riusciti), ma la realtà dei fatti torna sempre, dura ma vera. E non sarà certo una app come AppLove a cambiare le cose.