L’aumento dei casi di abusi sessuali ai danni di minorenni, perpetrati da insegnanti donne nei confronti di ragazzi adolescenti e anche bambini da fenomeno sommerso negli ultimi anni sta finalmente ottenendo una luce meritata: l. Si tratta di un problema sistemico che scuote dalle fondamenta i pilastri dell’ideologia dominante, troppo spesso piegata a una visione vittimistica monodirezionale, tutta concentrata sui problemi presunti o reali delle donne. I casi raccolti negli Stati Uniti negli ultimi tre anni parlano chiaro: decine di insegnanti – tutte donne, tranne un’eccezione su ventuno episodi – sono state arrestate, giudicate e condannate per atti sessuali, molestie, violenze e perfino stupro contro studenti maschi, con vittime che spesso avevano meno di 14 anni.
Questo fenomeno, pressoché tabù per la narrazione mainstream guidata da una retorica femminista sempre più totalizzante, rivela una doppia ingiustizia ai danni dei persone di sesso maschile vittime di abusi: da una parte la violenza subita, dall’altra la scarsa attenzione mediatica che impedisce il riconoscimento e la difesa effettiva dei loro diritti. Le modalità di adescamento e abuso sono sempre più raffinate: molte docenti predatrici sfruttano i social media per contattare e sedurre i ragazzi, rimanendo convinte, in modo disturbante, di non commettere alcun crimine. Le condanne – spesso blande o oggetto di sconti di pena – svelano un sistema giudiziario che fatica ad affrontare in modo equo i crimini in base al sesso dell’autore, perpetuando lo stereotipo che la donna sia sempre “meno colpevole” o addirittura “vittima” delle sue stesse azioni.

Silenzio mediatico sugli abusi: la crisi della giustizia per i giovani uomini
Consultando la cronaca recente, emergono dettagli inquietanti riguardo la qualità delle violenze e degli abusi commessi: si passa da arresti per rapporti sessuali con 16enni a casi estremi come la condanna a 33 anni di carcere per una docente che abusava ripetutamente di ragazzini fra i 13 e i 14 anni. Ancora più gravi gli episodi che coinvolgono bambini di appena 10 o 11 anni, come documentato da diversi casi di abusi sessuali multipli e dalla registrazione dei soprusi, spesso aggravati dalla produzione e circolazione di materiale pedopornografico. Si tratta di casi americani, cui però diversi casi anche europei e italiani fanno sempre più frequentemente eco, con protagoniste docenti, ma sovente anche compagne o donne separate che non esitano ad abusare dei figli per compiacere il nuovo ganzo di turno. Ovunque la stampa si limita nella maggioranza dei casi a parlare di “relazioni” o “abusi”, evitando la parola “stupro” e contribuendo a minimizzare l’impatto della violenza subita dai ragazzi.
Dietro a questi orrori si cela una dissonanza collettiva: da un lato il discorso pubblico si fa sempre più monocorde nel rivendicare uguaglianza e diritti per le donne, dall’altro si perpetua l’idea secondo cui gli uomini, perfino da bambini, non possano soffrire, essere vittime di abusi o necessitare di protezione. Il risultato è un sistema profondamente squilibrato, che mortifica la dignità e i diritti di uomini e ragazzi dalle aule scolastiche alle aule dei tribunali. Occorre, oggi più che mai, invertire la rotta e ricostruire una cultura dell’equità reale, dove i ragazzi e gli uomini siano finalmente difesi con la stessa solerzia e determinazione, senza più tabù né silenzi imposti. Solo promuovendo apertamente la parità di tutela e di cure per tutti, senza discriminare in base al sesso, sarà possibile superare questa fase oscura e ristabilire un equilibrio sano e costruttivo nei rapporti tra uomini e donne – un equilibrio che la deriva ideologica femminista sta minando alla base, creando nuove vittime e nuove ingiustizie che la nostra società non può più permettersi di ignorare.