La grande contraddizione della nostra epoca è che la cultura (o ideologia?) contemporanea rivendica il valore del «naturale» in ogni ambito, dall’alimentazione, all’abbigliamento, all’ambiente, ma sembra rinnegare questo principio quando si parla dell’essere umano. In ambito antropologico, infatti, si esalta il diritto di sovvertire creativamente la realtà biologica, fino a sostenere che i sessi non esistano, che siano soltanto una costruzione sociale e che la biologia non abbia alcun ruolo nella definizione dell’identità sessuale. Eppure, proprio per modificare il sesso biologico, si ricorre alla biologia stessa, attraverso trattamenti ormonali. Il paradosso è evidente: si nega la biologia sul piano teorico, ma la si invoca e la si utilizza sul piano pratico per trasformare la realtà che si pretende di negare.
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Rimane per me un mistero il fatto che ogni volta che si parla di persone transgender, che partecipano alle competizioni sportive, riguardi sempre uomini che diventano donne, e mai il contrario. Secondo l’ideologia di genere, un uomo transgender e sottoposto a trattamento ormonale che partecipa a competizioni femminili, non conserva alcun vantaggio rispetto alle altre atlete. Quindi, se i sessi non esistono né esistono vantaggi, capisco che una ragazza che diventa ragazzo potrebbe tranquillamente giocare in squadre maschili, dopo essere stata sottoposta a un trattamento ormonale per raggiungere i livelli di testosterone maschili. Questo, per quanto ne so, non è mai successo.
Ideologia di genere o astrologia?
In Spagna, per legge, si può modificare sesso (e nome, in linea con il sesso scelto), senza alcun bisogno di transizione né di presentare documentazione di sorta (certificati medici, interventi ormonali o chirurgici…), in base alla sola dichiarazione e desiderio del dichiarante. Nuovo traguardo raggiunto nel lungo cammino verso la conquista dei diritti. Sinceramente, non ne capisco le limitazioni, la legge dovrebbe essere molto più ampia. Il concetto dovrebbe estendersi anche ad altri aspetti, oltre a quello dell’identità sessuale o di genere, per esempio alla razza, in modo da garantire a un aborigeno australiano il pieno diritto di essere identificato come una signorina nordica. O addirittura alla specie, consentendo a qualsiasi cittadino o cittadina, come potrebbe essere la ragazzina in questione, di essere riconosciuto come una vipera o come una scimmia, senza doverlo dimostrare più volte al giorno.
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La teoria di genere è l’astrologia del XXI secolo? Non lo so, l’altro giorno, parlando con un mio vicino, mi diceva di credere di essere bisessuale perché faceva l’amore ogni due anni. Per fortuna non ha mai dovuto scegliere l’identità di genere tra le numerose possibilità proposte tempo fa da piattaforme come Facebook o Tumblr per iscriversi, dove, in quest’ultimo caso, erano arrivati a 112 voci. Sto ancora cercando di decifrare cosa stiano a significare alcune di queste, come adamasgender, espigender, quoigender, aerogender, proxvir, cassflux, aliusgender, apconsugender, blurgender, venngender, horogender, deliciagender, duragender, genderpunk o juxera. Non mi stupisce che, accertata la diffusa ignoranza della plebe in questa materia, stiano includendo nei curriculum didattici il genere nelle materie a scuola. Matematica di genere: 2 più 2 fa 5 perché uno dei due si autopercepisce come 3. Oppure questioni di fondamentale importanza oggigiorno nella lotta al femminicidio: se una donna cis e una donna trans si picchiano, e una lotta tra donne?
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Se si castra un toro non si ottiene una vacca, si ottiene una mucca. Se si castra un gallo non si ottiene una gallina, si ottiene un cappone (più grasso del pollo e con carne più tenere). Se si castra un uomo non si ottiene una donna, si ottiene un eunuco. La castrazione non produce una transizione da un sesso all’altro, produce un essere castrato.

La derattizzazione di genere
Il comune della città di Murcia in Spagna ha indetto un bando «per la formalizzazione del contratto di “Realizzazione del programma di derattizzazione e disinsettazione del comune di Murcia, con prospettiva di genere“» (Pubblicato nel Boletín Oficial del Estado, Gazzetta ufficiale spagnola, «BOE», dell’16.01.2018). Secondo voi, cosa vuol dire? Si ammazzano soltanto gli animali di un sesso specifico? Si ammazzano soltanto gli animali che rischiano di disturbare agli esseri umani di un sesso specifico? Le persone assunte nell’intervento saranno soltanto di un sesso specifico? Come si fa una disinfestazione con prospettiva di genere?
