Zitti tutti, parla Paola Di Nicola Travaglini. In collegamento nella puntata di “Uno Mattina” del 20/10/26, si tratta l’argomento della violenza economica (vedi video qui sotto). A parlare è la barricadera di un collettivo femminista? No, è un magistrato (e anche moglie del ben noto ex procuratore Francesco Menditto, ex Procuratore Capo a Tivoli). Beh, allora sarebbe lecito attendersi un’analisi pacata, oggettiva, imparziale, basata su dati reali. Non proprio. Travaglini parte sciorinando il repertorio standard del vittimismo femminista: violenza psicologica, controllo del cellulare, isolamento rispetto alle amiche e alla propria famiglia. Ma l’argomento non era la violenza economica? Secondo Travaglini le donne non percepiscono di subire una inarrestabile violenza economica, per capirlo dovrebbero farsi delle domande, tipo: “ho un mio reddito?”, “posso utilizzare i soldi che guadagno in piena autonomia?”, “posso fare da sola o insieme al partner acquisti importanti come la casa o la macchina?”. Dopo di che prosegue dimostrando quanto sia difficile essere donna oggi (ma senza citare Elio e le Storie Tese…). «Noi», dice usando il plurale, quindi intendendo tutti i magistrati e le “magistratesse”, «vediamo spesso nelle aule di giustizia che le donne a fine giornata devono rendere conto delle spese e consegnare gli scontrini; o addirittura vengono controllate su ciò che hanno acquistato: se l’uomo ha deciso di acquistare le mele e loro hanno acquistato le pere, rischiano di essere punite per questo». Ma non è tutto: «pensate che il 70% degli uomini non paga gli assegni per i figli».
Allora, andiamo per punti. Chi assicura la sagace giudice che debba sentirsi oppressa ogni donna che non ha un proprio reddito? Sono felici, felicissime le compagne di professionisti e imprenditori di mille categorie. Alcune donne fortunate per aver pizzicato il buon partito lavorano per sfizio, non certo per necessità, è più comodo passare le mattinate in palestra al corso di pilates e i pomeriggi a fare shopping con la carta oro del compagno benestante. Però la narrazione femminuccista vuole che ogni donna priva di reddito abbia smaniato per sgobbare ma le sia stato impedito dal padre padrone prima e dal marito oppressore poi. Sul fatto che la donna possa utilizzare in autonomia i propri soldi soldi guadagnati… be’, sì, può, se è single. Non può se ha una famiglia. Ogni persona responsabile, uomo o donna che sia, fa confluire i propri guadagni nel budget familiare, nessuna persona assennata è libera di applicare il principio “i soldi li guadagno io quindi ci faccio quello che mi pare”. Se non che un uomo che spende in autonomia è un egoista irresponsabile che fa violenza economica, ma una donna che spende in autonomia è libera ed emancipata. Ipse dixit.
Paola Di Nicola Travaglini e i dati che non esistono
Quando poi si parla di acquisti importanti (casa, auto, eccetera), Travaglini vuole sottintendere che all’interno della coppia il parere della donna venga sistematicamente escluso. Sarebbe utile parlarne con dati concreti, ad esempio sarebbe interessante un sondaggio presso le agenzie immobiliari per sapere quante donne e quanti uomini fissano appuntamenti per visitare gli appartamenti, e anche in quanti casi è la donna a visitarne più di uno poi, dopo aver fatto la scelta, fissa un ulteriore appuntamento per far vedere la casa anche al marito e in quanti casi accada il contrario. In assenza di tali riscontri il teorema della Travaglini lascia intendere che gli uomini comprino le case e le mogli lo vengano a sapere solo al momento di scoprire cosa hanno comprato gli uomini all’insaputa delle donne. Non solo: parlando di casa la magistratessa tocca un tasto dolente per il femminismo vittimista, che non a caso lo evita come la peste: con la separazione la casa viene assegnata a lei e lui deve uscire. Quindi lui viene sbattuto fuori dopo aver fatto sacrifici per 15 anni, da ben prima di sposarsi, per mettere da parte la somma necessaria all’anticipo, poi ha sul groppone altri 15 anni di debiti prima di estinguere il mutuo. In pratica è costretto a lasciare gratis una casa che deve ancora finire di pagare, ma la vittima di violenza economica è lei, ovviamente.
Interessante è che Travaglini parli al plurale, estendendo ciò che dice all’esperienza diretta di un numero imprecisato di colleghi, poi dice che spesso la donna che compra pere invece di mele viene punita per aver preso un’iniziativa contraria agli ordini imposti dal maschilista patriarcale che la domina. (l’ultima parte l’ho aggiunta io, ma che la donna viene punita se compra le pere l’ha detto davvero). Come per le agenzie immobiliari: dove sono i dati? È in grado di produrre due o tremila casi di povere vittime punite dagli aguzzini per aver comprato le pere? È in magistratura dal secolo scorso, in oltre 30 anni di carriera dice di avere incontrato “spesso” tale casistica, anzi, “noi” la incontriamo spesso, quindi potrebbe aggiungere altre migliaia di compratrici di pere salvate da colleghi con la sua stessa anzianità di servizio. Quando esibirà tale casistica concreta, nero su bianco, sarà credibile. Il profilo dell’uomo italiano tracciato dalla Di Nicola Travaglini è un quadro a tinte fosche: impedisce alla compagna di avere un lavoro, quando ha un lavoro le impedisce di spendere i propri soldi, la esclude dalla scelta della casa, la fa indebitare, la inganna, la raggira, la controlla, la opprime. Strano che non abbia ficcato in qualche punto anche il “femminicidio”.