La Fionda

Decameron, Chichibio e la prospettiva di genere

Il Decameron di Boccaccio non è soltanto un’opera letteraria fondamentale della letteratura italiana, è anche uno spaccato sociologico della società trecentesca, delle sue componenti, delle sue dinamiche sociali, culturali ed economiche. L’opera di Boccaccio costituisce per gli storici un prezioso documento della realtà di quella società urbana e contadina. Una delle novelle più note e fortunate del Decameron, forse la più celebre, è la quarta novella nella giornata VI: Chichibio cuoco. Questa novella si trova in ogni libro di testo scolastico di letteratura e non credo di sbagliare se affermo che tutti gli italiani l’hanno dovuta leggere o trattare a scuola almeno una volta nella loro vita (io no, non essendo italiano). Comunque, nel caso ci siano dei lettori che l’hanno rimossa dalla memoria nel corso del tempo, ecco in seguito brevemente la trama.

Durante una battuta di caccia, Currado Gianfigliazzi, nobile e cavaliere, trova e uccide una gru, che invia al suo cuoco, Chichibio, da cucinare. Il cuoco cucina il volatile, giunge però Brunetta, la ragazza di cui è innamorato Chichibio, che gli domanda una coscia della gru. Il cuoco inizialmente rifiuta, ma, stuzzicato e provocato dalla donna, alla fine cede e le dona una coscia. Chichibio serve poi la gru a Currado e ai suoi ospiti. Non appena vede la zampa mancante, il nobile chiede spiegazioni al cuoco, che risponde che le gru hanno una sola zampa. Il nobile, irritato dalla menzogna di Chichibio, lo sfida: il giorno successivo sarebbero andati a vedere al lago per verificare l’esattezza di questa affermazione. Una volta giunti lì, i due uomini scorgono diverse gru su una zampa sola, cioè nella posizione in cui questi uccelli sono soliti dormire. Currado grida, gli uccelli spaventati volano via, tirando fuori anche la seconda zampa. Currado allora chiede a Chichibio: «Che ti par, ghiottone? Parti ch’elle n’abbian due?». Il cuoco risponde con notevole prontezza: «Messer sì, ma voi non gridaste – ho ho – a quella di iersera; ché se così gridato aveste, ella avrebbe così l’altra coscia e l’altro piè fuor mandata, come hanno fatto queste». L’intelligente risposta fa ridere il nobile Currado, che quindi perdona il cuoco per la sottrazione della coscia di gru. E fin qui, in breve, la simpatica trama della novella del Decameron.

decameron, genere
Un’illustrazione dal Decameron di Giovanni Boccaccio.

Il rapporto tra sessi nel Decameron

Di seguito i testi scolastici si trattengono, naturalmente, sull’analisi del testo, sullo stile, sull’abilità della parola, sul pronto ingegno e l’arguzia, che riescono a tirare fuori da situazioni imbrogliate. E, infine, si analizzano i rapporti tra le classi sociali, aspetto fondamentale della comprensione storica e sociale dell’epoca. Nella novella del Decameron si fronteggiano due classi sociali lontane fra loro. La minaccia di malmenare ferocemente Chichibio («…ma io ti giuro in sul corpo di Cristo che, se altramenti sarà, che io ti farò conciare in maniera, che tu con tuo danno ti ricorderai, sempre che tu ci viverai, del nome mio») mostra il padrone investito di un potere dispotico a danno dei servitori, che a capriccio si può convertire in benevolenza dinanzi alla casuale risposta arguta di questi, come avviene nel racconto. I servitori a loro volta sono dominati dalla paura di fronte al padrone. Nel racconto, l’arguzia di Chichibio vale ad annullare, anche se solo per un momento, le evidenti disparità sociali e culturali tra il padrone e il servitore. E qui finisce qualsiasi disamina scolastica della novella Chichibio cuoco.

Eppure dal racconto del Decameron emerge in maniera prorompente, oltre ai rapporti tra le classi sociali, un altro rapporto di grande interesse sociologico e di pari importanza, misteriosamente mai pervenuto né esaminato né dalla critica né dai testi scolastici: il rapporto tra i sessi. Torniamo al testo originale: «…mandò ad un suo buon cuoco, il quale era chiamato Chichibio, ed era viniziano, e sì gli mandò dicendo che a cena l’arrostisse e governassela bene. Chichibio, il quale come nuovo bergolo era così pareva, acconcia la gru, la mise a fuoco e con sollicitudine a cuocerla cominciò. La quale essendo già presso che cotta grandissimo odor venendone, avvenne che una feminetta della contrada, la qual Brunetta era chiamata e di cui Chichibio era forte innamorato, entrò nella cucina; e sentendo l’odor della gru e veggendola, pregò caramente Chichibio che ne le desse una coscia. Chichibio le rispose cantando e disse:– Voi non l’avrì da mi, donna Brunetta, voi non l’avrì da mi. Di che donna Brunetta essendo un poco turbata, gli disse: – In fé di Dio, se tu non la mi dai, tu non avrai mai da me cosa che ti piaccia; – e in brieve le parole furon molte. Alla fine Chichibio, per non crucciar la sua donna, spiccata l’una delle cosce alla gru, gliela diede. Essendo poi davanti a Currado e ad alcun suo forestiere messa la gru senza coscia, e Currado maravigliandosene, fece chiamare Chichibio e domandollo che fosse divenuta l’altra coscia della gru». Il seguito già lo conosciamo.

chichibio, decameron
Chichibio e Corrado in un’illustrazione antica.

