Il generale Roberto Vannacci aveva tutti gli occhi puntati su di sé in questo fine settimana, in occasione dell’assemblea fondativa del suo partito “Futuro Nazionale”, e non solo non ha deluso le aspettative, ma è andato anche infinitamente oltre. Non ci soffermiamo sulle varie tematiche che non ci riguardano: come sempre ci concentriamo soltanto sui temi di nostra stretta competenza e in questo senso non è passato inosservato il battibecco avvenuto in conferenza stampa tra il generale e un giornalista sul tema del “femminicidio” (qui il video). In breve, Vannacci fa com’è solito fare: scrosta tutte le sovrastrutture cultural-ideologiche ammucchiate dalla narrazione dominante sopra un fatto reale e lo espone per quello che è, nudo e crudo. L’esito è inevitabile: «il femminicidio non esiste». Esiste, dice il generale, l’omicidio, con tutte le sfaccettature già previste dal Codice Penale che, parola di Costituzione, non può e non deve guardare al genere, alla religione, alla razza, o altro. La legge è uguale per tutti e non ci sono morti ammazzati di serie A (le donne) e morti ammazzati di serie B (gli uomini) e questa è la parità. Apriti cielo, i media novecenteschi titolano subito: “scandalo”, “Vannacci choc” e in rete si ha subito una divisione netta di opinioni. E qui la prima sorpresa: dal nostro screening sono schiaccianti i commenti di sollievo e di supporto rispetto a quelli critici.
È su quelli critici che vorremmo soffermarci: anzitutto è uno spettacolo da godersi appieno, frittatona di cipolle e birra gelata in mano. Sui leader del pensiero unico e, per osmosi, sulla plebe imbevuta di bugie ideologiche, cade un fulmine potente che genera cortocircuiti oltre il limite del comico, per chi conosce a fondo la materia, come noi che la studiamo da otto anni e più. Tra i mâitre à penser (i cosiddetti “cattivi maestri”) si schierano tutti, dalla senatrice Valente all’onorevole Carfagna, passando per la senatrice Bongiorno, da pennivendoli più o meno noti a personaggi e personaggetti dello spettacolo. Dietro di loro la canea di omuncoli e donnette che da una vita si abbeverano alla canna avvelenata della TV o dell’informazione filtrata dei social. Ed è impressionante come le loro reazioni, il loro tentativo di shitstorm coordinata, cadano clamorosamente nel vuoto, vere e proprie cannonate a salve. Il loro modo di esprimersi è convenzionale, trito e ritrito, ricadente perfettamente sotto la definizione di meme (una sorta di slogan, ma dal richiamo potenzialmente più potente). Fatevi un giro sui social: fioccano i “Vannacci ci riporta al Medioevo“, “Vannacci ripristinerà il delitto d’onore abolito poco tempo fa” (45 anni fa, n.d.A.!!!!), “Vannacci è ignorante, perché non tiene conto del movente” (che non è dimostrabile in tribunale, n.d.A.). Tutti standard della comunicazione mainstream, come “Moon River” è uno standard del jazz.

Caro Vannacci, puoi fare di più.
Se non ché il jazz suona bene anche nelle sue soluzioni più ardite, mentre questa campagna di risposta alla verità vera asserita da Vannacci suona stonata, stonatissima, senza alcuna presa. Capita così quando qualcuno in vista spoglia il re e ne addita le brutture, senza remore, senza paura. Perché di Vannacci tutto si può dire, tranne che abbia paura delle sue idee. La gente non ne può più di retorica femminista, di disequilibri e sbilanci in ogni settore della vita civile, anzitutto nei tribunali. La gente non ne può più del vittimismo d’ordinanza che non trova nessuna ma proprio nessuna conferma nei dati della realtà (sentenze di colpevolezza o casi “reali” di “femminicidio”, che secondo il Ministero dell’Interno nel 2026 ammontano alla spaventosa cifra di 3…). La gente ha bisogno di sentirsi dire le cose come stanno, come sono sempre state e come devono stare. Vannacci lo fa e manda ai matti chi sui fatti reali ha costruito un racconto fantasioso utile a pochi interessi circoscritti. Puoi bombardarla finché vuoi, ma la gente, per lo meno la maggioranza, non è stupida, fiuta la fregatura lontano un chilometro. Vannacci è un asso a svelare le truffe ed è ciò che ha fatto con la sua uscita sul “femminicidio”. Giusto qualche giorno fa ci offrivamo di dargli qualche dritta per scardinare la narrazione tossica che va per la maggiore e che ha infiltrato tutti i gangli dello Stato, generando odiose divisioni e competizioni tra due generi che dovrebbero essere uguali davanti alla legge, ma pare che per lo meno sul “femminicidio” sia già preparatissimo.
Sul quel tema evidentemente Vannacci non ha bisogno di formazione, è già ampiamente sul pezzo, tanto che se continua così finirà che non potremo esimerci dal dargli l’endorsement. Non perché siamo di destra. Preme ricordare che in passato abbiamo sostenuto un candidato comunista solo per il suo specchiato curriculum antifemminista. Perché è questo che conta per noi, a differenza dei tanti influencer sedicenti “antisessisti”: prima si spazzi via il femminismo, poi si parli (ed eventualmente ci si divida) del resto. Per conquistare il nostro voto, però, Vannacci dovrebbe fare qualche piccolo passo ulteriore sulla strada intrapresa. Citiamo i punti fondamentali, restando disponibili a discuterli con lui: uscita dalla discriminatoria e incostituzionale Convenzione di Istanbul, da cui in pratica stanno già uscendo tutti, Turchia in primis; verifica stringente dell’efficacia dei centri antiviolenza, loro estensione alle persone di sesso maschile e collegamento rigoroso dei finanziamenti ai risultati ottenuti; revisione radicale del “Codice Rosso”, generatore di un profluvio di false accuse che intasano procure e tribunali; rafforzamento netto del principio di bigenitorialità nel caso di separazioni e affidi. Se su questi temi il quadro non gli è chiaro, siamo pronti a presentargli i dossier giusti, con la garanzia che una presa di posizione in merito gli farà guadagnare ancor più consenso di quanto non abbia fatto la sua dichiarazione sul “femminicidio”. C’è una gigantesca comunità là fuori, silenziosa e sofferente, che attende di poter tornare a vivere in un contesto non più al contrario. Il generale Vannacci sembrerebbe avere la forza di farci uscire tutti dall’incubo. Teniamolo sotto osservazione, con la matita copiativa sotto mano. Ma pronti anche a lasciarla cadere al primo cedimento.