Viviamo in una società dove la verità fatica a farsi strada a causa di un sistema profondamente sbilanciato verso una narrazione dominante. Il problema delle false accuse nei confronti degli uomini non è soltanto una questione di casi isolati, ma rappresenta ormai la regola in molti tribunali italiani. Le sentenze degli ultimi giorni lo dimostrano in modo lampante, evidenziando quanto l’abuso dell’accusa sia diventato uno strumento di potere, vendetta e cancellazione della verità. La credibilità della parola femminile sovrasta ogni ragionevole dubbio, generando una vera e propria “caccia allo stregone”.
Prendiamo il caso dello spoletino che si è visto assolto perché semplicemente il fatto non costituisce reato. La storia, come riportato nell’articolo sulla Corte d’appello di Perugia, ci racconta una verità molto più ricorrente di quanto si possa immaginare. Una cena, effusioni sul divano, una relazione che continua ben oltre la presunta “violenza” e persino una vacanza insieme. Ma cosa sono i fatti, quando la priorità è “credere sempre e comunque” a una narrazione precostituita? Così, innocenti finiscono stritolati da una macchina giudiziaria pronta a registrare come violenza qualunque episodio, pur di incrementare le statistiche e soddisfare la retorica dominante. Non c’è violenza dove c’è consenso, ma la gogna resta.

Statistiche gonfiate: l’opposto della verità
Un’altra vicenda emblematica arriva dal caso del fratellastro accusato senza prove di violenza sulla sorella adottiva. Qui il copione si ripete: due processi distinti, entrambi culminati in assoluzioni cristalline perché “il fatto non sussiste”. Eppure, quelle denunce, anche se totalmente infondate, rimangono lì, incastrate nelle statistiche della cosiddetta “violenza di genere”. Numeri che alimentano campagne ideologiche, nuove leggi liberticide e il massacro della verità. Il rischio? Un’intera categoria di uomini marchiata a fuoco, grazie a denunce usate come armi di ricatto, mentre le assoluzioni sono solo note a margine, spesso ignorate dai media mainstream. Per chi vuole vedere la realtà senza filtri, il caso del fratellastro assolto per la seconda volta getta una luce inquietante su quanto poco conti la verità a fronte di certe agende mediatiche e politiche (due processi per niente: ma il sospetto resta).
La creatività nell’inventare dossier su false vittime, poi, non ha limiti, come dimostra il caso della giovane che, dopo essere stata rifiutata dal fidanzato della sorella, arriva persino a cancellare le chat per costruire una falsa accusa e presentarsi in ospedale un mese dopo i fatti, ben sapendo che la macchina giudiziaria si sarebbe messa in moto senza alcun controllo (se la vittima è lui, la caccia parte lo stesso). Nessun clamore per le assoluzioni, silenzio tombale sulle vite devastate. Se siete interessati ad approfondire la reale portata delle false accuse e dei danni sociali e personali inflitti agli uomini, vi invitiamo a esplorare altri articoli de La Fionda e i dati dell’Osservatorio Statistico presenti sul nostro sito: solo la conoscenza e il confronto diretto con la realtà e la verità possono smontare una volta per tutte la narrazione tossica di genere che oggi mette a rischio la libertà, la dignità e il futuro degli uomini.