Passa in Grecia la legge di riforma sull'affido condiviso

In Grecia è stata approvata di recente una riforma dell'affido dei minori a seguito di una separazione coniugale. Un tema qualche tempo fa all'ordine del giorno anche in Italia, poi naufragato essenzialmente per l'opposizione strenua del femminismo a un rafforzamento dei meccanismi atti a garantire ai bambini il diritto alla bigenitorialità. Un rafforzamento quanto mai indispensabile, visto che da noi vige una prassi giurisprudenziale dove predomina la maternal preference, dove i decreti d'affido vengono classificati come "condiviso", pur prevedendo genitori prevalenti (solitamente le madri), il tutto in spregio a una legge, la 54 del 2006, che in realtà stabilirebbe tutt'altro. Il tentativo di rafforzare la normativa si è scontrato da noi contro il muro delle associazioni femministe, alzato con il pretesto dei "padri violenti", della "violenza domestica" e della Convenzione di Istanbul. Ovvero due bugie e una disposizione legislativa internazionale tra le più sbilanciate e inique mai pensate, utilizzata per garantire che alle donne e madri non vengano sottratti i loro privilegi. Al loro fianco, anche se più defilati, i molti professionisti che avrebbero da perdere un enorme business da una riforma più giusta, della cui necessità si ha prova guardando alle innumerevoli condanne dell'Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo proprio su questo tema.

Le stesse dinamiche si sono ripetute in Grecia, dove però una riforma fortemente bigenitoriale è riuscita a passare. A questo proposito abbiamo sentito Ioannis Paparigopoulos, avvocato, membro del board della piattaforma internazionale ICSP - International Council on Shared Parenting e presidente della sezione greca della stessa piattaforma. Gli abbiamo chiesto cosa prevede la legge di riforma che entrerà in vigore a settembre in Grecia. «La legge 4800/2021», ci risponde, «prevede che è nell'interesse dei figli che entrambi i genitori siano attivamente coinvolti nella loro educazione. La potestà è esercitata congiuntamente e in modo uguale da entrambi i genitori, in caso di divorzio l'affido dei genitori rimane condiviso. Per i figli nati senza matrimonio si applica la stessa disciplina che per i figli nati nel matrimonio: almeno un terzo del tempo del figlio deve essere trascorso con ciascun genitore». Insomma, come previsto dalle maggiori convenzioni internazionali, è una legge per la bigenitorialità e la pari dignità di entrambi i genitori nello svolgere il proprio ruolo.

Ioannis Paparigopoulos
Ioannis Paparigopoulos

In Italia, ha prevalso la linea della criminalizzazione di tutti gli uomini e padri.

Qual è stata l'accoglienza dell'opinione pubblica alla legge? «L'opinione pubblica è all'80% a favore del affido condiviso. Sfortunatamente, la politica è stata coinvolta e cosi la discussione in Parlamento è diventata un battibecco omerico senza senso. La politica ha dovuto creare delle obiezioni e ha quindi portato come interlocutori alcune organizzazioni femminili, che si pongono in contrasto con la maggioranza, che è essenzialmente a favore  dell'affido condiviso. Secondo me dietro a questa opposizione ci sono avvocati, mediatori e psichiatri infantili, professionisti interessati ad assicurarsi i loro diritti e affari». Niente di nuovo rispetto all'Italia, insomma. Da noi le organizzazioni femministe si sono appigliate alla Convenzione di Istanbul e sono riuscite a far naufragare la riforma. «Io ritengo che la Convenzione di Istanbul sia uno strumento utile, ma anche che la genitorialità condivisa sia un mezzo per prevenire la violenza domestica». Il problema, rileviamo noi, è lo sbilancio presente nella Convenzione di Istanbul, ma soprattutto l'uso strumentale che se ne fa ad ogni livello, nazionale e internazionale.

«Quello a cui vi riferite è Grevio», ci risponde Paparigopoulos, «un gruppo di pressione di femministe vecchio stile. E su questo va detto: chi ci impedisce di organizzare il nostro gruppo di lobby a livello europeo e mondiale? ICSP lo fa e io partecipo in questo gruppo di lavoro. In ogni caso, a parte la cattiva strumentalizzazione della Convenzione di Istanbul, esiste uno stereotipo: "alcuni uomini sono violenti e abusanti, quindi tutti gli uomini sono violenti e abusanti". Io che sto parlando con voi sono violento e abusante. Ed è sulla base di questo presupposto che, secondo costoro, il tribunale deve giudicare se i figli devono avere un'educazione comune. Tra il serio e il faceto rispondo: "Alcune donne si prostituiscono, tutte le donne si prostituiscono". È lo stesso meccanismo di pensiero, cambia solo la narrazione. La verità è però che tutti i genitori sono ugualmente buoni, capaci e adatti. Solo eccezionalmente, per causa d' incapacità, un tribunale può rimuovere il ruolo di genitore di una persona. Fortunatamente, questo approccio è stata la scelta della legislatura in Grecia». Invece da noi, in Italia, ha prevalso la linea della criminalizzazione di tutti gli uomini e padri.

separazione alienazione

Lo sanno bene molti padri d'Italia.

Alla luce dei tanti tentativi di mistificazione e inquinamento, che fortunatamente in Grecia non hanno impedito l'approvazione di una legge positiva per la bigenitorialità nell'ambito delle separazioni coniugali, come vede il futuro per le relazioni tra i sessi e per la vita e il destino dei bambini? «Il legislatore in Grecia ha offerto una definizione dell'interesse superiore dei figli: i genitori hanno ugualmente il dovere di educare i loro figli, perché i figli hanno il diritto di essere educati in modo uguale da entrambi i genitori. La questione che rimane è se la giurisprudenza applicherà le scelte del legislatore (nazionale e sovranazionale). In caso contrario, si dovrà parlare di malfunzionamento della democrazia». Quindi, indirettamente, conoscendo la situazione italiana, l'avvocato Paparigopoulos non avrebbe remore a definire malfunzionante la democrazia in Italia. E avrebbe ragione a farlo, come sanno bene i molti padri che nel nostro Paese assistono impotenti alla distruzione sistematica della loro figura e come sanno anche molto bene alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, che infatti non fa altro che condannare il nostro Paese su queste tematiche.

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