Nel dibattito contemporaneo sull’uguaglianza di genere, la narrativa dominante ha spesso sminuito il ruolo cruciale degli uomini nella società. Eppure essi rappresentano il pilastro invisibile che sostiene le fondamenta della civiltà. Dai padri impegnati all’interno delle famiglie, agli operai che rischiano la vita ogni giorno nei lavori essenziali, passando per i soldati che difendono l’integrità delle nazioni, la realtà è che senza il contributo maschile la società semplicemente non reggerebbe. Le differenze biologiche, psicologiche e sociali tra uomini e donne generano ruoli complementari, entrambi vitali per il tessuto sociale, ma la retorica dominante – alimentata per anni dal pensiero femminista – tende a oscurare il tributo che ogni giorno viene pagato dalla sfera maschile, in termini di sacrificio, responsabilità e abnegazione.
Basta guardare all’interno delle famiglie per percepire quanto la presenza maschile sia indispensabile: padri coinvolti nella crescita dei figli contribuiscono in modo determinante allo sviluppo di resilienza, regolazione emotiva e capacità di problem solving nei bambini. Studi internazionali evidenziano che l’assenza paterna incide negativamente sul benessere sociale ed emotivo dei figli, soprattutto nei Paesi sviluppati. In India, Kenya e Filippine, programmi che promuovono attivamente il coinvolgimento dei padri dimostrano come il benessere familiare migliori sensibilmente quando l’uomo viene riconosciuto e accolto nel suo ruolo naturale. Eppure, troppo spesso le politiche e i servizi sociali occidentali riducono la figura paterna a mera comparsa, alimentando squilibri sfavorevoli non solo alla sfera maschile, ma a tutta la società.
Un sistema che si regge sulle spalle degli uomini
Non meno rilevante è il ruolo della maschilità nella costruzione e difesa della pace. In contesti diplomatici internazionali, sono stati uomini a firmare storici accordi per la prosperità e la stabilità globale, confermando quanto la presenza maschile sia decisiva come costruttrice di ponti e moderatrice di conflitti. Al contrario, studi storici evidenziano che, contro ogni luogo comune imposto dall’ideologia femminista, le donne al potere hanno spesso adottato politiche più bellicose rispetto agli uomini. Nonostante questo, la retorica corrente non esita a etichettare il genere maschile come quello più incline alla violenza, condannandolo a una colpa collettiva mai dimostrata dai fatti e alimentando una narrativa tossica che giustifica politiche penalizzanti contro gli uomini.
Uomini e ragazzi sono inoltre i più esposti agli infortuni mortali sul lavoro: nelle industrie a rischio, oltre il 90% dei decessi riguarda lavoratori maschi. Questo dato, spesso ignorato dai media e dai legislatori, testimonia quanto siano proprio loro a pagare il prezzo più alto in settori fondamentali come la costruzione, la sicurezza e i servizi di protezione. Sul fronte del servizio militare, nei conflitti attuali come quello in Ucraina, più del 90% dei combattenti in prima linea sono uomini e rappresentano la stragrande maggioranza delle vittime di guerra. Un equilibrio sociale realmente equo dovrebbe riconoscere pubblicamente e sostenere questi sacrifici, interrompendo la delegittimazione sistematica dell’esperienza e dei diritti maschili. Il futuro delle società occidentali dipende dalla capacità di ristabilire una cooperazione uomo-donna che non si fondi sull’esclusione o la demonizzazione degli uomini, ma sul rispetto e sulla valorizzazione del contributo di entrambi i sessi. Ignorare queste verità significa indebolire le fondamenta stesse della civiltà. Solo affermando un effettivo equilibrio di genere autentico, e tutelando i diritti degli uomini contro derive ideologiche ostili e pregiudizi istituzionali, sarà possibile promuovere una società davvero giusta e vitale per tutti.