C’è un costo da pagare per le deviazioni ideologiche. Da oltre mezzo secolo, la narrativa dominante sulla cosiddetta “uguaglianza di genere” ha guardato soltanto a una metà dell’umanità, dimenticando del tutto ragazzi e uomini. L’opera di istituzioni internazionali, nate con la promessa di tutelare eguali diritti per tutti, ha finito per alimentare un sistema che ignora deliberatamente le gravi ingiustizie e disparità subite dagli uomini in ogni parte del mondo. L’ideologia femminista, divenuta oramai dogma, interpreta la realtà con una lente parziale, trasformando ogni confronto tra i sessi in una competizione dove solo le rivendicazioni femminili sono ascoltate, finanziate e promosse. La promessa originaria di pari dignità per tutti è stata sistematicamente disattesa.
Nonostante il racconto mediatico e accademico si soffermi costantemente sulle difficoltà femminili, la situazione di milioni di uomini e ragazzi viene ignorata anche di fronte a dati allarmanti: in oltre 130 nazioni, i maschi sono quelli che più frequentemente ripetono l’anno scolastico o abbandonano gli studi, restando sempre più indietro rispetto alle coetanee (basti guardare i rapporti UNESCO). Mentre si celebrano le conquiste delle donne, non si dice che il tasso di suicidio maschile è più che doppio rispetto a quello femminile (secondo i dati OMS), che gli uomini rappresentano circa l’80% delle vittime di omicidio nel mondo (report ONU), e che oltre il triplo degli incidenti mortali sul lavoro colpisce proprio i lavoratori uomini (secondo le pubblicazioni ILO). Un costo globale che pare non interessare a nessuno.

Riequilibrare il costo per gli uomini: una questione di giustizia sociale
Questi numeri non sono semplici statistiche, ma testimoniano il costo globale, una vera e propria emergenza sociale, resa invisibile da decenni di politiche sbilanciate e discorsi pubblici asserviti a logiche di parte. Mentre ogni svantaggio femminile viene denunciato e trasformato in battaglia civile, le difficoltà degli uomini restano un tabù: il fenomeno dei senzatetto riguarda in prevalenza individui di sesso maschile, la crisi educativa è silenziosa ma devastante, e la narrazione su genitorialità, falso allarme su presunte violenze, giustizia penale e rappresentazione mediatica degli uomini consolida stereotipi e diffidenza. Non basta più fingere che il progresso sia questione di quote rosa o poltrone in CdA: serve invece interrogarsi su come il sistema stia abbandonando uomini e ragazzi, dal banco di scuola al posto di lavoro, dal disagio esistenziale alle tutele legali, dalla casa familiare fino ai margini della società.
Il cambiamento deve partire da una nuova presa di coscienza collettiva, non più condizionata da ideologismi ormai superati. Dobbiamo pretendere che i dati sugli uomini siano sempre raccolti, pubblicati e messi al centro di ogni analisi sociale che ne valuti il costo; che le istituzioni si dotino di organi e strutture capaci di affrontare direttamente questi problemi; che venga riconosciuta l’importanza di promuovere realmente pari opportunità, senza esclusioni di sorta. Solo così si potrà ricostruire un equilibrio autentico e collaborativo fra uomini e donne, dove il benessere di tutti sia davvero garantito, e non solo quello di chi gode della protezione di lobby e slogan. L’uguaglianza vera nasce dal rispetto e dalla cura per ogni essere umano, non dalla discriminazione inversa mascherata da emancipazione.