Non contenti, qualche giorno fa i Butac tornano sull’educazione sessuale e francamente l’operazione ha proprio tutta l’aria di essere artata per distogliere l’attenzione del proprio pubblico dagli espliciti e indifendibili Standard OMS (ma sicuramente non lo sarà, eh! non vogliamo pensar male). In questo articolo intitolato “Malinformazione e educazione sessuale a scuola” i Butac citano una lettera che avrebbero ricevuto in merito al primo articolo di fine marzo citato nella parte precedente, il cui autore sarebbe un presunto pediatra senza nome. In questa lettera l’ipotetico autore cita “il gioco del dottore” e altri obiettivi educativi dell’educazione sessuale nelle scuole, richiamando gli Standard OMS e un altro documento, la “Guida alla realizzazione” degli Standard stessi, pubblicata per la prima volta nel 2014, di cui avrebbe fornito un link. In questa guida non c’è traccia di “gioco del dottore” e di quegli obiettivi educativi, che sono invece dettagliati negli Standard OMS, e i Butac infatti correttamente scrivono: «In quel testo non si trova menzione del “gioco del dottore”, come non si parla mai di “prime esperienze sessuali”». Infatti di questo si parla nell’altro testo, gli Standard OMS, citati ma non linkati dall’anonimo autore della “lettera”. I Butac citano poi delle FAQ ufficiali in merito agli Standard OMS che, alla domanda riguardo le “obiezioni critiche di alcuni” sul “trasmettere informazioni” su “masturbazione” e “gioco del dottore” a bambini 0-4 anni, rispondevano: «Queste informazioni sono rivolte ai professionisti, che devono essere informati sulla varietà di fenomeni normali nello sviluppo psicosessuale dei bambini, tra cui, ad esempio, la masturbazione precoce e i giochi del “dottore”.
Senza tale conoscenza, sussiste il rischio che i professionisti reagiscano in modo inappropriato, potenzialmente danneggiando il bambino e/o ostacolandone il futuro sviluppo sano. Gli Standard, quindi, informano i professionisti su come affrontare questi fenomeni in un programma di educazione sessuale di alta qualità, in modo adeguato allo sviluppo del bambino». Peccato che questa risposta sia smentita esplicitamente dagli Standard stessi: «La matrice che segue è stata concepita per offrire una panoramica generale degli argomenti che dovrebbero essere presentati a specifiche fasce di età … È un quadro di riferimento dal quale il formatore/l’educatore può selezionare gli argomenti di particolare interesse per il gruppo al quale si rivolge» (p. 33) e ancora più chiaramente, a pag. 35: « Nell’organizzare i contenuti di ciò che deve essere insegnato a una determinata età, sono state definite delle fasce di età in base ai compiti di sviluppo». Chiaro, Butac? È esplicitamente scritto che la matrice non riguarda le informazioni da dare ai formatori, ma direttamente ai bambini della fascia d’età di riferimento. La risposta alla FAQ di cui sopra dà quindi l’idea di essere una foglia di fico da offrire a quegli “alcuni” che hanno osato sollevare “obiezioni critiche”; se così non fosse, gli autori degli Standard dovrebbero al più presto emanare una nuova versione emendata in tal senso, dove sia specificato che la “matrice” non indica assolutamente le informazioni da trasmettere ai bambini e le competenze sulle quali “metterli in grado” e “aiutarli a svilupparle”, ma solo competenze richieste ai formatori.

La prima esperienza sessuale per bambini tra i 9 e i 12 anni.
Ma anche in questo caso, sarebbe opinabile basare la formazione di tali educatori su concetti come “l’identità di genere” o che bambini tra 0 e 6 anni abbiano “consapevolezza e diritto di poter decidere per se stessi”. L’impressione (ma saremmo felici di sbagliarci) è che i Butac non abbiano citato quella FAQ a caso, ma perché funzionale nell’opera di distogliere il pubblico dagli Standard OMS, e orientarlo verso una versione in cui si tratta soltanto di informazioni da dare ai professionisti che andranno a fare educazione sessuale nelle scuole, e mai e poi mai direttamente ai bambini. In questo senso non è casuale neanche l’entrata in gioco del “pdf” della “Guida alla realizzazione” degli Standard. Rispondendo alla menzione di “prime esperienze sessuali” per i bambini tra i 9-12 anni da parte dell’anonimo pediatra, rispondono i Butac: «nel testo della mail vengono presentate come se il documento OMS invitasse i bambini a fare suddette esperienze sessuali. Ma non è così: nel PDF linkato dallo stesso pediatra, nella sezione dedicata alla fascia 9-12 anni, si parla di tutt’altro: cambiamenti della pubertà, organi sessuali e riproduttivi e loro funzioni, igiene del corpo. Nessuna “esperienza sessuale” intesa come attività da praticare o promuovere». Effettivamente, nella “Guida alla realizzazione” non si ripresenta la matrice intera, bensì una versione ridotta e sintetizzata in una pagina; tuttavia, si chiarisce in più punti che il quadro di riferimento su cui i professionisti dovranno basarsi restano gli Standard OMS, quindi l’altro documento con la “matrice” completa: p. 24, «Le ragioni, le finalità e i contenuti sono trattati negli Standard»; p. 41, «se gli obiettivi di apprendimento erano definiti per grandi linee, è ora necessario scomporli in elementi più specifici, prendendo in considerazione i contenuti e le classi. Riguardo a questo processo, gli Standard forniscono un quadro di riferimento e guidano nella scelta degli argomenti per ciascuna fascia di età/classe».
