Quando Alfonso Signorini si risvegliò una mattina da sogni tormentosi, si ritrovò nel suo letto king size trasformato in Gregor Samsa. Quella stessa mattina, infatti, il simpatico Fabrizio Corona s’era svegliato prima di lui e senza alcun preavviso aveva deciso di distruggergli la carriera schiaffando sul suo canale Youtube un video giusto un po’ polemico, al quale ne sarebbero seguiti altri nei giorni successivi, in cui metteva a nudo tutta una piramide di raccomandazioni ed estorsioni a sfondo sessuale in cima alla quale, a suo dire, si troverebbe proprio lui, Alfonso Signorini, già direttore del settimanale di gossip “Chi”, nonché conduttore di punta di Mediaset, e in particolare onnipotente demiurgo di quella fucina di talenti che è il “Grande Fratello”: un divulgatore culturale, insomma. Sempre a quanto racconta il non sempre affidabilissimo re dei paparazzi, parecchi aitanti giovanotti eterosessuali sarebbero stati allettati dall’attempato Casanova con proposte non esattamente romantiche, presentate come viatico per fare carriera: un “MeToo” italiano in salsa gay, come qualcuno lo ha già ribattezzato, con Signorini al posto di Harvey Weinstein e con il Grande Fratello al posto della Miramax. Che bello, si sentiva proprio il bisogno della versione 2.0: come è noto, infatti, il primo era andato benissimo e il livello artistico dei prodotti cinematografici hollywoodiani ne aveva beneficiato vieppiù.
Se Corona non tira fuori qualcos’altro tra cinque minuti, la cronistoria dei fatti finora dovrebbe essere questa. Un tale Antonio Medugno, avvenente modello napoletano, viene contattato da Signorini, rimasto folgorato dopo averlo visto in un servizio fotografico su “Chi”, che gli offre un provino per il Grande Fratello Vip, tanto chi entra lo decide lui. Medugno, pregustando la grande carriera che gli si spalancherà di fronte dopo una simile occasione (il Grande Fratello Vip, eh, mica robetta tipo Orso d’Oro al Festival di Berlino, che scherziamo?) accetta entusiasta, e da lì parte un lungo corteggiamento via chat da parte di Signorini che se lo vuole bombare. Signorini fa il provolone fuori tempo massimo con tanto di allusioni esplicite, sondaggi sulla dotazione anatomica del ragazzo e invio di foto tipo quelle che ricevo io continuamente su Grindr, Medugno dalle chat non si capisce se ci sta, in realtà lo incoraggia, anzi no, non è lui, è il suo manager, al quale Medugno, imbarazzatissimo, ha affidato la gestione della chat con lo stagionato cucador, ma vabbè, quello non lo sa e crede di vivere una seconda giovinezza corrispondendo in amorosi sensi con il potenziale stalloncino. Non è dato sapere come facesse il manager a gestire le chat di Medugno all’insaputa di quest’ultimo, ma forse ho capito male io come al solito.
La suburra dell’opinionismo italiano.
Medugno alla fine accetta l’invito dell’anziano mollicone di trascorrere una notte nella sua magione, ma al momento di arrivare al dunque si ritira. Ciononostante, qualche mese dopo, il ragazzo realizza comunque il suo sogno di celebrità ed entra nella casa del Grande Fratello per uscirne dopo un mesetto prodigandosi in ringraziamenti al suo Pigmalione. E se a questo punto vi state chiedendo “ma chi cazzo è ‘sto Medugno, chi l’aveva mai sentito nominare” è perché, evidentemente, la partecipazione a un reality show il cui picco di qualità sono delle anziane ex soubrette appena alzate dal letto che si contendono il bagno occupato per la precedenza nella sessione giornaliera di trucco e restauro e si rinfacciano di russare tutta la notte non gli ha aperto tutta questa carriera che sperava. Chissà come mai. Dopo quattro-cinque anni, durante i quali, come direbbe un angelo mai dimenticato che veglia su di noi, “fino a mò è ghjuto tutto bene, mah”, improvvisamente Alessandro Piscopo, il suddetto manager e ghost writer di Medugno, passa le chat a Corona, il quale non se lo fa dire due volte e ci si avventa sopra come un centro antiviolenza sui fondi pubblici: da lì scoppia la bomba. Dopo il primo video Medugno, in lacrime nello studio di Corona, mentre Corona gli fa coraggio, giura davanti alla telecamera di Corona che lui non voleva, che Signorini gli ha messo una mano sull’uccello ma lui lo ha bloccato e non si è andati oltre, che lui è un sano ragazzo del Sud, cresciuto con valori sani del Sud come ci rassicura anche il papà del Sud venuto su apposta dal Sud, e mica fa di queste cose (ah, guagliù, quanti bei ricordi potrei condividere con te e papà sui ragazzi del Sud), fino a confessare che lui, il bel ragazzone palestrato non ancora trentenne del Sud, è stato abusato e violato da un energumeno sessantenne che se gli soffi in faccia cade giù in briciole dicendo “no vabbè adooooro”. Da notare che tutta questa accorata testimonianza non è un “buona la prima” ma il rifacimento di un video già girato, che però è appena stato sequestrato dalle forze dell’ordine (vedi più avanti). Viene il sospetto che il tutto non sia proprio spontaneissimo.
