Davide Stasi, il fondatore ed ex gestore responsabile di questo sito, è stato trascinato in tribunale sei volte negli ultimi sette anni. Sempre con la stessa accusa, diffamazione aggravata, e sempre uscendone indenne, o perché assolto, o perché la querela è stata archiviata o ritirata. I procedimenti più importanti che ha subito negli anni sono stati raccontati proprio da lui su queste pagine. Tra di essi, spicca la querela di D.I.Re., il più importante consorzio di centri antiviolenza in Italia, che nel 2022 presentò una querela priva di prove, poi saggiamente ritirata, mentre intanto Stasi si era svenato per pagare le parcelle del suo avvocato. Si poteva cadere più in basso di così? Pare proprio di sì. Venerdì scorso, presso il Tribunale di Genova, la giudice Dr.ssa Anna Caffarena ha assolto con formula piena Davide Stasi per il reato di diffamazione aggravata ai danni dell’ex On. Veronica Giannone, che aveva citato in giudizio come co-imputato anche Giuseppe Apadula, a sua volta totalmente prosciolto. I fatti: nel gennaio 2022, Davide Stasi e Fabio Nestola decidono di fare una diretta sui social per dare voce ad Apadula, padre separato e definito da tutti i media e da molti politici “padre violento e abusante”. Per la prima volta qualcuno dava la ribalta a quel padre, che ebbe modo di mostrare la propria fedina penale immacolata e spiegare il meccanismo perverso che per anni l’aveva mostrificato mentre perdeva ogni contatto con suo figlio.
Stasi e Nestola concepirono la diretta come una conferenza stampa aperta al dibattito e invitarono formalmente via email sei tra le parlamentari che più si erano sbilanciate nell’esprimersi contro Apadula. Non era una provocazione, ma un vero tentativo di abbassare la tensione, che venne pubblicizzato con un banner su Facebook dove si riportavano i volti delle parlamentari invitate. Tra di esse, c’era anche l’On. Veronica Giannone la quale, non gradendo la sua presenza sul banner, fece inviare dal suo assistente parlamentare, avv. Edoardo Scordamaglia, una diffida all’uso del nome e dell’immagine dell’onorevole. Stasi ottemperò immediatamente, ma volle farlo concedendo a se stesso e ai suoi follower un sorriso: che un volto politico, quindi pubblico, diffidi dall’uso della propria immagine e del proprio nome, gli parve un atto così maldestro che decise di sostituire il volto della Giannone con quello della “Madre di Whistler” ricostruito, appunto maldestramente, a mano da Mr. Bean nel suo celebre film “L’ultima catastrofe“. Nel dare la notizia della diffida (in un post ancora presente online), Stasi inoltre diffidò a sua volta i suoi follower dall’insultare o aggredire verbalmente l’On. Giannone. Era concessa qualche blanda battuta, per il resto si trattava di occuparsi di una vicenda ben più seria, appunto quella di Giuseppe Apadula e di suo figlio. I follower risposero a tono, nessun insulto, qualche simpatica presa in giro e un riconoscimento unanime della famosa scena del film di Mr. Bean.

Una prova falsa contro Stasi?
Tutto ciò parve diffamante all’On. Giannone, che presentò querela, sostenendo che quel volto vagamente “pinocchiesco” alludesse a una sua presunta inclinazione alla bugia. Ma soprattutto, per dimostrare gli intenti diffamatori di Stasi, faceva riferimento a un allegato, il numero 7 (visibile qui), una stampata, priva di cache e URL. Stando alla querela, Stasi avrebbe pubblicato quel contenuto (non è specificato dove), quasi per beffarsi di aver prodotto un contenuto diffamatorio. Piccolo problema: quel contenuto non risultava e non risulta reperibile da nessuna parte online, come dimostrato da una perizia informatica presentata durante il procedimento. E non risulta perché Stasi non ha mai pubblicato nulla del genere. Lo svela l’indirizzo in calce alla stampata dell’allegato alla querela, che non è una vera URL capace di portare a una pagina web, bensì la stringa che scaturisce quando si fa una ricerca su una casella di posta. Un’analisi della stringa dimostra che quel contenuto era in realtà l’allegato a un messaggio ricevuto dal titolare di quell’indirizzo di posta, individuato tra i vari messaggi facendo una ricerca con la parola chiave “edoardo”. Oltre a ciò, nient’altro dimostrava la presenza di quel contenuto online, tanto meno riportabile alla responsabilità di Stasi. Un falso? La difesa di Stasi, rappresentata dall’ avv. Veronica Coppola del Foro di Milano, nonché Presidente del centro antiviolenza Ankyra, lo sospetta. Difficile non pensarlo, trattandosi di un evidente patchwork di altri contenuti che soltanto un cretino alla ricerca di una querela avrebbe composto. Di Stasi tutto si può dire, tranne che sia un cretino o che abbia mai perseguito lo scopo di diffamare chichessia, come dimostra la sfilza di assoluzioni e archiviazioni a suo vantaggio.
