Ogni settimana la cronaca italiana ci regala una carrellata di episodi di violenza che, se solo si avesse il coraggio di leggerli senza i paraocchi ideologici, demolirebbero il mito della donna vittima per definizione e dell’uomo carnefice per dogma. L’ultima settimana non fa eccezione: tra tentativi di avvelenamento, aggressioni fisiche degne di un film splatter e stalking ossessivo, il cosiddetto “gentil sesso” si è dato parecchio da fare. Ma, come sempre, la narrazione dominante preferisce ignorare, minimizzare o, peggio, ridicolizzare la sofferenza maschile. Prendiamo il caso della donna che ha tentato di eliminare il marito con il topicida, non per disperazione ma per calcolo: il movente? Un mix di passione extraconiugale e, soprattutto, interesse economico. Eppure, nonostante una condanna a dieci anni confermata in appello, la signora è libera e gravata solo da un divieto di avvicinamento. Misura durissima, si fa per dire: forse bastava metterla dietro la lavagna per dieci minuti.
Non si tratta di un caso isolato. A Ferrara, la polizia si è trovata davanti a una scena da incubo: un uomo massacrato di calci, pugni, dita negli occhi e morsi dalla moglie, già nota alle forze dell’ordine per precedenti maltrattamenti e violenza. Evidentemente, la precedente condanna non è bastata a convincerla che forse, ogni tanto, sarebbe meglio limitarsi a una discussione civile. Ma la morale che ci viene propinata è sempre la stessa: servono centri di rieducazione per uomini violenti e finanziamenti a pioggia per i centri antiviolenza e le case-rifugio. Quando la violenza è donna, invece, si chiude un occhio (o due). Magari a ditate.

Stalking, persecuzioni e violenza: la realtà capovolta
E che dire delle nuove frontiere dello stalking? A Pordenone, una donna non si rassegna alla fine della relazione con un esponente delle forze dell’ordine e dà il via a una vera e propria escalation di persecuzioni: pedinamenti, violazioni di domicilio e persino bonifici bancari con causali minacciose per aggirare i blocchi social. Il giudice impone il divieto di avvicinamento, ma la narrazione pubblica resta sempre la stessa: servono centri di rieducazione per uomini autori di violenza e finanziamenti ai centri antiviolenza per sole donne. Quando la stalker è donna, invece, si preferisce parlare d’altro, magari della classifica del campionato, e in ogni caso si tratta sempre di “stalking al contrario” perché, si sa, soltanto gli uomini sono persecutori.
Il copione si ripete: la ragazza che non accetta la fine della storia e trasforma la vita dell’ex in un incubo, tra persecuzioni e minacce. Ma la morale, anche qui, è sempre la stessa: più centri di rieducazione per uomini, più fondi ai centri antiviolenza, più campagne di sensibilizzazione a senso unico. Nel frattempo, la violenza femminile sugli uomini viene sistematicamente occultata, minimizzata o ridicolizzata. Quanti altri casi dovranno emergere prima che si abbia il coraggio di guardare la realtà senza filtri ideologici? Invitiamo i lettori ad approfondire questi temi consultando gli altri articoli su LaFionda.com e i dati reali raccolti nell’Osservatorio Statistico: solo così sarà possibile rompere il muro di silenzio e ipocrisia che circonda la violenza sulle vittime più scomode, gli uomini.