La Fionda

Mentalità creditrice e mentalità debitrice

La donna è eternamente creditrice, l’uomo debitore. Lo dimostra la storia secondo cui durante una battuta di caccia in Africa, due uomini si imbatterono in un grande albero sulla cui cima era visibile un alveare. Uno dei due, entusiasta all’idea di procurarsi del miele, disse subito che avrebbe tentato di raggiungerlo. Spiegò al compagno di caccia che sua moglie desiderava da tempo mangiare del miele ed era ormai molto irritata per la mancanza di quel cibo. Determinato a soddisfare la richiesta della moglie, l’uomo iniziò la lunga e rischiosa salita dell’albero, circa trenta metri. Dopo un’ora di sforzi, quando finalmente arrivò nei pressi della cima, dovette avanzare sui grossi rami e avvicinarsi all’alveare. Era il momento più pericoloso dell’impresa. Uomini dello stesso villaggio avevano perso la vita tentando imprese simili. Sapeva che la paura fosse il vero nemico: chi si lascia dominare dal timore rischia di cadere, mentre il coraggio è ciò che permette all’uomo di andare avanti. Giunto accanto all’alveare, bruciò alcune erbe secche per produrre fumo e allontanare le api. Tuttavia non riuscì a evitare numerose punture. Dopo aver raccolto il miele, lo fece calare a terra dentro un contenitore legato a una lunga liana. Ad attenderlo c’erano la moglie e i figli piccoli, che consumarono il prezioso alimento direttamente con le mani.

Episodi simili sono comuni in molte società umane: le donne, forti dell’essere creditrici, spingono i propri compagni a procurare risorse, beni e cibo per la famiglia, anche quando ciò può comportare affrontare rischi considerevoli, compresa la partecipazione a conflitti o guerre, qualora ritengano che ciò sia necessario. Quando le aspettative non vengono soddisfatte, le compagne si mostrano insoddisfatte, irritate ed esercitano sui loro compagni ancora più pressione. Non è raro quindi che siano proprio le compagne le prime ad abbandonare gli uomini quando falliscono: “quando la fame entra dalla porta, l’amore esce dalla finestra”. Per sopravvivere in un mondo ostile, le donne – meno adatte alla caccia, alla pesca, alla difesa del territorio o a qualsiasi attività che richieda una notevole forza e resistenza fisica, ancora di più quando sono incinte o devono allevare i figli – hanno sempre avuto bisogno degli uomini per sopravvivere (argomento già trattato e approfondito in altri interventi). Per ottenere il servizio da quest’uomo, l’evoluzione avrebbe selezionato donne con una mentalità autoritaria e uomini inclini ad accontentarle. Se le donne non venissero al mondo già dotate di una mentalità autoritaria, il marito indigeno del racconto sopracitato, che si arrampicò sull’albero a proprio rischio, si sarebbe accontentato di procurarsi risorse meno costose o, forse, di non portare nulla da mangiare a casa, senza preoccuparsi di trovare una moglie “irritata”.

donna creditrice, evoluzione

La donna eternamente creditrice

In un mondo ostile, la coppia nella quale la donna fa pressione sull’uomo e lo incalza affinché le procuri risorse o difenda con coraggio il territorio, la casa, lei stessa e i figli, e nella quale l’uomo, da parte sua, cede alle pressioni e tende alla sottomissione coniugale, cioè obbedisce agli ordini della moglie, ha molte probabilità di successo riproduttivo. Già fin dalle prime fasi del corteggiamento la relazione è asimmetrica, è l’uomo che si umilia davanti alla donna, che si inginocchia e che, bisognoso, la corteggia con ogni tipo di complimento, lusinga, regalo e dono. È evidente che l’approccio non è paritario, lei è la padrona della situazione e si considera un dono per lui. Quando accetta di unirsi a lui, pensa di fargli un favore, ai suoi occhi lui è in debito, un favore che lei gli farà pagare, come ogni creditrice. Nello stesso mondo ostile, la coppia paritaria, nella quale la donna non spinge il marito a mostrarsi coraggioso e ad affrontare imprese difficili, non lo tratta mai da codardo né gli rimprovera di fuggire dal pericolo o di non accontentarla né di non portarle il costoso miele, ha molte meno possibilità di successo riproduttivo. L’uomo non si sente sotto pressione, nessuno fa appello alla sua condizione di maschio forte e coraggioso, si adagia dunque a questa mancanza di pressione femminile e si accontenta di trofei di caccia meno preziosi e meno rischiosi. Probabilmente si accontenterà anche di costruire una casa meno solida e confortevole. Forse l’uomo combattivo ha più probabilità di morire arrampicandosi su un enorme albero se gli scivola un piede, ma l’altro rischia di più di morire di fame – assieme alla compagna e i figli – se non ha il coraggio di affrontare animali pericolosi, o di venire abbattuto dalla lancia di un nemico valoroso, o di finire nella miseria per la paura di esplorare nuovi territori di caccia. Pertanto, dal punto di vista della perpetuazione della specie, non avrebbe potuto prevalere in natura una combinazione migliore di quella di una donna autoritaria ed esigente nei confronti degli uomini e di un uomo duro con il mondo e con gli altri uomini, ma sottomesso alle donne e molto sensibile al loro rifiuto e alla loro ammirazione. In altre parole, la natura o l’evoluzione ha creato due mentalità diverse e complementari: una mentalità femminile creditrice e una mentalità maschile debitrice.

