Ogni settimana la cronaca testimonia una realtà che si incarica di smentire la favola delle donne incapaci di violenza, ma negli ultimi giorni la cronaca ha superato se stessa, offrendo una rassegna di episodi che, se solo fossero a parti invertite, avrebbero scatenato indignazione nazionale, campagne di sensibilizzazione e piogge di fondi pubblici. Invece, quando la violenza ha il volto femminile, tutto si trasforma in nota di colore, folklore o, peggio, viene derubricato a semplice incidente. Prendiamo il caso dei professori universitari diffamati e perseguitati da una studentessa, che ora dovrà frequentare un centro antistalking: un ribaltamento totale del copione mediatico, dove la donna carnefice viene trattata con guanti di velluto e la sua responsabilità quasi minimizzata.
Non meno inquietante la cronaca di Settimo Torinese, dove una ragazza ha pensato bene di portarsi un coltello per “discutere” con il fidanzato, finendo per accoltellarlo e mandarlo in ospedale. Ma la domanda resta: come mai nessuno si scandalizza se una donna si presenta armata a un confronto di coppia? Il repertorio del “gentil sesso” si arricchisce anche a Messina, dove una moglie ha accoltellato il marito al petto durante un litigio natalizio, ottenendo sei anni di pena da scontare comodamente ai domiciliari. Sui social, la “sorellanza” ha subito assolto la carnefice, tra commenti di approvazione e giustificazioni da manuale.

La cronaca sulla violenza femminile: tra impunità, sarcasmo e doppi standard
Il copione in cronaca si ripete a Torino, dove una ex moglie si è trasformata in stalker professionista, perseguitando il carabiniere ex marito con minacce di morte, danni all’auto, pedinamenti, mail a raffica e persino coltelli puntati addosso. Il tutto mentre il figlio viene sottratto al padre e la nuova compagna finisce nel mirino della furia femminile. E ancora la turista canadese a Bari che, dopo aver infastidito clienti e dipendenti di un hotel, si è spogliata e ha aggredito i carabinieri? Una notte in cella e la mattina dopo già libera, come se nulla fosse. Se fosse stato un uomo, avremmo avuto titoloni e richieste di pene esemplari.
Non mancano nella cronaca episodi di violenza domestica dove il marito finisce all’ospedale dopo essere stato aggredito da moglie e cognato (qui), o il caso di Latina dove una madre terrorizza marito e figlie al punto che le ragazzine dormono con un coltello sotto il letto per difendersi dalla furia materna. Eppure, la narrazione dominante continua a ignorare, minimizzare o giustificare la violenza femminile, mentre ogni settimana la realtà si incarica di smentire la favola della donna vittima per definizione. Quanti altri casi dovranno emergere prima che si abbia il coraggio di guardare la realtà senza filtri ideologici? Invitiamo i lettori a consultare anche altri articoli su LaFionda.com e a esplorare i dati reali nell’Osservatorio Statistico: solo così sarà possibile rompere il muro di silenzio e ipocrisia che circonda la violenza sulle vittime più scomode, gli uomini.