Per amor di donna

Noi sappiamo dai rapporti tra le classi sociali, e dal racconto del Decameron, che i servitori sono dominati dalla paura, sottoposti al rischio di dolorose punizioni corporali secondo la sovrana e arbitraria volontà del padrone. Fin qui siamo tutti d’accordo. Ora però bisognerebbe capire il motivo, di fondamentale importanza, che ha spinto volontariamente Chichibio a rischiare una punizione così dolorosa, ormai quasi certa, e a vivere controvoglia nel timore e nella paura di riceverla fino alla lieta e inaspettata risoluzione finale l’indomani. Inspiegabile motivo, che tanto la critica come i testi scolastici misteriosamente ignorano. Le premesse sono tanto note quanto razionalmente incomprensibili. Primo, Chichibio è conscio del rischio che può comportare a suo danno il suo gesto, sa di rischiare una dolorosa punizione per la scelta fatta. Secondo, la scelta è libera, non è sottoposta né a minacce di un danno maggiore né ad alcuna controprestazione preziosa certa per la quale valga la pena di rischiare. Terzo, il gesto vuole semplicemente soddisfare un mero capriccio di qualcuno, non mira a salvare qualcuno, né a riparare un torto né mira a soddisfare un qualsiasi altro meritevole ideale. In altre parole, da un punto di visto logico e razionale, possiamo affermare che chiunque sano di mente avrebbe rifiutato di rischiare così tanto per soddisfare semplicemente un mero capriccio. Si tratta di un gesto folle e incomprensibile, che avrebbe dovuto far intervenire Boccaccio per ammonirci del danno che reca l’accondiscendenza senza alcun limite. Eppure Boccaccio non interviene, descrive il gesto con naturalità senza alcun stupore, come se si trattasse di un qualsiasi altro gesto logico e razionale della vita corrente, nulla di straordinario.

Se invece di un uomo (Chichibio) e di una donna (Brunetta) fossero state due donne, la cuoca avrebbe accondisceso a soddisfare un capriccio simile di un’altra donna assumendosi l’irragionevole rischio? Se invece di una donna (Brunetta) se fosse trattato di un uomo, dell’amico, del fratello, del figlio o del padre di Chichibio, avrebbe questo accondisceso di soddisfare i loro capricci assumendosi l’irragionevole rischio? Credo di poter affermare, senza paura di sbagliare, che in entrambi i casi, logicamente, tutti si sarebbero rifiutati di soddisfare in quelle condizioni un mero capriccio. Ma la credibilità del gesto descritto da Boccaccio risiede proprio nel fatto che si tratta di una donna (Brunetta), e di un uomo (Chichibio) che l’accontenta. Il cuoco, debole e arrendevole dinanzi alle pretese della donna che ama, per compiacerla (senza alcuna promessa certa di controprestazione!), assume un rischio irragionevole in cambio di nulla! E come tutti sappiamo, compreso Boccaccio, questo non ha nulla di straordinario. Per amore di una donna e per soddisfare le sue pretese, molti uomini hanno commesso i gesti più irragionevoli, si sono rovinati in vita, hanno perso tutto, hanno persino rubato e commesso reati per poter offrire a lei regali pregiati, una comoda casa, vacanze e benessere, e nei casi più estremi hanno acconsentito ad aiutarla nella commissione di crimini atroci, come è l’omicidio, per pura vendetta o per liberarsi da qualcuno (di solito un compagno sentimentale). Insomma, nulla di straordinario che non succeda abitualmente nella società.

