Fiducia e rispetto tra uomini e donne sono cose che negli ultimi anni la società occidentale ha visto gradualmente frantumarsi, con il risultato di una crescente sfiducia reciproca e della formazione di blocchi sociali spesso contrapposti. Questo fenomeno, alimentato dal predominio della retorica femminista nelle istituzioni e nei media, ha generato nuove forme di emarginazione e discriminazione ai danni degli uomini, rendendo urgente esplorare soluzioni alternative che ristabiliscano un vero equilibrio e promuovano il valore imprescindibile della cooperazione tra i sessi.
Le conseguenze di questa deriva sono ormai evidenti e statisticamente documentate: la scelta sempre più diffusa di non avere figli (e di demonizzare chi ne ha ed è felice di averli) sta mettendo a rischio la sostenibilità sociale ed economica del nostro futuro. La preoccupazione per il ricambio generazionale è condivisa anche dagli enti internazionali, e la tendenza al calo delle nascite deriva anche dall’instabilità, dalla tensione crescente e dal crollo di rispetto e mutuo riconoscimento nei rapporti tra uomini e donne. La retorica che svaluta il contributo maschile alla famiglia e alla società minaccia la coesione stessa della struttura familiare tradizionale, mentre cresce il carico economico, affettivo e sociale sulle famiglie monoparentali, soprattutto sulle madri sole, aggravato dall’evidenza degli effetti negativi dell’assenza paterna nei percorsi di crescita dei figli, come risulta da studi scientifici di rilievo che si soffermano sul danno per i bambini privi della figura paterna (approfondimenti qui).
Superare il paradigma femminista per un nuovo rispetto reciproco
Il modello imposto negli ultimi decenni, basato su presunte eccessive disuguaglianze a sfavore delle donne, ha portato a leggi e prassi che spesso discriminano apertamente gli uomini, non solo nei tribunali di famiglia ma anche nell’accesso ai servizi sociali e nella rappresentazione pubblica della paternità. Questa visione distorta ha contribuito non solo alla svalutazione della figura maschile, ma anche a una diffusa crisi delle relazioni affettive, dall’aumento delle separazioni alla difficoltà di costruire relazioni solide, durature, basate sul rispetto. Uno degli effetti più inquietanti di tale squilibrio è la normalizzazione della marginalizzazione maschile e della colpevolizzazione dell’uomo nei confronti dei disagi sociali, senza considerare il suo ruolo determinante all’interno della famiglia e della società.
La soluzione passa necessariamente per il recupero del concetto di famiglia come collaborazione reale e sinergica tra madre e padre, nella consapevolezza che solo una struttura familiare stabile garantisce benessere ai figli e alla società nel complesso. Serve ridefinire le priorità, mettendo al centro la dignità, il rispetto e la responsabilizzazione maschile, occuparsi delle gravi disparità che colpiscono uomini e ragazzi. È fondamentale contrastare ogni ideologia che fomenti la guerra tra i generi e promuovere invece dialogo, fiducia reciproca e riconoscimento del valore di entrambi i sessi senza retoriche stereotipate. Solo così si potrà edificare una società in cui uomini e donne, liberati dai vecchi dogmi, possano finalmente cooperare per il bene comune e una vera equità, eliminando le storture prodotte da decenni di unilateralismo ideologico.