La Fionda

Europa, 1984: l’Unione Europea e la sua Psicopolizia (1)

L’Unione Europea attraverso il suo braccio esecutivo, la Commissione Europea, ha avviato da circa un decennio una strategia per manipolare l’informazione globale sul web. Non è “complottismo”, non è “dietrologia” e purtroppo non è neanche una minaccia di un pericolo futuro: basta leggere il report relativo a un’indagine svolta in merito della Commissione Giustizia della House of Representatives statunitense (l’equivalente della nostra Camera dei Deputati), documentata in un rapporto uscito a inizio febbraio, per rendersi conto che quanto denunciato da J. D. Vance un anno fa non rappresenta un ipotetico rischio né un’esagerazione propagandistica, ma una cruda realtà. Sia chiaro: la manipolazione dell’informazione è uno strumento onnipresente nell’amministrazione del potere, e gli stessi Stati Uniti non sono innocenti in questo senso, basti ricordare le pressioni dell’amministrazione Biden-Harris su Meta, ammesse in seguito da Zuckerberg, per censurare determinati tipi di contenuti. Ma grazie all’esistenza di una pluralità di poteri e sovranità nazionali dagli interessi in parte divergenti, queste manipolazioni possono venire alla luce, nell’interesse primario di qualcuno, certo, ma a beneficio di tutti. Il motore che ha spinto la Commissione Giustizia della Camera USA a intraprendere quest’inchiesta e pubblicarne i risultati è proprio la necessità di tutelare l’autonomia politica statunitense, anche nel campo dell’informazione e del dibattito pubblico sul web (tutelato dal Primo Emendamento che garantisce la libertà di pensiero e di espressione, ponendola al di sopra degli stessi poteri dello Stato).

Il report si intitola “La minaccia della censura straniera: la campagna europea per censurare l’Internet globale, e il suo impatto sulla libertà di espressione negli Stati Uniti” e si basa sull’analisi di «migliaia di documenti non pubblici, tra comunicazioni interne e con la Commissione Europea» ottenuti con mandato giudiziario presso dieci compagnie tecnologiche che si occupano di web, informazione e social media, tra cui Meta (che controlla Facebook e Instagram), Alphabet (che controlla Google e YouTube), Amazon, X, TikTok, Microsoft, Apple. Sono infatti le “Very Large Online Platforms” (VLOPs), piattaforme con un numero molto elevato di accessi mensili il bersaglio del Digital Service Act (DSA) emesso dall’Unione Europea nel 2022 (ne avevamo parlato qui) per regolamentarne – leggi: oscurarne, se ritenuto necessario – i contenuti. Come si legge nel report: «Il DSA richiede alle VLOPs di identificare e neutralizzare i “rischi sistemici” di “contenuti ingannevoli o disinformatori” e “discorsi d’odio” che comportino “un impatto negativo, attuale o potenziale, sul dibattito pubblico, sui processi elettorali e sulla pubblica sicurezza”: questa definizione è abbastanza ampia e vaga da comprendere non solo i contenuti oggettivamente illeciti, ma anche qualsiasi contenuto ritenuto negativo dai burocrati UE». Nella maggioranza dei casi, le grandi piattaforme web costituiscono ormai il principale strumento del dibattito pubblico e per collegare l’utente medio con siti e soggetti di minor portata, tra cui le testate giornalistiche: un intervento di questo tipo può rendere praticamente invisibile un contenuto “sgradito” pubblicato da una di queste realtà.

Unione Europea Renate Nikolay DG Connect legge sui servizi digitali censura
Renate Nikolay, vicedirettore di DG Connect

Il “Ministero della Verità” dell’Unione Europea.

Ma il report documenta come il DSA sia “solo” il culmine, il completamento di una struttura censoria – come il “Ministero della Verità” di orwelliana memoria, uno dei cui slogan era Ignorance is strenght, “l’ignoranza è forza” – attiva già da circa un decennio, e i cui tentacoli arrivano appunto a manipolare la regimentazione e la fruizione dei contenuti del web in ogni parte del mondo. Com’è possibile? Semplice, con la scusa che sebbene una compagnia abbia sede fuori dall’Europa, quando un contenuto va su una sua piattaforma online esso è potenzialmente fruibile da utenti di tutto il mondo, quindi anche europei: e per la compagnia in questione sarebbe estremamente complesso e antieconomico implementare dei meccanismi che individuino i contenuti da oscurare e applichino tali censure in modo selettivo per l’utenza europea. Inoltre non sarebbe sufficiente, perché tramite le reti VPN (Virtual Private Network) si può nascondere l’origine geografica della propria utenza, quindi anche misure selettive di questo tipo non darebbero all’UE la garanzia che nessun utente sul proprio territorio possa essere esposto ai contenuti “sgraditi”. Alle grandi compagnie, di qualsiasi parte del mondo, se vogliono restare sul mercato UE e non rischiare le sanzioni esorbitanti previste dal DSA (fino al 6% del fatturato globale), conviene risolvere il problema alla radice applicando in modo generalizzato i criteri di regimentazione dei contenuti richiesti dall’Unione Europea: è il cosiddetto “effetto Brussels”, analogo e parallelo alle dinamiche della finanza ESG (che abbiamo illustrato qui).

