La “Grande Femminilizzazione”: così in molti iniziano a chiamare il fenomeno che, negli ultimi anni, ha portato a un cambiamento epocale nella gestione delle istituzioni globali. Questa tendenza ha portato a una crescente adozione di norme e pressioni femministe all’interno di organismi fondamentali come le Nazioni Unite, con effetti devastanti su libertà, diritti e dignità degli uomini. Oggi è in atto una crisi legata a politiche discriminatorie verso gli uomini, mascherate sotto il velo della parità, che in realtà si traducono in una sistematica emarginazione del maschile e nella svalutazione del suo ruolo sociale e familiare.
Non a caso, al World Economic Forum di Davos, il tema della Grande Femminilizzazione è emerso tra i punti centrali del dibattito internazionale. Storici di fama come Sir Niall Ferguson hanno denunciato senza mezzi termini le pratiche di Diversità, Equità e Inclusione, evidenziando come queste filosofie, presentate come progressiste, abbiano in realtà minato la qualità delle decisioni istituzionali e prodotto ricerche di dubbio valore. La stessa architettura multilaterale delle Nazioni Unite è stata descritta da alcuni leader mondiali come “fortemente indebolita” e “sotto attacco”, travolta da divisioni ideologiche, censura e derive liberticide che minacciano la coesione sociale e mettono in pericolo i diritti degli uomini.
Un femminilizzazione che colpisce gli uomini: dalla diffamazione alla censura globale.
All’interno delle istituzioni internazionali, gli uomini sono sempre più spesso dipinti come colpevoli o problematici. Emblematica è la campagna globale lanciata dalle agenzie ONU per combattere il cosiddetto “harassment online”, attraverso la quale gli uomini vengono sistematicamente rappresentati come aggressori e le donne come vittime. Questo approccio ignora una verità fondamentale: le statistiche dimostrano che gli uomini sono frequentemente bersaglio di abusi digitali, molto più di quanto si voglia ammettere. Ma non finisce qui. La costante pressione su tematiche come aborto e transgenderismo, promosse da apparati influenzati da ideologie radicali, contribuisce a una crisi demografica senza precedenti, favorendo il crollo dei tassi di natalità nei paesi occidentali e minacciando l’identità stessa della famiglia tradizionale. Ma “Grande Femminilizzazione” è anche quando le autorità internazionali adottano risoluzioni per una vigilanza globale sull’informazione, spacciando la censura per lotta alla disinformazione, il rischio è quello di silenziare ogni voce dissidente, specialmente se appartiene agli uomini che tentano di denunciare questa deriva.
La definizione stessa di “Grande Femminilizzazione” nasce dalla consapevolezza che mai, nella storia dell’umanità, si era dato tanto potere a visioni e pratiche così sbilanciate contro il maschile. Questo non significa negare le differenze tra uomini e donne, bensì riconoscere che un sistema giusto e moderno deve essere veramente inclusivo, senza criminalizzare gli uomini né dipingerli come ostacoli all’evoluzione sociale. È necessario promuovere una nuova alleanza fra uomini e donne, basata sul rispetto reciproco e sull’equilibrio reale di responsabilità, lontana dalle distorsioni imposte dalle attuali politiche di stampo femminista. Sostituire l’attuale egemonia ideologica con un modello di cooperazione tra i generi è l’unica strada per restituire agli uomini il riconoscimento e il rispetto che meritano, salvando al tempo stesso la società da una deriva che porta implosione demografica, crisi identitarie e perdita di libertà per tutti. Affermare i diritti degli uomini e il loro valore nella società non è solo una battaglia contro l’ingiustizia, ma una sfida a costruire un mondo autenticamente giusto, collaborativo e libero da ogni egemonia ideologica.