Tra trenta giorni si avranno le motivazioni della sentenza e si vedrà se il giudice ha sposato o meno l’ipotesi della difesa sulla presenza di una prova falsa. Se fosse confermato, si potrà sostenere che con D.I.Re. e la sua querela senza prove non si era toccato il fondo perché si è riusciti a scavare ulteriormente utilizzando una prova costruita a tavolino. Vedremo e vi aggiorneremo. Resta il fatto che la storia giudiziaria di Davide Stasi sembra essersi conclusa in modo definitivo: sempre innocente, fedina penale pulita, ma il tutto è solo apparentemente una vittoria. Nel frattempo, oltre al pesantissimo carico economico, si è visto costretto ad abbandonare tematiche e analisi che aveva sviluppato per anni e di cui amava occuparsi. Questa guerra giudiziaria con armi improprie ha finito per privare il dibattito pubblico di una voce importante e questa è indubbiamente una sconfitta. Anche perché in tutti i procedimenti di Stasi è stato in ballo, oltre alla sua personale credibilità, anche un principio di enorme importanza: la libertà di espressione e critica. In generale e in particolare quando rivolta verso il potere. Ciò che è capitato a lui, è capitato anche ad altri e capiterà ancora in futuro se non si dà un severo giro di vite che garantisca la possibilità di ognuno di esprimersi liberamente e responsabilmente e, come nel caso in questione, anche di fare della satira. Ma soprattutto ciò che è capitato a Stasi, può capitare a chiunque e questo dev’essere un monito per tutti.
Un grazie collettivo
Resta la soddisfazione di noi che abbiamo raccolto la sua eredità, e dei tanti che l’hanno stimato per le sue battaglie e la sua vicinanza a tanti uomini e tante donne in situazioni di difficoltà. L’abbiamo contattato per un commento e oltre alla frase, forse di rito, ma sempre verissima «è la fine di un incubo», ci ha incaricati formalmente di trasmettere un grande GRAZIE a tutti in generale, ma in particolare a quel gruppo di influencer e follower che, due anni fa, si mobilitarono per sostenerlo, moralmente ed economicamente, su iniziativa di Luca Vitale, CJ, Andrea Rodolfo Nadia e tanti altri. Insieme costruirono una campagna che poi sfociò in una diretta dove Stasi prometteva di ragguagliare tutti su come quelle risorse sarebbero state impegnate. Ebbene, l’esito è quello che abbiamo appena raccontato. «Non dimenticherò mai quella mobilitazione», dice Stasi, «che oltre a darmi un po’ di respiro dal lato economico, mi ha fatto sentire la vicinanza e il sostegno di tantissime persone, alcune anche da sempre lontane dalle mie posizioni. Vi dovevo un aggiornamento e sono felice di potervi dire che anche grazie a voi le spade di Damocle sulla testa mia e della mia famiglia sono finite. Allontanarmi è stata una ferita, ma ci sono tanti bravissimi che già hanno preso il testimone, compresi i giovani che ora gestiscono LaFionda.com. A tutti voi ancora un grazie dal profondo del cuore». Con ciò, non l’abbiamo nascosto a Davide, non smetteremo di scocciarlo per avere pareri, dritte, punti di vista. Il suo lavoro negli ultimi anni, insieme a mostri sacri come Nestola, Altaba, Moggia, Della Vecchia e tanti altri, non va dissipato, così come la sua autorevolezza, pulita e linda come la sua fedina penale.