È difficile concentrare tanti pregiudizi ideologici in un solo articolo, ma AlleyOop, la sezione femminista del “Sole24Ore”, ci riesce perfettamente nel commentare la meravigliosa novità iberica: il Disegno di Legge sulla “violenza vicaria”. Sarebbe… ? Ma è ovvio, la violenza vicaria è «una delle forme più crudeli e devastanti di violenza di genere, in cui bambini o altre persone vicine alla vittima vengono utilizzate per infliggere il massimo danno possibile». Lo spiegone sulla violenza di genere parte dalla ministra per le Pari Opportunità, Ana Redondo, e già questo è garanzia di imparzialità gettata alle ortiche. Il proclama d’esordio: «Un maltrattatore non può essere un buon padre». Et voilà, ecco che il faziosimetro va subito a fondo scala. La norma viene concepita e propagandata in modo unidirezionale, il soggetto da emarginare, penalizzare ed allontanare dai figli è sicuramente l’uomo. Mai esistita una donna condannata per maltrattamenti? Di più, la possibilità che possa esistere una maltrattatrice non viene nemmeno contemplata, facendo scempio della cronaca nera che, almeno in Italia, testimonia l’esatto contrario.
Il concetto sull’esclusività della violenza maschile viene ribadito con incrollabile certezza, tipica delle menti elastiche, inclusive, apertamente democratiche e soprattutto pariopportunistiche: «La ministra Redondo ha richiamato più volte il clima di arretramento sui diritti delle donne che attraversa Paesi di tutti i continenti e diverse esperte, dopo aver esaminato il testo, hanno insistito sulla necessità di tenere ferma la definizione di questa violenza come violenza maschile contro le donne». Parentesi: sarebbe curioso sapere a cosa si riferisca Redondo richiamando più volte il clima di arretramento sui diritti delle donne. In Spagna non so, ma da noi le donne godono di corsie preferenziali in ogni campo: quote rosa in politica e nelle occupazioni più qualificate e meno rischiose (non in miniera o nei cantieri), incentivi per l’imprenditoria femminile, incentivi universitari per le discipline STEM, età pensionabile anticipata rispetto agli uomini a fronte di un’aspettativa di vita maggiore, standard “rosa” per le prove di ammissione nei Carabinieri e in Polizia di Stato, Polizia Municipale, Polizia Penitenziaria, Esercito, Aeronautica Militare, Marina Militare, Vigili del Fuoco; poi Codice Rosso in Procura e Codice Rosa in Ospedale, 1522, rete dei centri antiviolenza, reddito di libertà, residenze protette, guanto di velluto nei Tribunali civili e penali, Convenzione di Istanbul, CEDAW, GREVIO, ministero Pari Opportunità e assessorati Pari opportunità in ogni Regione e Comune, legge 405/1975, legge 903/77, legge 194/78, D.Lgs. 151/01, legge 162/21, legge 181/25 e altre prassi giurisprudenziali che, pur non essendo pubblicate sulla GU, sono ugualmente operative da anni, vedi il “protocollo Sciacquatori“. Non ricordo un solo diritto femminile prima esistente e poi cancellato, per cui si possa parlare di “arretramento”. Probabilmente esisteranno Paesi ove la sposa-bambina deve unirsi con l’uomo maturo che la famiglia sceglie per lei, poi viene infibulata, deve indossare il burqa e viene lapidata se tradisce il marito, ma non si tratta dell’Italia e nemmeno, voglio sperare, della Spagna. Chiusa parentesi.