Tutto inizia nel 2015 quando la Direzione Generale della Commissione Europea sulla Migrazione e gli Affari Interni fonda l’EU Internet Forum, una rete che collega il direttivo UE, le compagnie tecnologiche e varie organizzazioni non governative, inizialmente allo scopo di coordinare misure contro l’uso illecito del web da parte di reti terroristiche e “estremisti violenti”. Ben presto, però, questi strumenti vengono ampliati al fine di regimentare anche contenuti leciti, ma contrari alla narrazione politica desiderata, con le solite scuse del contrasto alla “disinformazione” e ai “discorsi d’odio” che costituirebbero un “rischio sistemico” di radicalizzazione. Da questi forum vengono stilati due “codici di condotta”: quello per il contrasto all’Hate speech nel 2016 e due anni dopo quello per il contrasto alla Disinformation. Sulla carta, l’adesione e l’applicazione di criteri e misure prescritte in questi “codici di condotta” è volontaria da parte delle grandi compagnie tecnologiche, e basata su valutazioni autonome (stabilire cosa sia “discorso d’odio” e cosa no, cosa sia “informazione scorretta” e cosa no, implica spesso elementi soggettivi e arbitrari di valutazione). Ma i documenti svelati dalla Commissione Giustizia statunitense dimostrano che, fin da subito, questi “codici” sono stati trattati dalla dirigenza UE come regolamenti vincolanti, sotto la minaccia delle sanzioni economiche, e vincolati, ai criteri specifici dettati dalla stessa dirigenza europea.

unione europea commissione codice di condotta DSA media web
“Le compagnie disobbedienti rischieranno sanzioni fino al 6% del fatturato globale.”

Il ricatto dietro l’“adesione volontaria”.

L’adesione a questi “codici di condotta” è stata specificamente indicata come il criterio principale per valutare se una compagnia stia applicando o meno le misure ritenute idonee a garantire la non violazione del DSA, trasformato in questo modo in un meccanismo ricattatorio: o aderisci ai nostri “codici di condotta”, oppure sarai “particolarmente attenzionato” per una sanzione. E questo ricatto è stato, fin da subito, esplicito. Ad es. in un post della Commissione UE del giugno 2022 si legge: «Il Codice di condotta sulla disinformazione sarà applicato mediante il DSA: in altre parole, le compagnie che non aderiscono potranno rischiare sanzioni fino al 6% del fatturato globale». Di nuovo in un meeting del settembre 2024 con i firmatari dei codici di condotta, Renate Nikolay, vice-direttore di DG-Connect (la Direzione generale della Commissione Europea per le “reti di comunicazione, contenuto e tecnologia”), specifica ai delegati delle compagnie che «l’adesione ai codici di condotta UE costituisce una forte misura di riduzione del rischio» e che la mancata adesione «sarà tenuta di conto nel valutare se una compagnia stia ottemperando o meno agli obblighi previsti dal DSA». E data la vaghezza dei criteri implicati e l’estrema complessità dei grandi sistemi web, volendo qualche magagna si trova sempre.

Lo dimostra il caso della multa da 120 milioni di dollari comminata a X, il social media di Elon Musk, a fine anno scorso, al termine di un’inchiesta iniziata casualmente due mesi dopo il ritiro da parte di X dell’adesione al “Codice di condotta contro la disinformazione”, adducendo motivazioni poco credibili (trattate in modo dettagliato alle pagg. 125-135 del report). Oltre all’implementazione di tali criteri nelle proprie linee-guida, risultanti in una selezione preventiva dei contenuti da oscurare (di cui le compagnie sono tenute a dar conto dettagliatamente in periodici meetings con i commissari UE), le VLOPs sono obbligate a dare immediata e compiacente risposta alle segnalazioni di “fact-checkers” (“verificatori della correttezza dell’informazione”) e “trusted flaggers” (“segnalatori affidabili”) certificati e foraggiati dalla dirigenza europea, spesso in conflitto di interessi. La censura in questione non è da intendersi necessariamente nella forma della rimozione del contenuto o dell’account dell’utente, ma più spesso assume la forma, più subdola perché difficilmente individuabile, di un “oscuramento” tale che il contenuto o l’utente resta online, ma non è visibile nei feeds degli altri utenti; oppure di “demonetizzazione” dei contenuti “incriminati”, in modo da disincentivare i “content creators” dal proseguire quel tipo di narrazione. Nel report sono documentate svariate applicazioni concrete di questi meccanismi: nella seconda e ultima parte di questo articolo forniremo alcuni esempi in dettaglio, rimandando i lettori interessati alla lettura integrale del documento.



