Nello spezzone di intervista che trovate qui di seguito, Elon Musk identifica quali lavori saranno colpiti per primi dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale. «Tutto ciò che è digitale, cioè qualcuno seduto al computer a fare qualcosa. L’IA prenderà il controllo di quei lavori come un fulmine», dice il vulcanico imprenditore americano. Non gli operai di fabbrica, chi lavora la terra o nelle costruzioni, bensì gli impiegati. Le persone che per decenni hanno pensato che istruzione e lavoro d’ufficio significassero sicurezza potrebbero essere in realtà le prime a rischio. «Tutto ciò che implica muovere fisicamente atomi… quei lavori esisteranno ancora per molto tempo», conclude. Insomma se l’output è un file, il tuo lavoro è vulnerabile, se l’output è fisico, sei in un’area protetta. Lo schema è chiaro: l’intelligenza artificiale non ha bisogno di un corpo. Non ha bisogno di un ufficio. Ha solo bisogno di accesso allo stesso software che usi tu. Una volta ottenutolo, esegue i compiti più velocemente, non si stanca mai, non fa pause caffè, non prende ferie o permessi di malattia, insomma non ha costi marginali di scalabilità.
Però l’intelligenza artificiale non sa saldare, costruire e cablare un edificio, riparare tubature o lavorare la terra. La presenza fisica, l’adattamento al mondo reale, la destrezza manuale offrono quindi una protezione che nessun titolo digitale può garantire. Magari non oggi, ma in un futuro non così lontano, il lavoro di un analista, di un contabile, di un legale, di un programmatore, di un insegnante, di un avvocato, insomma di chiunque produca file, documenti o contenuti non fisici, verrà automatizzato, perché è tutta roba digitale che l’IA è in grado di fare in modo nativo. Allo stesso modo gli atomi in movimento, gli ambienti imprevedibili, la resistenza dei materiali che creano attriti sono nativi per noi esseri umani e l’intelligenza artificiale o non li scala facilmente o non è proprio in grado di scalarli. C’è qui un’inversione, quasi una rivoluzione culturale: l’assunto che lavoro d’ufficio e lauree rappresentino sicurezza si ribalta. Il laureato che produce documenti affronta una sostituzione più rapida rispetto all’elettricista che realizza impianti. Per generazioni la società ha detto alle persone che i mestieri manuali erano inferiori, ha spinto tutti verso uffici e schermi, e ora si scopre che tutto potrebbe andare all’inverso.
L’impatto dell’intelligenza artificiale sull’impiego femminile
Musk ha ragione? Solo il futuro potrà dirlo. Per ora possiamo dire che la sua previsione è coerente con la fotografia che si può fare del presente. E nel caso, quale sarebbe l’impatto che una cosa del genere avrebbe su uomini e donne? Secondo EURES in Italia i lavori “non manuali” vengono svolti per circa il 60/65% da donne e per il restante da uomini. Percentuali che si invertono ovviamente quando si parla di lavori manuali. Una visuale corretta della storia, poi, può far dire che la Seconda Guerra Mondiale è stato l’apice (tragico) dell’era industriale, che poi è lentamente tramontata lasciando il posto all’era dei servizi immateriali. Sempre meno operai nerboruti e sporchi di grasso, sostituiti da impiegati in giacca e cravatta e… in tailleur. Non è un caso che l’accesso in massa delle donne nel mondo del lavoro sia iniziato proprio quando i lavori manuali (e pericolosi, o disagevoli, o scomodi) perdevano la loro rilevanza a favore dell’immaterialità. Era il trentennio dagli anni ’50 agli anni ’70 del secolo scorso, per altro la golden age del femminismo. Quello stesso femminismo che ora mette in atto attacchi sistematici e feroci contro gli uomini, criminalizzandoli, colpevolizzandoli e trasformando una palese forma d’odio in leggi, restrizioni e ostracismo sociale.
Una mossa azzardata, se proviamo a immaginare il futuro come lo prevede Elon Musk. Potrebbe essere imminente un’era dove le macchine, che prima hanno sostituito gli uomini nell’industria, arrivino a sostituire di colpo quel 60/65% di donne ora impiegate nei servizi, riportando elementi peculiarmente maschili come la manualità, la forza e resistenza fisica, al centro dei processi produttivi (e di sopravvivenza) dell’umanità. Un “nuovo patriarcato” in vista, direbbe allarmata una femminista. Uno strano caso, diremmo noi, in cui il progresso manda indietro le lancette dell’orologio rendendo rilevanti le caratteristiche biologiche umane per la sopravvivenza collettiva, come per altro è stato per secoli di storia dell’umanità. Solo che in passato la definizione dei ruoli strettamente allineata al setting biologico faceva sì che tutto fosse vissuto come scontato e, con alti e bassi, armonico, mentre un domani ci si potrebbe trovare a dipendere nuovamente dagli uomini, provenienti però stavolta da generazioni cresciute nel bel mezzo di una spietata campagna d’odio e ingiustizie, i quali magari potrebbero anche dire: sai che c’è? Ora vi arrangiate. Avete fatto saltare il patto per dilettarvi dietro a un’ideologia tossica? Bene, ora vi arrangiate.
E se invece dell’intelligenza artificiale il futuro lo plasmassimo noi?
Non capiterà, in realtà: l’istinto del breadwinner che provvede è ugualmente inscritto nel DNA maschile e, nel caso, pochi vi rinunceranno, ne siamo certi. Il pianto femminile ha sempre smosso e continuerà a smuovere il profondo dell’uomo, quand’anche quell’uomo fosse stato vilipeso dalla donna che in quel momento versa lacrime, quindi non ci sarà alcuna rivalsa. Il vero dilemma è: cosa faranno quelle molte donne che l’intelligenza artificiale butterebbe fuori dal mondo del lavoro? Temiamo che sarebbero costrette anche loro a rifarsi al proprio setting biologico (a cos’altro sennò?), ma anche su questo occorre che facciano molta attenzione: ricerche e sperimentazioni sull’utero artificiale stanno galoppando, negli USA sono già in fase pre-clinica, mentre in Cina stanno realizzando un robot dotato di utero in grado di gestire la gravidanza, guarda un po’, grazie a una IA. Cosa resterebbe da fare alle donne, private anche del primato della maternità, in questo futuro che sa già di distopia? Facile pensarlo. Facile immaginare un futuro dove gli uomini, da cui dipende tutto ciò che è concreto, si spaccano la schiena ogni giorno e le donne vengono ridotte al mero ruolo di sollazzo. Un cyber-patriarcato capace di fondere in un unico orrore Fritz Lang, Orwell, Zamjiatin e Huxley. Fantasie? Può darsi, ma nel caso è colpa di Musk che ha innescato questa riflessione, magari catastrofica, ma comunque plausibile. Per togliere quella plausibilità forse sarebbe il caso che donne e uomini facessero piazza pulita del femminismo e dell’odio che ha instillato tra di loro, in modo da potersi riarmonizzare ed essere loro, non una macchina, gli artefici di un futuro umanamente sostenibile.