Signorini passa al contrattacco e denuncia Corona per diffusione di materiale sessualmente esplicito (o “revenge porn”, come dicono quelli che non ascoltano una lezione a scuola ma non resistono a una minchiata su TikTok), ovvero le foto della sua beltà svestita, e Corona, nel giro di poche ore, si ritrova quattordici persone a perquisirgli casa e a sequestrargli il materiale (ah, procura di Milano, se foste sempre così solleciti anche con le denunce nei confronti di certe altre soggette), e a quel punto avverte Signorini che adesso gli ha fatto davvero girare i maroni e mò sono cazzi e vedrà cosa gli capita. E infatti Medugno dopo qualche giorno denuncia Signorini per violenza sessuale ed estorsione, anche se Piscopo insinua che il ragazzo non sia così ingenuo e virginale come vuole apparire. Signorini viene indagato in seguito alle denunce di Medugno e, colto dalla dignità di Luigi XVI sul patibolo, annuncia di essersi autosospeso da Mediaset. Oramai la storia è troppo grossa e ghiotta per lasciarla passare in cavalleria come “la solita sparata di Corona”, e attira inevitabilmente le disinteressatissime attenzioni di tanti benintenzionati, e questo è il momento in cui in Italia il dramma diventa sempre farsa: Selvaggia Lucarelli, notoriamente una che rifugge da qualsiasi tentazione scandalistica, in un formidabile empito di passione di etica giornalistica si scaglia contro la pubblicazione di chat private (lei non lo farebbe mai); Marione Adinolfi, che, da quando un reality culturale ha rischiato di vincerlo lui, è scatenato, se la prende con la lobby gay (che come ho detto persino io in tempi non sospetti, non esiste) e con la stessa Lucarelli, che a sua volta non la prende benissimo e lo querela. Anche Vladimiro Guadagno, al secolo Wladimir Luxuria, getta il cuore oltre l’ostacolo e condanna la gogna mediatica (che lui chiama “shitstorm”). Un animo nobile e coraggioso, peccato che quando fece la stessa cosa durante il primo #metoo dopo nemmeno una settimana si cagò in mano e fece uno dei più incredibili dietrofront che la storia ricordi.
La barbarie infame del #metoo.
È stato fatto notare che finché le “vittime” delle avances e di questo sistema erano state “le donne” (tutte, senza distinzione, anche le donne delle pulizie in Mozambico, vittime come Asia Argento per solidarietà) ne era nato un pandemonio mondiale: adesso invece “le donne” tacciono o addirittura sotto sotto giustificano l’orco. È proprio così: le maîtresses-à-penser femministe, radicali o scassacazziste che siano, quelle per cui sono patriarcali persino le orecchiette con le cime di rapa ma non lo stalking (tranquilli che non vedo l’ora di parlarne, mica penseranno che le lasci in pace), osservano finalmente un gradito quanto inedito silenzio, forse perché, per quanto si possa rivoltare l’argomento, stavolta proprio non possono approfittarne per fare le vittime, non c’è trippa per gatte. E dopo soli sette paragrafi posso finalmente dichiarare che questo non voleva essere, e non è, un articolo su Alfonso Signorini. Certo, si parla di qualcosa che lo riguarda in un ruolo non proprio defilato, ma di lui personalmente, in questo frangente, mi interessa meno della nazionale di calcio femminile. Di lui personalmente parlerò solo in questo paragrafo, per dire che l’ho sempre detestato. Non sto mettendo le mani avanti (non ho mai fatto una captatio benevolentiae su questa disgraziata rubrichetta e non intendo iniziare ora), è che proprio ci tengo, mi compiaccio nel dire che come essere umano mi ha sempre ripugnato. E non per tutto ciò di cui è accusato oggi (il celebratissimo Pier Paolo Pasolini faceva come lui se non peggio, con l’aggravante di fare film inguardabili, ma per qualche strano motivo bisogna far finta di non saperlo), ma per il suo viscido moralismo. Mi ripugna il suo ergersi a custode della morale, ad alfiere del circolo dei giusti, mi stomaca il suo severo pipponeggiare nei confronti di ragazzetti o ragazzette ai quali scappa una frase dal sen fuggita come ne scappano a tutti noi, di cui lui approfitta per fare un caso nazionale e innalzarsi tutto serio a campione dell’Italia limpida. Lui, capito? Un po’ come il prete che ti fa il pistolotto con lo sbaffo di sugo sul mento e il prezzemolo tra i denti. Vorrei vedere lui sotto le telecamere 24 ore su 24, se non gli scappa una bestemmia o una frase “misogina”. Ora salta fuori che potrebbe essere anche uno zozzone: ma no, chi l’avrebbe mai detto. Il fatto che ciò sia stridente con la sua morale privata non mi sconvolge affatto, io do sempre per scontato che tutti questi personaggi che vivono di moralismo siano sempre, ipso facto, dei farisei ipocriti e fasulli. A prescindere.
