L’attacco è preordinato. Nel corso degli ultimi decenni, il dibattito intorno alla parità di genere ha subito una distorsione che ha profondamente penalizzato gli uomini. Mentre in teoria si doveva costruire una società più equilibrata, la realtà mostra un sistema che, sotto l’influenza del pensiero femminista radicale, si è trasformato in un terreno ostile per i diritti e la dignità maschile. Non si tratta solo di una questione sociale: le conseguenze sono visibili in ambito giuridico, sanitario e relazionale. In questo contesto, è necessario riportare il discorso pubblico sulla reale necessità di un vero equilibrio tra i sessi, senza il filtro ideologico che ha per troppo tempo oscurato le difficoltà degli uomini.
Uno degli aspetti più trascurati, come si è visto ieri, riguarda la salute degli uomini: i tassi di suicidio, le difficoltà psicologiche e la mancanza di centri dedicati sono indicatori di una reale emergenza. Oggi, chi soffre in silenzio spesso viene ignorato dai servizi pubblici, ancora fortemente orientati a una narrativa che considera l’uomo sempre nella posizione di aguzzino e mai di vittima. Affermare che l’abuso sugli uomini esiste davvero non è una provocazione, non solo un attacco, bensì una necessità: un numero troppo elevato di uomini subisce violenze psicologiche e fisiche all’interno di relazioni tossiche, senza che ciò susciti lo stesso clamore mediatico riservato ad altri casi.
Uomini sotto attacco: l’effetto dalla retorica femminista
Un altro grave squilibrio deriva dalla legislazione che gestisce la genitorialità e l’affido dei figli. In molte nazioni occidentali, e in Italia in particolare, gli uomini sono costantemente sotto attacco, penalizzati nei tribunali delle separazioni e in quelli minorili. Il fenomeno dell’alienazione parentale viene spesso banalizzato o ignorato, portando a conseguenze devastanti sia per i padri che per i figli privati arbitrariamente di una presenza maschile fondamentale nella loro crescita. La società appare cieca dinanzi a questi drammi individuali, intrappolata in una visione stereotipata e arretrata dei ruoli familiari.
L’unica strada percorribile per correggere questi squilibri sociali e interrompere questo attacco ingiustificato è una revisione radicale del modo in cui parliamo di uomini e donne. È il momento di abbandonare l’opposizione artificiale tra i generi, promuovendo invece una vera collaborazione tra uomini e donne che non lasci indietro nessuno. Serve una politica del rispetto reciproco, una nuova alleanza tra padri, figli, sorelle e fratelli basata sulla comprensione reale delle difficoltà maschili. Solo così si potrà arginare la deriva distruttiva di politiche figlie di un femminismo ostile e permettere agli uomini di riconquistare un ruolo all’altezza delle proprie responsabilità, liberi dalla criminalizzazione sistematica e da giudizi sommari che hanno fatto più danni che benefici.