Condividi


Read Previous

Bambini maschi e l’indifferenza globale verso i diritti

Politica su Privacy & Cookie
Privacy & Cookies policy
Cookie name Active
eu_cookies_bar
eu_cookies_bar_block
Chi siamo

Siamo un gruppo di studiosi attivi nell'analisi delle relazioni di genere e nella lotta contro il femminismo.

L'indirizzo del nostro sito è https://www.lafionda.com.

Quali dati personali raccogliamo e perché

Questo sito è gestito in Wordpress, che  non raccoglie dati personali sui visitatori e raccoglie solo i dati mostrati nella schermata profilo utente dagli utenti registrati, tuttavia in questo sito non è prevista alcuna registrazione degli utenti. Gli unici plugin che raccolgono dati sono quelli relativi al modulo di contatto per permettere agli utenti di scrivere alla redazione, e alla newsletter, che richiedono nome, cognome e indirizzo email.

Commenti

Quando i visitatori lasciano commenti sul sito, raccogliamo i dati mostrati nel modulo dei commenti oltre all'indirizzo IP del visitatore e la stringa dello user agent del browser per facilitare il rilevamento dello spam. Una stringa anonimizzata creata a partire dal tuo indirizzo email (altrimenti detta hash) può essere fornita al servizio Gravatar per vedere se lo stai usando. La privacy policy del servizio Gravatar è disponibile qui: https://automattic.com/privacy/. Dopo l'approvazione del tuo commento, la tua immagine del profilo è visibile al pubblico nel contesto del tuo commento.

Media Se carichi immagini sul sito web, dovresti evitare di caricare immagini che includono i dati di posizione incorporati (EXIF GPS). I visitatori del sito web possono scaricare ed estrarre qualsiasi dato sulla posizione dalle immagini sul sito web. Modulo di contatto Il modulo di contatto previsto dal sito prevede soltanto la raccolta di nome, cognome ed email di chi vuole scrivere alla redazione. Cookie Se lasci un commento sul nostro sito, puoi scegliere di salvare il tuo nome, indirizzo email e sito web nei cookie. Sono usati per la tua comodità in modo che tu non debba inserire nuovamente i tuoi dati quando lasci un altro commento. Questi cookie dureranno per un anno. Se visiti la pagina di login, verrà impostato un cookie temporaneo per determinare se il tuo browser accetta i cookie. Questo cookie non contiene dati personali e viene eliminato quando chiudi il browser. Quando effettui l'accesso, verranno impostati diversi cookie per salvare le tue informazioni di accesso e le tue opzioni di visualizzazione dello schermo. I cookie di accesso durano due giorni mentre i cookie per le opzioni dello schermo durano un anno. Se selezioni "Ricordami", il tuo accesso persisterà per due settimane. Se esci dal tuo account, i cookie di accesso verranno rimossi. Se modifichi o pubblichi un articolo, un cookie aggiuntivo verrà salvato nel tuo browser. Questo cookie non include dati personali, ma indica semplicemente l'ID dell'articolo appena modificato. Scade dopo 1 giorno. Cookie Gli articoli su questo sito possono includere contenuti incorporati (ad esempio video, immagini, articoli, ecc.). I contenuti incorporati da altri siti web si comportano esattamente allo stesso modo come se il visitatore avesse visitato l'altro sito web. Questi siti web possono raccogliere dati su di te, usare cookie, integrare ulteriori tracciamenti di terze parti e monitorare l'interazione con essi, incluso il tracciamento della tua interazione con il contenuto incorporato se hai un account e sei connesso a quei siti web. Analytics Il sito raccoglie statistiche sulle visite tramite il servizio Google Analytics, la qui privacy policy può essere letta qui. Con chi condividiamo i tuoi dati I dati che conferisci tramite questo sito non vengono condivisi con nessuno. Per quanto tempo conserviamo i tuoi dati Se lasci un commento, il commento e i relativi metadati vengono conservati a tempo indeterminato. È così che possiamo riconoscere e approvare automaticamente eventuali commenti successivi invece di tenerli in una coda di moderazione. Quali diritti hai sui tuoi dati Se hai lasciato commenti, puoi richiedere di ricevere un file esportato dal sito con i dati personali che abbiamo su di te, compresi i dati che ci hai fornito. Puoi anche richiedere che cancelliamo tutti i dati personali che ti riguardano. Questo non include i dati che siamo obbligati a conservare per scopi amministrativi, legali o di sicurezza. Dove spediamo i tuoi dati I tuoi dati non vengono spediti al di fuori dell'Unione Europea.I commenti dei visitatori possono essere controllati attraverso un servizio di rilevamento automatico dello spam. Il nostro contatto Per informazioni sulla gestione della privacy puoi scriverci a lafionda.info@gmail.com
Save settings