Fatta questa premessa, se questo deve diventare un nuovo #metoo, ne penso la stessa cosa che pensavo del precedente: ovvero, una barbarie infame. Una fantastica quanto squallida occasione per gente priva di qualità ma ricca di arrivismo per approfittarsene e brillare insperatamente di luce riflessa; una caccia all’orco senza quartiere, senza diritto di replica, senza appello, che servirà solamente a mettere le presunte vittime in qualche posizione di potere (Asia Argento rimediò prontamente un posto come giurata di X Factor, prima di un piccolo incidente di percorso) dopo avere approfittato della situazione, accettando qualunque compromesso e scavalcando chi invece non lo aveva fatto. Quindi, a questo giro, perlomeno per adesso, con tutti i dovuti distinguo, con tutto quello che volete, io sto dalla parte di Signorini. Intanto, raccontare ciò che è rilevante dal punto di vista penale o dell’interesse giornalistico è un conto, sconfinare nel voyeurismo è tutto un altro paio di maniche. Non vedo perché dovrebbero diventare di pubblico dominio le chat private di chiunque, con tanto di sordidi dettagli su pratiche sessuali preferite e confidenze intime, fatte a tu per tu e che tali dovevano restare. Quel che piace fare a letto ad Alfonso Signorini, fatti sempre salvi, ovviamente, il consenso e la maggiore età, saranno fatti suoi: o no? Non vedo cosa abbia da guadagnare la pubblica consapevolezza nel contemplare le sue foto personali mentre sta a pecora con una rosa nel tafanario, non vedo per quale motivo tutto ciò dovrebbe essere esposto al pubblico ludibrio, anche se si tratta di una persona che ci sta sui coglioni.
Alternative al successo facile.
Poi: provarci con qualcuno non è vietato. Io ho fatto e ricevuto avances ben più esplicite di quelle finora rese note dalle chat tra Signorini e Medugno, e non sono certo il più lurido. Se la razza umana si è riprodotta è perché qualcuno, nella storia, ci ha provato con qualcun altro (adesso arriva quello che mi dice che nel sesso gay non si riproducono, ma no, giura, non lo sapevo). E ancora peggio è scandalizzarsi perché Signorini, udite udite, ha sessant’anni! E quindi? Uno a sessant’anni deve appendere l’uccello al chiodo e non guardare più culi, tette, passere, pettorali, piselli? A me manca ancora parecchio per arrivarci, poco meno di metà strada, ma quando succederà di certo non mi chiuderò in convento (oddio, visto quanto scopano i seminaristi potrebbe pure essere una buona idea). Dice: ma Signorini era in una posizione di potere. Sì, ok, adesso non esageriamo: sarà stato pure potente ma non al punto di decidere della vita e della morte. Qual è la cosa peggiore che ti può succedere se dici di no a Signorini, che non fai il Grande Fratello? Tutto qui? Capirai, mi vengono subito in mente almeno un centinaio di rappresaglie peggiori.
E la cosa vale anche nel senso opposto: non è dato sapere quante e quanti non hanno affatto subito molestie da Weinstein o da Signorini (si parva licet) e hanno invece letteralmente sbattuto loro in faccia spontaneamente le proprie grazie a uno o all’altro pur di fare carriera, ma qualcosa mi dice che il numero non è affatto trascurabile. Non mi piacciono le vergini rifatte, quelle e quelli che prima la danno via, accettando un sistema che altri non hanno accettato pagandone il prezzo, e poi piangono come Pacciani al processo. E adesso arriverà quello che mi dirà che non è solo Signorini, che nello spettacolo è dappertutto così: beh, ovvio che il problema esiste, mica mi chiamo Pollyanna o Medugno, ma se proprio non hai altri talenti oltre ad essere carino e simpatico, quale carriera vuoi fare? Cos’altro pensi di potere offrire a qualcuno che deve ingaggiarti se non le tue parti intime? Perché io non penso proprio che Fabrizio De André o Vittorio Gassman l’abbiano dato a qualcuno per fare carriera. Signorini e signorine buonasera, ragazzi e ragazze, capisco che l’università italiana ormai sia un troiaio nel quale prende trenta e lode pure chi si esprime a grugniti, ma provare a studiare, invece di cercare il successo facile, no?