cavaliere,

Noncuranza verso le sofferenze maschili

D’altronde Boccaccio non sarà l’ultimo a descrivere, nel suo Decameron, comportamenti simili, la letteratura ne è piena. Ad esempio, nel Canto primo dell’Orlando innamorato, poema cavalleresco scritto da Boiardo nel 1483, durante i festeggiamenti di un torneo tra cavalieri, giunse la bella principessa del Catai Angelica, accompagnata dal fratello Argalìa. La bellezza della giovane stregò immediatamente i partecipanti alla giostra (compreso il protagonista Orlando), che acconsentirono senza indugio alla proposta della ragazza di combattere il fratello Argalìa in duello. Il vincitore l’avrebbe ottenuta in sposa, lo sconfitto sarebbe stato fatto prigioniero. Argalìa era dotato di armi magiche che gli assicuravano sempre la vittoria fino a che il buffo e imbranato Astolfo non riuscì a rubargliele durante la notte, e quindi Argalìa perì… I cavalieri agiscono allo stesso irragionevole modo di Chichibio, stregati. Ho capito, si tratta di un’opera di fantasia, obiezione che potrebbe valere per questa ed altre opere simili ma, al contrario di queste, l’opera di Boccaccio è caratterizzata dalla sua attinenza con la realtà. Boccaccio descrive un semplice gesto ordinario e comune. Dunque, quando Boiardo e altri autori descrivono un gesto simile nelle loro opere non fanno altro che “fotografare” un normale comportamento esistente nella realtà: gli uomini si prestano irragionevolmente a soddisfare i capricci delle donne.

Da questo irragionevole gesto emerge inoltre un’ultima succosa riflessione. Alla pari di Chichibio, anche Brunetta doveva essere – per forza di cose, viveva in quella società – consapevole dei rapporti tra le classi sociali, sapeva di certo del pericolo che la soddisfazione del suo capriccio avrebbe comportato per Chichibio. Eppure Brunetta non si fa problemi a chiedere, insiste, s’indispettisce, antepone la soddisfazione del suo capriccio a qualsiasi possibile strascico causato dalla sua richiesta a danno di Chichibio. In altre parole, Brunetta è completamente indifferente della sgradevole sorte che spetta a Chichibio per averla soddisfatta. Stesso atteggiamento della bella Angelica nell’Orlando innamorato, completamente indifferente del terribile destino (prigionia o morte) che rischiano i suoi spasimanti cavalieri per soddisfare la sua capricciosa volontà. Nessuna principessa in nessuna fiaba si è preoccupata delle fatiche e delle sofferenze degli eroi sconfitti che venivano a salvarla, la bella addormentata non si cura dei cavalieri caduti e morti nei rovi per causa sua. In altre parole, le donne amate chiedono ai loro spasimanti di soddisfare irragionevoli capricci, incuranti dalle negative conseguenze che da tutto ciò possa derivare sugli uomini.

scuola, decameron

In conclusione, il Decameron non rappresenta solo uno spaccato sociologico dei rapporti tra le classi, ma anche del rapporto tra i sessi. La novella di Chichibio cuoco mette in luce un enorme potere, invisibile e intangibile, delle donne sugli uomini, disposti a soddisfarle incorrendo in gravi rischi e pericoli. Gli uomini, pur di accontentare le donne amate, sono disposti alle più illogiche pazzie, anche a loro danno. Un potere femminile inaudito, incredibile, inverosimile e logicamente assurdo, che fa perdere agli uomini il senno e la ragione. Un potere tanto devastante quanto celata è la sua esistenza, raramente se ne parla, men che meno nella disamina storiografica e nella critica che il femminismo fa della realtà e del rapporto tra i sessi. Sul serio sono stato il primo in Italia, dopo aver letto la novella di Chichibio cuoco, ad aver fornito una lettura sociologica sul rapporto tra i sessi, rapporto che emana in maniera così evidente dal testo? Prendete le migliaia di scuole e le migliaia di docenti nel territorio italiano e moltiplicateli per le centinaia di migliaia di lezioni che hanno esaminato la novella di Chichibio cuoco e hanno taciuto sull’evidente rapporto sbilanciato tra Chichibio e Brunetta, forse allora troverete un nesso causa-effetto tra questo assordante silenzio e il trionfo dell’ideologia femminista, l’indifferenza che genera nella società la sofferenza maschile (suicidi, morti sul lavoro…), l’estromissione dei padri separati dai figli e la privazione dei loro beni, l’emanazione di leggi discriminatorie (di recente quella sul femminicidio), ecc. In altre parole, Boccaccio descrive ai lettori, con naturalità e senza alcun stupore, il potere dispotico che esercitavano i padroni sulle classi subalterne. Nel Trecento era la normalità. Oggi è un fatto straordinario e viene denunciato (anche a scuola). Boccaccio, nel suo Decameron, descrive pure, con naturalità e senza alcun stupore, il comportamento degli uomini di soddisfare irragionevolmente i capricci delle donne mettendo a rischio la propria incolumità e il comportamento delle donne di esigere dagli uomini la soddisfazione dei propri desideri senza curarsi della loro incolumità. Nel Trecento, e anche oggi, è la normalità (anche a scuola), come lo è ad esempio la sottrazione dei figli ai padri separati o l’espropriazione dei loro beni. Speriamo che in futuro diventino un fatto straordinario e vengano denunciati. Intanto, noi uomini continuiamo ad accontentare Brunetta.



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