Negli ultimi decenni, l’affermazione del pensiero femminista ha inciso profondamente sull’equilibrio tra i sessi, configurando un panorama sociale e normativo che, dietro la maschera dell’uguaglianza, ha progressivamente marginalizzato la tutela dei diritti degli uomini. Il racconto mainstream si è spesso concentrato quasi esclusivamente su certe istanze, lasciando completamente nell’ombra una realtà fatta di uomini vittime di violenza, falsi allarmi mediatici e sistemi giudiziari che penalizzano in modo sistematico la figura maschile, specialmente in ambito familiare e genitoriale. È indispensabile riscrivere la narrazione pubblica per riportare all’attenzione la questione maschile e restituire dignità e ascolto a una larga parte della popolazione costretta a subire le incongruenze prodotte da leggi e pratiche discriminatorie.
Le istituzioni, spinte dall’influenza di gruppi ideologizzati e da una visione unilaterale dei rapporti tra uomini e donne, spesso si dimostrano cieche di fronte al fenomeno della violenza subita dagli uomini. La rimozione sistematica della figura del maschio come possibile soggetto vulnerabile è, ormai, dimostrata dall’assenza di servizi dedicati, dalla scarsa attenzione della ricerca pubblica e dalla narrazione manipolata che emerge anche dai principali enti governativi. L’omissione deliberata di dati, come evidenziato da alcuni recenti confronti in istituzioni parlamentari estere, mostra come la selezione delle informazioni abbia lo scopo preciso di perpetuare il mito del maschio sempre e solo come carnefice, negando la complessità delle dinamiche relazionali e andando a impattare sui diritti.

Distorsioni e diritti negati: uomini invisibili e nuove ingiustizie
Le distorsioni prodotte dall’ideologia femminista non si limitano alla rappresentazione pubblica. In molti paesi occidentali, la macchina legislativa sembra oramai funzionare come un sistema punitivo nei confronti dell’uomo, con tribunali che valutano a priori la veridicità delle accuse in base al genere. L’esistenza di strumenti di autovalutazione per uomini vittime di coercizione e abusi, e il crescente interesse degli stessi enti governativi nel riconoscere almeno formalmente la portata del fenomeno, evidenziano che il problema è tutt’altro che marginale. Tuttavia, risulta ancora difficile per molti uomini denunciare, perché spesso trascurati dalle strutture di accoglienza e percepiti come soggetti indesiderati, prigionieri di uno stereotipo che li vuole solo carnefici e mai vittime. Persino la ricerca scientifica, come dimostrato da lavori che analizzano le differenze tra generi nell’infanzia, fa fatica a ottenere l’attenzione dovuta quando i risultati mettono in discussione i dogmi femministi.
Emergono esperienze di resistenza in tutto il mondo: campagne di sensibilizzazione che portano libri e risorse utili nei luoghi in cui gli uomini vivono la quotidianità – dai barbieri agli studi di medici di base – e testimonianze che arrivano sulle principali emittenti radiofoniche internazionali. Esistono gruppi di ricerca, associazioni e iniziative che producono materiale informativo destinato a chi vuole intervenire concretamente a sostegno degli uomini vittime di abusi e ingiustizie. Tuttavia, tutto questo rimane invisibile perché il sistema continua a silenziare il disagio maschile per paura di mettere in discussione le narrazioni dominanti. Il tempo è maturo per una nuova alleanza tra uomini e donne capace di abbattere i pregiudizi e di costruire una società veramente equa, dove il diritto all’ascolto, alla cura e alla protezione non sia appannaggio esclusivo di un sesso, ma rappresenti il fondamento di una rinnovata collaborazione e rispetto reciproci. Solo così si potrà realizzare un bilanciamento pacifico e costruttivo dei ruoli, superando definitivamente la pericolosa deriva di chi vede nei rapporti tra uomini e donne una guerra perenne priva di vincitori.