In un’epoca in cui il dibattito pubblico sembra essere egemonizzato da ideologie unilaterali, la realtà dei diritti degli uomini e, in particolare, dei padri finisce spesso per essere ignorata o, peggio, criminalizzata. Sono migliaia in tutto il mondo i padri che si trovano a lottare contro un sistema legale che, sotto la maschera dell’uguaglianza, perpetua discriminazioni e pregiudizi radicati contro di loro. La cosiddetta prospettiva di genere, imposta nelle aule dei tribunali e nelle legislazioni familiari, ha generato un allarmante fenomeno: la separazione forzata fra genitori e figli, frequentemente basata su accuse infondate e su presupposti ideologici piuttosto che su fatti concreti.
Dietro ogni cifra si nasconde un dramma umano: bambini privati dell’affetto paterno, padri esclusi dalla quotidianità dei loro figli, famiglie dilaniate dal sospetto e dalla burocrazia. Nell’attuale panorama legislativo, permeato da principi che dovrebbero tutelare “l’interesse superiore del minore”, si assiste invece a una sistematica svalutazione della figura paterna. Quello che si spaccia per progresso sociale altro non fa che replicare una feroce ingiustizia moderna, attribuendo alle madri un potere decisionale sproporzionato, spesso sostenuto da avvocati senza scrupoli e da consulenti tecnici che alimentano loro stessi questa ingiustizia.

L’altra faccia dell’uguaglianza: il prezzo pagato dai padri
Di fronte a leggi pensate e applicate attraverso una lente distorta, sono sempre più numerose le voci che chiedono una reale uguaglianza genitoriale, in cui anche i padri possano esercitare pienamente il proprio ruolo. Il sistema giuridico attuale, infatti, ha visto moltiplicarsi i casi di allontanamento ingiustificato dei padri dai propri figli, a causa di denunce prive di fondamento o di interpretazioni ideologizzate dei conflitti familiari. Questa tendenza si traduce, per centinaia di migliaia di famiglie, in una ferita profonda: i bambini crescono privi di una delle proprie colonne affettive, colmando il vuoto con dubbi, insicurezze e mancanza di riferimenti. Occorre allora interrogarsi sul reale significato di uguaglianza e su come questa sia stata manipolata a favore di una retorica che, in nome di una fantomatica lotta contro la discriminazione, ha finito per crearne una nuova, altrettanto grave e onerosa per la società.
Le conseguenze non sono solo psicologiche — la perdita degli abbracci, delle risate e del sostegno del padre non è rimpiazzabile — ma hanno riflessi concreti sul benessere emotivo delle nuove generazioni e sulla stessa coesione sociale. Promuovere una reale cooperazione fra uomini e donne passa necessariamente dall’eliminazione di questi squilibri, rivendicando il diritto per ogni bambino di crescere con entrambi i genitori. Urge quindi una rivisitazione delle attuali leggi familiari, abbandonando logiche punitive e sbilanciate, e riconoscendo finalmente la centralità del ruolo paterno non come concessione, ma come un diritto naturale e inalienabile. Solo così potremo riavvicinarci a un autentico equilibrio sociale e affettivo, lasciando alle spalle le derive ideologiche che hanno troppo a lungo ignorato il dolore e la dignità dei padri e dei loro figli.