Settimana dopo settimana, la cronaca italiana continua a regalarci perle di doppio standard che smontano il mito della donna vittima per definizione e dell’uomo carnefice per dogma. Ma la narrazione pubblica, come un disco rotto, si ostina a ignorare la realtà: la violenza femminile sugli uomini esiste, è diffusa e, soprattutto, viene sistematicamente minimizzata o derubricata a folklore. Prendiamo il caso di Pescara: una donna di 33 anni, in preda a una furia degna di un film d’azione, insulta il fidanzato, tenta di sfondare la porta di casa e lo aggredisce fisicamente. Non paga, si scaglia anche contro gli agenti delle volanti, costringendo la polizia ad arrestarla. Eppure, come racconta la cronaca, l’accusa è solo di resistenza a pubblico ufficiale. Aggredire il fidanzato, evidentemente, non è reato degno di nota. La morale? Sempre la stessa: servono centri di rieducazione per uomini violenti, perché la violenza femminile non esiste, se non come nota di colore locale.
Non si tratta di episodi isolati. A Milano, due ragazze si sono rese protagoniste di un pestaggio ai danni di una coetanea, immortalato dai telefonini come da copione social. Quando la polizia locale interviene per sedare la rissa, le due non si limitano a ribellarsi: aggrediscono anche gli agenti, costringendo all’intervento i Carabinieri. Il servizio tv racconta che sono state fermate e ora sono sotto indagine. Ma il doppio standard ancora una volta non cambia: basta violenza, servono centri di rieducazione per uomini aggressivi. Perché, si sa, la violenza femminile è sempre un’eccezione, una stranezza da minimizzare o ridicolizzare.

Il doppio standard che non si spezza mai
E che dire del caso di Pesaro? Qui la narrazione raggiunge il paradosso: una donna scopre il tradimento del marito, viene lasciata e decide di vendicarsi inviando foto hard dell’uomo. Ma la legge sul revenge porn, inserita nel Codice Rosso per tutelare le donne, sembra non valere quando la carnefice è lei. La stampa si interroga: la rovinafamiglie è la donna, la vendetta è la sua, la denuncia per revenge porn è a suo carico. Ma la realtà è che il Codice Rosso, nato per proteggere le donne, si trasforma in una trappola a senso unico, confermando i doppi standard. Viviamo davvero in un mondo patriarcale e maschilista, come racconta la retorica dominante, o forse la realtà è molto più sfumata e scomoda da accettare?
Il copione si ripete, settimana dopo settimana: donne che aggrediscono partner, agenti, coetanee; donne che si vendicano con strumenti digitali e legali pensati per altri scopi; donne che, quando vengono fermate, trovano sempre una narrazione accomodante, una scusa, una minimizzazione. E mentre la società continua a finanziare centri di rieducazione e antiviolenza per uomini, nessuno si sogna di proporre lo stesso per il cosiddetto “gentil sesso”. La realtà del doppio standard bussa ogni giorno alla porta della cronaca, ma viene sistematicamente ignorata dal mainstream. Invitiamo i lettori a non fermarsi qui: esplorate gli altri articoli su LaFionda.com e consultate i dati reali raccolti nell’Osservatorio Statistico. Solo così sarà possibile rompere il muro di silenzio e ipocrisia che circonda la violenza sulle vittime più scomode, gli uomini.