Roberto Vannacci, ex generale dell’Esercito, è l’uomo delle sorprese. È diventato noto al pubblico dopo aver scritto un libro posto in autopubblicazione su Amazon. C’è una vera valanga di persone che lo fa, grazie a quel servizio sono tutti scrittori, eppure da lì il suo “Il mondo al contrario” è riuscito a vendere un numero spropositato di copie. Al di là dell’improvviso successo commerciale, le sue idee hanno avuto una diffusione straordinaria, consegnandogli una visibilità che poi l’ha portato alla politica, attraverso la Lega. Lì ha capito che il sistema italiano si presta a consegnare il potere non a chi costruisce maggioranze, ma a chi si rende ago della bilancia. Matteo Renzi sopravvive in politica, nonostante tutto, grazie a questo meccanismo. Da parlamentare leghista ha poi anche capito che questa destra al governo non è una destra, ma una sbiadita scimmiottatura della destra. La subalternità all’atlantismo e all’UE che fa attrito contro un sovranismo soltanto retorico, il cedimento di fronte alle narrazioni progressiste e globaliste che si scontrano contro asserzioni identitarie del passato, e soprattutto il tradimento della promessa elettorale sulla gestione dell’immigrazione, sono tutti elementi che, insieme all’ovvio e ordinario calcolo politico, hanno spinto Vannacci a uscire dalla Lega e a creare il proprio movimento politico, “Futuro Nazionale“.
E anche qui, è sotto gli occhi di tutti, l’iniziativa sta raccogliendo un successo impressionante. Pochi mesi di proposta pubblica e sono innumerevoli gli eletti di un partito o dell’altro che si trasferiscono nella nuova casa, il numero degli iscritti al partito vola, così come i follower nei vari canali social (per quel poco che conta come indicatore). La “destra” al governo, Lega in primis, è sempre più innervosita: è evidente che la “scissione” ha già preso dimensioni tali da mettere fortemente in discussione una futura vittoria elettorale. Anche per questo la sinistra è ben contenta del fenomeno Vannacci (anzi tra gli analisti c’è chi ipotizza che tutto nasca da una manovra renziana): sa che ha speranza di vincere soltanto se il fronte opposto è diviso. Trascura tuttavia che gran parte della forza politica di Vannacci sta nella sua proposta ad un tempo identitaria e securitaria. Le cose, grazie alle tipiche politiche progressiste, sono andate troppo oltre, e il caso Nowak insieme alla stitichezza mediatica con cui è stato trattato, le fiamme di Belfast o il più vicino senegalese che passeggia per un parco di Genova trascinando il cadavere incaprettato di un uomo che aveva appena ucciso, stanno lì a dimostrarlo. Sono tanti i progressisti moderati pronti a dare fiducia a un uomo che pare voler affrontare davvero la questione con coraggio, quindi la sinistra ha poco da gioire: il deflusso di voti potrebbe riguardarla molto più da vicino di quanto pensi.

Il coraggio di Vannacci
Con quello stesso coraggio Vannacci fa a pezzi al Parlamento Europeo personaggetti come le guerrafondaie Von Der Leyen e Kaja Kallas, o l’eurodeputato Dario Nardella, e usa con nonchalance una terminologia vietata in Italia: “camerati”, “me ne frego”. Ma vietata da chi? Vannacci demolisce la narrazione degli antifascisti in assenza di fascismo: «devo smettere di usare una parola o un’espressione perché caratterizzavano un regime politico di quasi un secolo fa? No, non ci sto». Logicamente non fa una piega, strategicamente è geniale nella misura in cui manda ai matti vaste fasce del progressismo globalista sedicente antifascista. Ed è anche lo stesso coraggio con cui il generale, ed è il motivo per cui ne parliamo, prende posizione rispetto a una significativa branca ideologica di quello stesso progressismo globalista che ci ha portato ad assistere, con una particolare concentrazione questo mese, a manifestazioni di potere transumanista, perché questo sono i vari “Pride” che si stanno svolgendo ovunque. La posizione di “Futuro Nazionale” in merito è nota e ben poco sorprendente, e ovviamente ha attirato sul suo leader le scontate accuse di omofobia, transfobia e tutto il solito armamentario che il Parastato Gramsciano, secondo la felicissima definizione di Boni Castellane, usa per difendere se stesso e la propria sopravvivenza.
Scorrendo le varie dichiarazioni, prese di posizione o abbozzi di programma politico, tuttavia, non abbiamo riscontrato in Vannacci lo stesso coraggio nell’affrontare l’altro versante del progressismo globalista, ben più subdolo delle robe LGBT: il femminismo. Più subdolo perché, mentre il genderismo tracima facilmente nel manicomiale, slatentizzando la sua insostenibilità, il femminismo ha richiami e agganci emotivo-psicologici capaci di nascondere molto bene i suoi effetti tossici e gli interessi sottesi. “Se non sei femminista, sei contro le donne”, ha uno straordinario effetto castrante nel momento in cui si elabora una linea politica, grazie all’equazione femministe = donne, che incorpora la stessa assenza di verità dell’equazione nazisti = tedeschi. Non abbiamo trovato ancora, nella santabarbara di “Futuro Nazionale”, gli anticorpi culturali e le munizioni politiche capaci di svelare quell’inganno e di ispirare una presa di posizione netta, coerente, sostenuta da argomentazioni e dati. Come risponderebbe “Futuro Nazionale” alla frase “contare i femminicidi è un atto politico“, che oggi va per la maggiore per smentire i dati ufficiali del Ministero dell’Interno (che ne conta 3 in tutto il 2026)? E come risponderebbe al meme (tale è, non di più) per cui in Italia una donna guadagna 70 centesimi per ogni euro guadagnato da un uomo? E sul fatto che le donne che accusano un uomo di violenza vadano credute sulla parola, anche senza prove, in sede giudiziaria? E sul fatto che una legge dello Stato, la 54/2006 su separazioni e affidi, venga ingannevolmente inapplicata dall’amministrazione della giustizia?

A disposizione
Non abbiamo reperito nulla in merito nell’alveo delle proposte di “Futuro Nazionale”. Per questo ci siamo proposti per un colloquio, una collaborazione o anche solo un semplice confronto. Ci pare, al momento, l’unica forza politica con sufficiente coraggio per prendere anche su quegli ed altri aspetti chiave una posizione simile (ma più coerente) a quella di Vox in Spagna, capace di correggere una quantità spaventosa di storture che si sono stratificate sul corpo sociale e sulla capacità relazionale di uomini e donne. Sappiamo che tanti altri si stanno proponendo a Vannacci in questo ruolo, li conosciamo uno ad uno e, detto con franchezza, speriamo che il generale riconosca in essi più una febbre di visibilità e poltrone che una reale visione complessiva del problema, circostanziata sul piano politico, sociologico, giuridico e anche filosofico. Una dimensione che soltanto “LaFionda.com” e i suoi animatori può dare: fin dalla sua fondazione a lavorare sui temi sono stati intellettuali che hanno operato gratuitamente, spesso pagando sulla propria pelle, non influencer (o aspiranti tali), presidenti di associazioni privi di reali strumenti culturali o semplici arruffapopoli. Ci auguriamo che Vannacci comprenda che è possibile coniugare un colpo mirato al tumore che colpisce la società, un’iniziativa politicamente ed elettoralmente vincente e una proposta che davvero, se realizzata, possa migliorare il futuro, soltanto se ci si affida a chi sa di cosa si sta parlando, per averlo studiato con ampiezza e profondità, nonché sacrificio, in una guerra che dura da molti anni.