Il concetto di eguaglianza di genere, promosso instancabilmente da certe correnti femministe, si è trasformato negli ultimi anni in una vera e propria arma di distorsione sociale a danno degli uomini. Mentre si grida alla lotta contro un presunto “patriarcato” e ci si concentra esclusivamente sulla condizione femminile, nessuno affronta con serietà le crescenti problematiche che affliggono la popolazione maschile: dalla salute mentale e fisica degli uomini, sempre più trascurata, agli esiti scolastici in caduta libera rispetto alle controparti femminili, fino alla brutalità con cui il sistema giudiziario spesso opera nei confronti dei padri e degli uomini in generale. Queste anomalie vengono sistematicamente ignorate, mentre il dogma dominante costruisce una narrativa monolitica e parziale.
Ultimamente, l’ONU ha dato voce a una nuova e inquietante definizione, apparentemente innocua, ma profondamente pericolosa: la cosiddetta “eguaglianza di genere sostanziale”. Dietro questa formula si cela in realtà un progetto di ingegneria sociale radicale, che mira ad abbattere ogni traccia di equilibrio naturale tra uomini e donne per imporre una visione preconfezionata, dove l’uomo è sempre e comunque posto in posizione di colpevole storico. Questa ideologia si giustifica attraverso una lettura forzata dei dati: ad esempio, il fatto che solo l’11% dei CEO delle grandi aziende sia donna o che il 27% dei parlamentari mondiali sia di sesso femminile viene etichettato come segno d’ingiustizia, ignorando che tali percentuali riflettono più spesso le scelte personali e le aspirazioni individuali, come dimostra la ricerca dell’International Labor Organization.

La distorsione ideologica e il vero significato dell’eguaglianza
Il documento prodotto dalle élite femministe dell’ONU insiste, senza alcuna reale prova, sulla presunta onnipresenza di “strutture di potere patriarcali” e propone misure drastiche che prevedono di “smantellare le strutture e le pratiche che perpetuano le disuguaglianze”. Invece di promuovere la vera eguaglianza di opportunità, si propugna l’idea che la neutralità formale della legge non basti: bisogna andare oltre e intervenire in profondità negli equilibri sociali, famigliari ed economici. Questo comporta, inevitabilmente, un’espansione incontrollata dell’apparato statale, la marginalizzazione della famiglia naturale e la negazione dei diritti e delle aspettative degli uomini, in nome di una “giustizia di genere” che di giusto ha soltanto il nome. Basti leggere integralmente il documento ONU per rendersi conto dell’agenda di fondo che si vuole portare avanti.
L’imposizione forzata di una presunta eguaglianza sostanziale non solo mina la fiducia sociale, ma umilia e isola gli uomini, vittime silenziose di una narrazione tossica in cui la loro individualità e il loro valore sono cancellati. I numeri reali dicono altro: sono ormai molti gli uomini che soffrono per la perdita di ruolo, sono trascurati nei percorsi di salute, penalizzati nello studio, soffocati nelle proprie emozioni e sempre più bersagli di campagne ideologiche che li vogliono sempre e comunque carnefici (vedasi le proposte di legge sul “femminicidio” e sul consenso “libero e attuale” in Italia). Il risultato? Un vero e proprio squilibrio sociale che, alla lunga, rischia di devastare le fondamenta stesse della cooperazione tra i sessi. È urgente riscoprire una visione realmente cooperativa, basata sul rispetto reciproco e sull’ascolto, dove le esigenze e i diritti degli uomini non siano sistematicamente oscurati, ma valorizzati come essenziali per ogni società sana e giusta. Solo così sarà possibile promuovere un’autentica armonia uomo-donna, lontana da deformazioni ideologiche e finalizzata al bene comune.