La crisi in occidente c’è e si vede. Eppure negli ultimi anni, la narrativa dominante nei media e nelle istituzioni occidentali si è focalizzata quasi esclusivamente sulle difficoltà e i problemi vissuti dalle donne, in particolare tra le giovani generazioni. In molti paesi – dal Canada alla Scandinavia, dal Regno Unito agli Stati Uniti – viene spesso sottolineato come le giovani donne siano oggi soggette a tassi di disagio mentale significativamente superiori rispetto ai loro coetanei uomini. A una prima lettura, questa apparente emergenza rischia di oscurare le vere cause strutturali e le conseguenze sociali profonde che stanno devastando il tessuto stesso del dialogo tra i sessi.
Dietro i dati che tracciano una generazione femminile in crescente crisi psicologica si nasconde una realtà ancora più preoccupante: l’esasperazione della retorica femminista ha alimentato un clima dove la colpevolizzazione degli uomini e la visione distorta dei rapporti di genere sono all’ordine del giorno. A titolo esemplificativo, in paesi come il Regno Unito, le giovani donne manifestano crescenti atteggiamenti di pessimismo, rabbia e ostilità verso gli uomini, fino a considerare «le cose contro di me, indipendentemente da quanto mi impegni» e a rifiutare il ruolo genitoriale e i valori tradizionali della famiglia. Addirittura, una percentuale crescente di giovani donne guarda con favore ideologie radicali e si distanzia dalla ricerca di una convivenza pacifica e rispettosa con il mondo maschile.
L’ideologia femminista sta peggiorando la crisi in occidente
Nel quadro di questa crisi culturale, la strategia adottata da molte istituzioni – compresa l’introduzione di programmi scolastici volti a proteggere le ragazze dal presunto “flagello della misoginia” – finisce per consolidare stereotipi tossici sugli uomini, descritti come un gruppo omogeneo portatore di rischi e negatività. Tuttavia, è proprio questa narrativa, alimentata dai media e da certe fiction televisive mal presentate come documentari, ad aver prodotto una vera e propria ondata di diffamazioni e distorsioni nei confronti degli adolescenti maschi, accusati di estremismo e misoginia senza dati scientificamente fondati. Le indagini più recenti, tuttavia, dimostrano come siano proprio le giovani donne a coltivare sentimenti di radicalizzazione, ostilità e avversione verso la controparte maschile. In particolare, l’idea che «i giovani uomini siano la vera minaccia» viene ora smentita dai fatti: non solo i ragazzi presentano minori problemi di salute mentale, ma sono sempre più spesso vittime di campagne discriminatorie e di un clima sociale che li marginalizza e li priva di adeguata tutela.
Un vero squilibrio sociale, quindi, che la propaganda femminista ha contribuito a promuovere, aggravando il disagio, la crisi e la solitudine degli uomini – spesso ignorati persino nei dibattiti sulle politiche di prevenzione e cura. In questo contesto, è urgente ricostruire un equilibrio tra i sessi e superare la logica divisiva: serve un cambiamento culturale che smetta di vedere gli uomini come antagonisti e promuova il reciproco rispetto nella società. Bisogna riconoscere che i diritti degli uomini sono oggi sotto attacco, proprio a causa di un sistema che favorisce la radicalizzazione e la mancanza di empatia. Questo squilibrio va contrastato con strumenti concreti: scientificità delle politiche, inclusione delle istanze maschili nelle agende pubbliche e una battaglia sociale e culturale per riaffermare il valore della mascolinità positiva, contro ogni tentativo di delegittimazione e marginalizzazione. Solo così si potrà ricostruire una società davvero cooperativa, dove uomini e donne possano collaborare da pari senza più sospetti, accuse e divisioni, ma nel nome di una nuova, autentica uguaglianza.