Nel dibattito pubblico contemporaneo, la narrazione prevalente dipinge le comunità incel come monolitiche “fabbriche d’odio” e gli spazi femministi come baluardi di progresso e inclusione. Tuttavia, un’analisi più attenta delle dinamiche interne a questi mondi – supportata dai dati emergenti della psicologia evoluzionistica e sociale – rivela un paradosso: la comunità Incel mostra spesso una tolleranza al dissenso e una diversità ideologica che gli spazi femministi, per loro stessa natura, hanno sempre rifiutato, prediligendo storicamente l’esclusione di qualsiasi voce fuori dal coro, a favore di una rigida ortodossia.
Le ricerche di William Costello, ricercatore presso l’Università del Texas ad Austin, hanno iniziato a scardinare lo stereotipo dell’incel come giovane maschio bianco di estrema destra. I dati raccolti da Costello descrivono una realtà molto più sfumata. Da un lato registra un vero pluralismo politico: contrariamente alla percezione comune, la comunità incel è politicamente frammentata. Costello ha rilevato che quasi il 45% degli intervistati si identifica con posizioni di centro-sinistra, superando la componente di destra. Questa mescolanza obbliga gli utenti a convivere con visioni del mondo opposte, favorendo una sorta di “palestra del dibattito” interna. Dall’altro si registrano diversità etnica e neurodiversità: con una presenza di persone di colore (BIPOC) che oscilla tra il 36% e il 42%, e tassi elevatissimi di neurodivergenza (diagnosi di autismo molto superiori alla media), questi forum diventano rifugi per individui che non trovano spazio altrove. Per loro, l’appartenenza non deriva da un’affiliazione politica, ma dalla condivisione di una condizione esistenziale: la solitudine involontaria.
Perché nei forum incel si discute (e in quelli femministi no)?
Il punto di rottura risiede nella natura stessa dello spazio digitale. I forum incel, pur con i loro linguaggi crudi, tendono a essere centrati sulla realtà dell’esperienza. Se un utente (o una femminista esterna) contesta una tesi, la discussione avviene spesso sul piano dei dati biologici o statistici (la cosiddetta Black Pill). Poiché la sofferenza del rifiuto è universale, la comunità accetta il confronto perché non ha un “dogma politico” da proteggere, ma una “verità” biologica, sociale, esistenziale da sviscerare.
Al contrario, molti spazi femministi contemporanei si sono trasformati in ciò che i sociologi definiscono comunità di scopo. In questi ambienti, il femminismo non è solo un’analisi, ma un’identità morale. Chiunque introduca un’argomentazione divergente – che si tratti di dati sulla selettività femminile (maggiore valore della sessualità femminile rispetto a quella maschile) o di critiche alla teoria del patriarcato – viene percepito non come un interlocutore, ma come una minaccia alla sicurezza dello “spazio sicuro” (safe space, termine impiegato per giustificare una narrazione imperniata sulla esasperazione del proprio dogmatismo). Il risultato è una moderazione espulsiva che trasforma il dibattito in un monologo, spesso scivolando in quello che molti osservatori definiscono “fanatismo ideologico”.
Il paradosso della moderazione tra incel e femministe
Mentre nei forum incel la moderazione è spesso minima e permette scontri verbali anche durissimi, garantendo così un vero mercato delle idee, negli spazi femministi la censura, preventiva e ideologica, è lo strumento principale di gestione. Questo crea un ambiente intellettualmente sterile, prono al fanatismo, dove l’assenza di contraddittorio impedisce al movimento di misurarsi con la realtà tangibile delle dinamiche umane e sociali, preferendo rifugiarsi in un dogmatismo dell’odio che non ammette repliche.
Se l’obiettivo di uno spazio pubblico è il confronto e lo scambio delle idee, la diversità di opinioni è inevitabile. Se l’obiettivo è invece il mantenimento di un’egemonia ideologica che teme il confronto, il dissenso deve essere cancellato. La disponibilità degli incel a discutere con chiunque suggerisce che queste comunità siano molto più ancorate alla realtà dei fatti rispetto a movimenti che hanno fatto dell’intolleranza verso le idee altrui il loro pilastro fondante.