E se è vero che gli Standard non parlano di “attività sessuali da praticare” a scuola, e ci mancherebbe, tuttavia parlano esplicitamente, per la fascia di età 9-12, di “trasmettere informazioni ai bambini su” «la prima esperienza sessuale». Chiaro, Butac? Proseguono i Butac: «Come abbiamo già visto con il gioco del dottore, la Guida risponde esplicitamente anche a questa obiezione: si tratta di informazioni sullo sviluppo psicosessuale rivolte ai professionisti, non di inviti rivolti ai bambini. A pagina 54 della Guida, nell’elenco di cosa devono sapere i docenti formati all’educazione sessuale, si legge che tra le loro competenze necessarie rientra la “conoscenza degli elementi fondamentali della legislazione nazionale e dei requisiti di legge” … È una competenza professionale richiesta agli adulti che lavorano con i minori, non un contenuto da insegnare in classe a dodicenni». Infatti, a pag. 54 della “Guida alla realizzazione”, siamo dentro il capitolo 5, intitolato appunto “Sviluppare e realizzare la formazione degli insegnanti”. Grazie al piffero che in questo capitolo specifico della “Guida alla realizzazione” dell’educazione sessuale, si trovino informazioni sulle competenze richieste agli insegnanti.

“Educazione sessuale olistica”: il sesso è bello e un “idiritti”, anche a 4 anni.
Ciò non cambia né oblitera tutto il resto degli Standard OMS, che invece chiariscono esplicitamente i contenuti da trasmettere ai bambini a partire dalla fascia d’età 0-4, che abbiamo visto in dettaglio, e che rimangono il quadro di riferimento su come realizzare i programmi e i sillabi. Peraltro, sia le FAQ più sopra citate sia questa “Guida alla realizzazione” chiariscono ulteriormente la visione d’insieme ideologica di queste linee-guida, e cioè quella che chiamano “concezione dell’educazione sessuale olistica”, distinta da altri due modelli, quella “all’astinenza” e quella “estensiva”: citiamo dalla “Guida”, «Ritenendo l’educazione all’astinenza troppo limitata e di fatto non efficace, l’educazione sessuale estensiva sostiene che l’attività educativa debba comprendere anche la contraccezione e i comportamenti sessuali sicuri. In essenza, il focus principale dell’educazione sessuale estensiva è sulla prevenzione dei problemi di salute sessuale. Il focus principale dell’educazione sessuale “olistica”, invece, è diverso: la sessualità è un elemento positivo (anziché principalmente pericoloso) del potenziale umano e una fonte di soddisfazione e arricchimento nelle relazioni intime. Inoltre, l’educazione sessuale “olistica” prende le mosse dalla prospettiva dei diritti umani: gli individui hanno il diritto di conoscere la sessualità e hanno il diritto all’autodeterminazione nelle questioni legate alla propria sessualità come negli altri ambiti. Il focus principale è sulla sessualità quale elemento positivo del potenziale umano e fonte di gratificazione e piacere. La necessità delle conoscenze e delle abilità occorrenti per prevenire i problemi di salute sessuale, quantunque chiaramente riconosciuta, viene al secondo posto rispetto a questa visione generale positiva».
Quindi, nel modello ideologico che informa gli Standard OMS e relativi addenda, esplicitamente non ci si vuole limitare a fornire informazioni utili alla prevenzione dei problemi di salute sessuale e alla promozione del sesso sicuro. Ma si vuole promuovere attivamente la sessualità (i Butac facevano giurin giurella che invece no) come “elemento positivo del potenziale umano e fonte di gratificazione e piacere” e anche (forse soprattutto) nella prospettiva politicizzata de “idiritti umani”, ad es. quello alla “autodeterminazione nelle questioni legate alla propria sessualità come negli altri ambiti” (tra cui ad es., come abbiamo visto, quello a “consolidare la propria identità di genere” per i bambini 4-6 anni). Non c’è niente di male nel superare una antiquata visione del sesso come attività peccaminosa e cattiva, vederla come attività positiva, gratificante, forma di espressione di sé e di amore e tenerezza verso qualcuno, e non limitarsi a parlare di contraccezione e prevenzione delle malattie sessuali. Resta più complicato convincere qualsiasi genitore che questa “promozione” vada attuata in classe, già a bambini tra zero e nove anni, e includendo tutte le questioni su “identità e ruoli di genere”, sulla “consapevolezza di poter decidere per sé” eccetera. E che questa “è scienza”, perché lo dicono i Butac. E se lo dicono i Butac, allora è così e basta. Altrimenti siete dei complottisti un po’ svitati.