Per anni, la “Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere”, per gli amici “Commissione femminicidio“, è stata un punto di riferimento del femminismo politico e suprematista. Una sorta di caposaldo potentemente fortificato e politicamente presidiato, una cinghia di trasmissione tra le istanze dell’associazionismo femminista d’affari, a sua volta collegato con le centrali sovranazionali (EIGE, UN Women, eccetera), e le decisioni poi imposte tramite leggi a tutto il Paese. Non solo: le varie relazioni, report, dossier prodotti dalla “Commissione femminicidio” sono stati spesso presi a riferimento, nonostante il loro contenuti mediamente meno che ridicoli dal punto di vista del metodo e del merito, per riflessioni pubbliche o per rafforzare posizioni talvolta individuali (vedasi il caso Massaro-Apadula), talaltra collettive, come l’immarcescibile (perché già marcio) concetto degli uomini tuti carnefici e le donne tutte vittime.
Ora che il reato di “femminicidio” è stato precisamente codificato, assorbendo nell’ordinamento italiano l’esatta definizione data proprio dagli organismi internazionali oltre che (per quello che contano) dalle varie associazioni femministe, si scopre che si tratta di un fenomeno infinitamente al di sotto della soglia fisiologica. Quando circa 25 milioni di uomini si relazionano con circa 26 milioni di donne e l’incontro produce una decina di donne vittime di “femminicidio” all’anno, possiamo ben dire di non essere di fronte a una mattanza, un olocausto, una strage, termini usati da sempre per descrivere il fenomeno, bensì davanti a un miracolo che meriterebbe agli uomini italiani un monumento. Ben intesi: anche uno solo di quei fenomeni sarebbe troppo, ma dato che non viviamo nel mondo di John Lennon, occorre prendere atto che l’Italia è uno dei paesi in assoluto più sicuri per le donne in Europa e nel Mondo.

La Commissione sul nulla
Aggiungiamo a questo una riflessione istituzionale di cui forse non tutti sono consapevoli. Cos’è una Commissione Parlamentare d’Inchiesta e a cosa serve? Per la legge si tratta di un consesso costituito all’interno del Parlamento con poteri uguali a quelli della Magistratura (a cui però non può sovrapporsi) con il compito di fare luce su fenomeni critici ben definiti e circoscritti, allo scopo di contribuire a risolvere la criticità. Qui c’è la prima anomalia: per tre legislature la “Commissione femminicidio” si è costituita per indagare su un fenomeno che è stato precisamente definito soltanto nel dicembre 2025. Prima allora su cosa ha indagato? Sul nulla: era solo un pretesto per costituire una casamatta del potere femminista, presidiarne il business e il ruolo di clientela politica. Ora che i numeri del fenomeno sono chiari, però, emerge una seconda e ben più grave anomalia. Su cosa sta indagando la “Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere”? Di fatto, su un fenomeno che accade una decina di volte all’anno.
Per intenderci, nella storia repubblicana, commissioni d’inchiesta sono state istituite per questioni tipo i fenomeni criminali e mafiosi (dal 1962); sul terrorismo e stragi di Stato (dal 1988 al 2001); sul caso Moro (la prima nel 1979); sui poteri occulti e le logge massoniche deviate (tra il 1981 e il 1984); su omicidi e casi internazionali irrisolti (2004); sul sistema bancario e finanziario (2017). Insomma, mica bruscolini. In ogni caso, al netto dei vari interessi politici che ne hanno generato l’istituzione, si trattava di questioni di grande importanza o di vera gravità. Chi ha vissuto gli anni ’80 ricorda le stragi di mafia, la questione della P2 e altre anomalie strutturali capaci di far tremare tutto intero l’impianto istituzionale italiano. Da sempre, le commissioni parlamentari d’inchiesta si occupano di tematiche del genere, a confronto delle quali il fenomeno del “femminicidio” rappresenta un pulviscolo trasformato artatamente in tempesta. Da tre legislature, in sostanza, in Italia viene istituita, pagata e ascoltata come fosse autorevole una commissione parlamentare d’inchiesta su un fumo al di sotto del quale non c’è nemmeno un brandello d’arrosto. Alla luce di ciò e dei numeri precisi finalmente rilevati, non sarebbe dunque il caso di scioglierla e mandarne i componenti finalmente a lavorare?