La narrazione dominante sulla violenza domestica ci ha abituato a vedere sempre la donna come vittima e l’uomo come aggressore, una visione mono-direzionale e profondamente distorta della realtà. Tuttavia, casi recenti ed eclatanti stanno finalmente incrinando questa rappresentazione ideologica, mostrando che anche gli uomini possono essere vittime e che le donne, purtroppo, possono essere carnefici. Questo squilibrio di percezione genera ingiustizie su scala personale e sociale, lasciando gli uomini abbandonati da un sistema che li esclude dall’assistenza e dalla tutela.
Mentre società e media si mobilitano per fornire risorse e sostegni alle donne, gli uomini vittime di abusi o violenza domestica spesso restano invisibili, senza rifugi, linee di ascolto o programmi di aiuto dedicati. Emblematici sono i casi in cui uomini si sono ritrovati privati dei propri figli in seguito ad accuse pretestuose, senza che le prove o le testimonianze a loro difesa venissero ascoltate. La presunzione che un uomo fisicamente forte non possa essere vittima crea nuovi orfani e spezza famiglie, vittime di un sistema giudiziario e culturale incapace di riconoscere il dolore e la fragilità maschile, anche di fronte all’evidenza.

Quella violenza domestica che colpisce uomini e bambini
Nonostante alcune battaglie legali e mediatiche abbiano portato all’attenzione il problema della violenza domestica contro gli uomini, il nostro sistema continua a negare visibilità ai casi di abuso perpetrati da donne. Quando emerge un caso di violenza domestica donna-uomo, spesso si preferisce minimizzare o addirittura mettere in discussione la credibilità dell’uomo, inciso da una narrazione secondo cui una persona di sesso maschile non può soffrire davvero abusi da parte di una donna più minuta. Questo pregiudizio è lo stesso che condanna uomini innocenti a perdere i figli, la dignità, la salute mentale e la stessa esistenza sociale, alimentando una spirale di isolamento e disperazione. Le statistiche smentiscono clamorosamente il paradigma femminista secondo cui la violenza di coppia sarebbe quasi esclusiva prerogativa maschile: secondo alcune analisi, nei casi di violenza unilaterale sono le donne a risultare più spesso come autrici degli abusi. Inoltre, le coppie composte da sole donne sono quelle in cui si registrano i tassi più alti di violenza domestica, mentre tra uomini questi numeri scendono drasticamente.
Questi dati dimostrano che la questione della violenza domestica non ha nulla a che vedere con la presunta ‘natura tossica’ maschile, ma nasce da irrisolti problemi individuali e dinamiche di potere sbilanciate. Studi indipendenti, analisi sulla violenza bilaterale e numeri sulle coppie omosessuali smascherano il falso mito che vuole gli uomini solo carnefici. Anzi, la mancata attenzione agli uomini vittime, l’assenza di programmi di supporto e di percorsi di consapevolezza per donne violente non solo perpetua la sofferenza maschile, ma alimenta la trasmissione generazionale della violenza. Occorre pretendere un vero riequilibrio culturale, sociale e legislativo, che restituisca dignità agli uomini e li protegga dalla gogna di un sistema strutturato per ignorarli e punirli a prescindere. Riconoscere la sofferenza maschile, rompere il silenzio sugli abusi da parte delle donne e costruire percorsi di supporto, per uomini e bambini costretti a vivere l’inferno domestico in clandestinità, è oggi l’unica via per ristabilire verità, giustizia e reale pacificazione tra i sessi.