Redondo e l’abominio legislativo
Tornando all’argomento “violenza”, un concetto che certa gente non riesce proprio ad accettare è quello di violenza a 360°, vale a dire agita da chiunque contro chiunque. In particolare all’interno delle crisi di coppia, appena appare all’orizzonte il minimo accenno di violenza, si deve affermare con granitica certezza che lui è carnefice e lei è vittima. Come se non fosse mai esistita una donna che abbia umiliato il marito, lo abbia denigrato anche davanti ai figli, lo abbia allontanato dai propri parenti, lo abbia aggredito a schiaffi, calci, pugni e graffi, gli abbia spaccato i piatti in testa, gli abbia lanciato posacenere e soprammobili, lo abbia maltrattato psicologicamente e fisicamente, lo abbia perseguitato per gelosia, si sia infuriata dopo essere stata lasciata per una ragazza più giovane. Ma soprattutto non è mai esistita una donna che abbia voluto vendicarsi del fallimento del matrimonio secondo il più classico trittico di minacce: “ti sbatto in mezzo alla strada e mi tengo la casa”, “ti distruggo la vita e ti riduco in rovina”, “i tuoi figli te li puoi scordare, li vedi quando e come decido io”. Le donne, piaccia o meno ad Ana Redondo, possono essere violente in una gamma infinita di modalità. L’ottusa miopia che impedisce di vedere la realtà dei fatti nella sua interezza è malafede allo stato puro, finalizzata a costruire il clima di vittimismo dal quale far nascere norme liberticide.
Infatti… : il regime di affidamento e il diritto di visita potranno essere sospesi non soltanto dopo una condanna definitiva, ma già «in caso di fondati sospetti di violenza o quando un genitore è coinvolto in procedimenti giudiziari per determinati reati». Ecco fatto, con l’iniziativa della Redondo, l’abominio del Codice Rosso irrompe a gamba tesa anche nel civile. Lei denuncia, lui perde i figli. Il rapporto causa-effetto è immediato: sovvertito l’onere della prova, l’accusatrice non è tenuta a provare la fondatezza degli strali che lancia, tanto è garantito il risultato minimo di allontanare dai figli l’odiato ex. Sta all’uomo dimostrare di non aver commesso ciò di cui viene accusato. Ma non subito, potrà farlo con calma, piano piano e senza fretta al processo, dopo che gli effetti delle accuse – anche se false – hanno prodotto effetti devastanti. In pratica la donna denuncia e l’uomo è colpevole nel momento stesso in cui lei ha deciso che lo sia. Anche se poi, alla verifica giudiziaria, le accuse di violenza si dimostrano del tutto prive di fondatezza, anche se il caso viene archiviato poiché le accuse sono costruite sul nulla e non esistono nemmeno i requisiti minimi per incardinare un processo, anche se l’imputato viene rinviato a giudizio e poi assolto in Tribunale con formula piena, anche se l’accusatrice viene a sua volta rinviata a giudizio per calunnia su richiesta della stessa Procura.

Alla Redondo non interessano i diritti dei figli
Qualunque cosa accada nei mesi successivi, l’effetto delle accuse è sempre lo stesso ed è immediato: lui perde i figli, punto. Non solo perde l’affidamento, perde anche il diritto di vederli. La motivazione di tale riforma forcaiola spacciata per progressista è fondata su un ulteriore pregiudizio: prima i diritti dei bambini, poi la bigenitorialità. Il pregiudizio sta nel fatto che la bigenitorialità viene letta come un diritto rivendicato dai padri, poco più di un capriccio, in quanto tale deve passare in secondo piano rispetto ai diritti dei figli. Nulla di più sbagliato. La bigenitorialità è un diritto indisponibile della prole, non dei genitori. Recidere il legame padre-figli con motivazioni false, pretestuose, strumentali, gonfiate ad arte o addirittura costruite a tavolino, reca un danno ad entrambi i soggetti coinvolti. Nell’intento ossessivo di criminalizzare i padri, renderli vulnerabili a qualsiasi accusa strumentale ed escluderli dal processo di crescita dei figli, è presente anche l’altro aspetto che la Redondo fa finta di non conoscere, e se lo conosce fa finta di non ricordarlo: si penalizzano anche i figli. È moneta sonante pagata alla smania di possesso esclusivo della prole. Di certe madri, tutt’altro che rare.