Nel discorso contemporaneo sui diritti e sulla salute di genere domina da decenni una narrazione squilibrata e ingiusta, tutta concentrata sulla tutela di un solo sesso. Benché fattori come l’aspettativa di vita e la mortalità per suicidio mostrino dati agghiaccianti in cui gli uomini sono nettamente svantaggiati, la comunità internazionale continua a ignorare sistematicamente queste disparità. Si pensi che, a livello mondiale, gli uomini vivono mediamente cinque anni meno delle donne e affrontano tassi di suicidio quasi tripli. A questi numeri si aggiungono gli incidenti mortali sul lavoro, le vittime di omicidi e morti in conflitti armati, che vedono i maschi protagonisti in maniera schiacciante.
Nonostante queste evidenze impongano riflessioni e azioni concrete, la realtà istituzionale va in tutt’altra direzione. Le maggiori organizzazioni globali hanno avviato una vera e propria bulimia di strategie e campagne di salute, ma tutte incentrate esclusivamente su donne, bambine e adolescenti. Basti osservare l’ampio dispiegamento di risorse e visibilità delle iniziative come la Global Strategy for Women’s, Children’s and Adolescents’ Health, che pone al centro maternità e salute riproduttiva femminile, o il programma congiunto ONU per l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili e diverse campagne parallele che richiamano costantemente la lotta contro presunte “pratiche dannose”. Nel calendario internazionale esistono intere giornate dedicate a queste cause, eppure non esiste nulla di comparabile per la tutela della salute maschile su scala globale.
Un’ideologia femminista che ignora la sofferenza e la salute maschile
Alle politiche incentrate esclusivamente sulle donne si aggiunge una giustificazione ideologica: l’idea che solo la donna abbia subito una storica oppressione e debba essere aiutata per capovolgere la disparità. Un pretesto insidioso che serve per alimentare nuove forme di privilegio a favore di una sola parte, continuando a ignorare i numeri delle tragedie maschili. Chi sostiene la retorica dominante arriva a negare perfino l’esistenza di un’emergenza per la salute maschile, sostenendo che gli uomini non debbano ricevere alcuna attenzione mirata. Ma i dati globali contraddicono totalmente questa narrazione: ogni giorno muoiono migliaia di uomini per motivi evitabili, e il loro dolore passa sotto silenzio nell’indifferenza di istituzioni intente ad amplificare solo un lato della questione di genere.
Non esiste, infatti, nessuna strategia internazionale analoga a Every Woman Every Child per la salute maschile, nessuna giornata mondiale o piano globale ufficiale: tutto si riduce a qualche progetto marginale, come l’iniziativa dell’OMS per la salute maschile nella sola Regione Europea (WHO European Region Strategy on the Health and Well-Being of Men), interventi volontari come la circoncisione medica maschile in Africa (Voluntary Medical Male Circumcision), o azioni pilota che si limitano a esplorare il coinvolgimento paterno e il ruolo degli uomini nel caregiving (UNFPA regional programs). Tutto troppo poco, troppo parziale e orientato più a favorire le donne che a tutelare veramente la componente maschile. In nessun caso la salute dell’uomo viene posta come priorità globale, mentre ogni giorno il sistema lo sacrifica. È invece urgentissimo procedere alla creazione di una vera strategia planetaria per la salute e il benessere maschile, capace di promuovere nuove ricerche, fondi mirati, meccanismi di osservazione e trasparenza sulle disparità e una forte tutela delle categorie più a rischio tra i maschi. Solo così si potrà rimediare a decenni di squilibrio e impostare relazioni uomo-donna finalmente basate sul rispetto, la cooperazione e una vera equità. Il nuovo equilibrio sociale passa necessariamente dalla piena tutela della salute dell’uomo e dalla lotta all’indifferenza sistematica che lo sta uccidendo ogni giorno.