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Parlando di animali, trovo spesso che le normative a tutela degli animali sono in contraddizione con quelle che stabiliscono il comportamento tra gli esseri umani, e, paradossalmente, a sostenerle in entrambe i casi sono di solito le stesse persone. Ad esempio, le procedure chirurgiche sugli animali per scopi estetici sono vietate e limitate in molti paesi, tra cui Australia, Svezia, Norvegia, Germania, Paesi Bassi, Grecia, Lussemburgo e Austria. In Italia è vietato tagliare le orecchie ai cani ma non il prepuzio ai bambini. In pratica, la circoncisione, non per motivi medici, è permessa sui bambini là dove altri interventi simili sugli animali sono vietati. Ad esempio, è vietato danneggiare le specie protette «in qualsiasi stadio del ciclo biologico», ad esempio distruggere un uovo di aquila reale è punito col carcere (2 anni in Spagna), ma l’aborto è permesso. In pratica, le legge riconosce l’essenza e l’interdipendenza dell’evoluzione dell’essere già nei primi stadi della vita degli animali e la nega per l’essere umano. Ad esempio, molti regolamenti comunali vietano l’acquisto di cani prima dei tre mesi di vita, per non separarli dalla madre, alcune leggi regionali (ad es. Lombardia) impongono di non cedere i cuccioli di cani o gatti prima dei 60 giorni. Un bambino invece, nato con la modalità di utero in affitto, là dove le leggi nazionali lo permettono, può essere pacificamente strappato subito dopo la nascita alla madre, e consegnato ai due papà gay che lo hanno voluto. In pratica, l’ideologia di genere teorizza che un bambino può essere allevato da un padre e una madre o da due uomini o due donne senza che ci sia alcuna differenza, quello che conta è solo un generico “amore”, in quanto tra uomini e donne le differenze sono solo culturali. Da qui deriva l’idea che un bambino possa essere progettato e impiantato nell’utero di una donna in affitto, quindi fatto nascere, e allontanato subito dalla madre senza nessuna ricaduta sul bambino, dove le normative riconoscono il danno recato sugli altri animali.

Il genere non esiste (a seconda dei vantaggi)
Il politicamente corretto consiste in un agglomerato di idee a favore del bene e contro il male, tra le quali il femminismo e l’ideologia di genere occupano un posto preminente. Di solito consiste nella lotta antipatriarcale in assenza di patriarcato, nella lotta contro l’omofobia in assenza di omofobia, nella lotta antirazzista in assenza di razzismo o nella lotta antifascista in assenza di fascismo, dove l’unico obiettivo comune diventa una guerra all’identità, alla tradizione e alla natura. E così capita che in un’università londinese gli studenti si rifiutano di studiare i filosofi bianchi perché portatori di una mentalità razzista o una professoressa americana della University of Pennsylvania, Ali Michael, sceglie di non avere figli perché di razza bianca, in segno di rispetto verso gli afroamericani, oppure un’artista, Marina Abramovich, si vanta pubblicamente del fatto di aver abortito tre volte in ossequio all’idea di emancipazione femminile e femminista. In nome del politically correct, negli ultimi anni ci si è dati da fare per sfumare l’idea che uomini e donne sono stati sottoposti a pressioni evolutive diverse e sono quindi separati da un solco profondo. Le differenze sarebbero trascurabili ed è stata declassata al rango di boutade la tesi secondo cui le donne vengono da Venere e gli uomini da Marte. In altre parole, secondo il politically correct il femminismo della differenza sarebbe una boutade.
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Dal femminismo istituzionale arrivano continue campagne per promuovere l’idea che “i giocatoli non hanno genere”, “l’abbigliamento non ha genere”, “le professioni non hanno genere”, “gli studi non hanno genere”, “gli sport non hanno genere”, ecc. perché il genere non esiste, il genere è una costruzione sociale, una costruzione patriarcale. Se i giocatoli, gli studi, le professioni, l’abbigliamento, gli sport e tante altre cose non hanno genere, perché la violenza sì ha genere? Sembra che nel mondo per il femminismo ci siano cose che non hanno genere e cose che hanno genere, a seconda del momento e dell’opportunità. La violenza sì ha genere: la violenza di genere! In questo caso, il genere non è una costruzione sociale e patriarcale. Così come non lo è nel linguaggio, il linguaggio sessista ha genere; neppure nella medicina, «arriva la medicina di genere, la disciplina che salva delle vite». Grazie al femminismo oggi esiste un approccio di genere nella medicina, perché «né i corpi degli uomini e delle donne sono uguali né lo sono le loro malattie, né la costituzione fisica né la sensibilità al dolore» – un approccio che, a quanto pare, la medicina tradizionale e patriarcale non aveva (eppure la ginecologia vanta una storia millenaria, già nell’Antico Egitto nel papiro di Kahun, 1800 a.C., compaiono descrizioni di patologie e rimedi per la salute femminile). Grazie a questo approccio sappiamo che i disturbi mentali si manifestano con modalità diversa nei due sessi per quanto riguarda la frequenza, i fattori di rischio, il decorso, la sintomatologia ed il ricorso al trattamento. La rara patologia neurologica dello sviluppo della sindrome di Rett (RTT) colpisce prevalentemente soggetti di sesso femminile. La malattia di Parkinson è da 1,4 a 2 volte più frequente negli uomini che nelle donne. Nella malattia dell’Alzheimer le donne rappresentano i due terzi del totale dei soggetti malati. In conclusione, il genere esiste e non esiste, uomini e donne siamo uguali e non lo siamo, e semmai vi capita di avere qualche dubbio, chiedete a una femminista, che saprà dirvi al momento giusto, se è corretto o meno parlare di genere.