Negli ultimi decenni, l’equilibrio nel dibattito pubblico è stato profondamente segnato dalla crescente influenza dell’ideologia femminista, spesso presentata come l’unica prospettiva possibile sull’uguaglianza tra i sessi. Tuttavia, questa narrazione unilaterale ha contribuito a occultare gravi squilibri sociali e legali che oggi penalizzano milioni di uomini in diversi ambiti della società occidentale. La lotta per i diritti maschili non è la sterile opposizione a un presunto progresso, ma la risposta necessaria a un contesto in cui le esigenze degli uomini vengono sistematicamente sottovalutate, ignorate o persino ridicolizzate.
Un esempio lampante di questa mancanza di equilibrio è la scarsa attenzione alle problematiche legate alla salute maschile nelle agende istituzionali. Solo attraverso l’impegno costante di attivisti e associazioni si è riusciti, in paesi come il Regno Unito, a ottenere una Strategia nazionale per la salute degli uomini nella Camera dei Comuni, aprendo la strada a iniziative simili altrove. È ormai evidente quanto sia necessario promuovere campagne di sensibilizzazione che restituiscano pari dignità alle sfide sanitarie affrontate dagli uomini. L’analisi critica dell’attuale sistema porta a smascherare l’anomalia di una narrazione pubblica che ignora i rischi specifici per la salute maschile e la necessità di proteggerla con la stessa urgenza di altri temi.
Dai tribunali alla salute: alla ricerca di un nuovo equilibrio.
L’asimmetria nella tutela dei diritti emerge prepotente anche nel contesto giudiziario e familiare. La battaglia contro concetti che denotano una realtà fattuale, come quello di alienazione parentale, ha dato vita a controversi pregiudizi nei tribunali, spesso a danno dei padri separati ai quali viene sistematicamente negato il diritto di vivere pienamente la genitorialità. Soltanto grazie all’azione decisa di cittadini informati si è riusciti a far partire iniziative concrete volte a un equilibrio e a correggere queste aberrazioni, come la richiesta di una riformulazione delle definizioni legislative che riguardano l’alienazione parentale, troppo spesso strumentalizzata nei contenziosi familiari.
Un ulteriore fronte di discriminazione penalizza i ragazzi e gli uomini nei contesti educativi, universitari e lavorativi. La narrazione dominante tende a ignorare le iniquità introdotte da politiche prive di equilibrio, che sono state progressivamente imposte sotto la spinta di una falsa idea di protezione della parità di genere. Chi si oppone a queste pratiche e chiede più rigore nei processi decisionali e disciplinari nei campus e nelle aziende, lo fa per ripristinare principi di giustizia che dovrebbero valere per tutti, a prescindere dal genere. In questo scenario, appare urgente ricostruire un equilibrio nuovo tra uomini e donne, basato sulla giustizia vera e sulla cooperazione reciproca, non su automatismi ideologici che alimentano conflitti e ingiustizie. Difendere i diritti maschili oggi significa difendere il principio universale della pari dignità, senza cadere in derive di contrapposizione, ma mettendo al centro la ricerca di un’autentica armonia sociale.