Nel mondo iper-connesso del web di oggi, le piattaforme digitali sono spazio di espressione, opinione e confronto. Tuttavia, assistiamo sempre più spesso ad una narrazione distorta che dipinge il web come un luogo pericoloso soltanto per le donne, alimentando un nocivo stereotipo secondo cui il solo genere femminile sarebbe vittima di molestie online. Alla radice di questa visione c’è una radicata ideologia femminista che, tramite comunicazioni ufficiali e campagne mediatiche globali, plasma l’opinione pubblica e le politiche digitali a esclusivo vantaggio di una metà della popolazione, ignorando sistematicamente le difficoltà vissute dagli uomini.
Numerosi dati, come quelli raccolti e analizzati da ricercatori indipendenti, mostrano una realtà molto diversa da quella raccontata da certe organizzazioni internazionali. Ad esempio, recenti studi e infografiche evidenziano che il fenomeno delle molestie sul web colpisce uomini e donne in maniera quasi identica. Gli uomini, anzi, risultano spesso più esposti ad attacchi diretti, insulti, minacce e campagne diffamatorie, tanto quanto le loro controparti femminili, se non di più in alcuni contesti. La riduzione della complessità di queste dinamiche a una presunta discriminazione di genere monodirezionale rappresenta un grave tradimento dell’etica dell’informazione e della giustizia sociale, che per altro spesso ispira iniziative di legge potentemente repressive.
Superare il mito dell’unica vittima, anche sul web
Il tentativo di monopolizzare la narrativa delle vittime digitali solo sul versante femminile non è soltanto scorretto, ma pericoloso. Alimenta rancori, divisioni e una struttura sociale fondata sulla diffidenza e sulla paura invece che sulla collaborazione. In numerose campagne mediatiche promosse attraverso i maggiori social network e amplificate da enti e istituzioni internazionali, si sostiene sistematicamente che la violenza e le molestie sul web siano un problema unicamente femminile, cancellando così l’esperienza maschile dalla discussione pubblica e istituzionale. Questa tendenza risulta dannosa soprattutto per i giovani e per tutti coloro che, essendo uomini, subiscono forme di abuso online senza trovare alcun riconoscimento o tutela equivalente nei media e nelle agende politiche. La distorsione della realtà amplifica l’isolamento e la solitudine di chi già soffre il peso dell’esclusione sociale e della mancanza di ascolto.
Bisogna dunque rovesciare questa narrazione ideologica e restituire dignità e spazio anche agli uomini. La società attuale deve impegnarsi in un lavoro di verità e di equilibrio, in cui venga riconosciuto che il disagio digitale non conosce sesso, e che la tutela delle persone sul web va costruita su basi oggettive e dati concreti, non su pregiudizi di genere. Solo così riusciremo ad abbattere stereotipi nocivi e a promuovere un’autentica parità, basata sulla comprensione reciproca e sulla conoscenza reale della problematica delle molestie online. Prendere finalmente sul serio la sofferenza maschile, sia nei luoghi virtuali sia nella società, e riconoscere che anche gli uomini meritano attenzione, sostegno e protezione, non è solo una questione di diritti: è il primo passo necessario per costruire un futuro fondato sul rispetto e sulla giustizia per tutti.