Tanto gli uomini come le donne si aspettano degli uomini che provvedano e proteggano le donne. In questo senso, la donna è creditrice, mentre gli uomini sono in debito. La mentalità debitrice maschile deriva probabilmente dall’istinto protettivo che possiedono gli uomini, simile, ad esempio, al comportamento della madre (o del padre) che accontenta il figlio perché il suo pianto gli provoca compassione. Lo stesso meccanismo di protezione di fronte alla debolezza percepita del figlio che fa preoccupare i genitori e li rende inclini a proteggerli ed ad accontentarli, scatta negli uomini nei confronti delle donne. È sbagliato pensare che la sottomissione maschile derivi esclusivamente dall’istinto sessuale. Per gli uomini tutte le donne, anche le anziane, meritano la protezione e compassione, l’istinto del cavaliere protettore scatta comunque, perché gli uomini amano ciò che ritengono degno di essere protetto. Possono invece mostrarsi terribilmente duri e crudeli con gli altri uomini se ciò fosse necessario per ottenere l’approvazione delle donne. Allo stesso tempo, le donne tenderebbero a mostrarsi indifferenti o poco sensibili alla sofferenza degli uomini, poiché non possono permettersi il lusso che coloro che devono proteggerle si indeboliscano, si tirino indietro di fronte al pericolo o diventino lamentosi.

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L’asimmetria della sofferenza

Una visione poco lusinghiera della natura dell’uomo e della donna, ma che riesce a spiegare tante cose, in primis la generale invisibilità delle tribolazioni maschili. Come mai in politica nessuno si preoccupa di attrarre il voto maschile con questioni maschili, così come fanno tutti i partiti con il voto femminile? Quale donna voterebbe un partito politico che si dedica a difendere gli uomini e criminalizzare le donne? Per gli uomini, lamentarsi della propria sorte è considerato poco virile e non utile alla sopravvivenza, le donne invece non provano molta empatia per la debolezza di chi dovrebbe proteggerle. Per questi motivi nessuno fa politica con i problemi maschili. Al contrario degli uomini, le donne non esitano a chiedere aiuto per qualsiasi cosa, come ogni buona creditrice, anche quando pensano di avere un problema di salute fisica o mentale. Le statistiche mostrano come le donne vanno più spesso dal medico e si preoccupano di più della loro salute, le sale d’attesa dei psicologi sono frequentate più spesso dalle donne. Sulle donne è nata una gigantesca industria dedita quasi in esclusiva alla salute e alla cura femminile. Gli uomini invece sentono ancora il peso dell’evoluzione, la necessità di ignorare la propria salute, di disprezzare il rischio, di mostrarsi indifferenti o imperterriti di fronte alle difficoltà della vita. Un uomo troppo preoccupato di se stesso, come lo è la donna, non sarebbe riuscito a passare il filtro della selezione naturale, non avrebbe saputo affrontare il mondo ostile: l’animale selvaggio, il brutale nemico, un ambiente avverso, un mare inospitale…

Esiste in questo mondo un’innegabile asimmetria tra la preoccupazione maschile per la sofferenza dell’universo femminile e la preoccupazione femminile per la sofferenza dell’universo maschile. L’ideologia femminista potrebbe forse in parte spiegare questo gap di empatia femminile, ma il fatto che la maggior parte delle donne che non aderisce al femminismo resta comunque indifferente verso la sofferenza maschile, non aiuta a spiegarlo. L’ideologia non riesce spiegare l’ampia diffusione di questa indifferenza femminile. Le principesse, nella fiabe dei bambini, sono sempre molto sensibili rispetto alla propria sofferenza, ma non risultano mai particolarmente empatiche verso la sofferenza degli altri. Le multimiliardarie femministe, come ad esempio le attrici Jane Fonda, Julia Roberts o Meryl Streep, vivevano (e vivono) nello stesso continente di ex veterani di guerra che dormivano per la strada. Quanti ne hanno accolti a casa loro? Quante donne hanno accolto a casa loro un uomo più povero di loro, l’hanno mantenuto, comprato abbigliamento o pagato le vacanze? In questo mondo di donne empatiche, un uomo nella miseria rischia di rimanere nella miseria se tiene conto unicamente dell’aiuto dell’amore di una donna. Nello stesso mondo di uomini non empatici, una donna nella miseria ha molte più possibilità di uscire dalla miseria grazie all’aiuto di un uomo, perché è lei la creditrice.

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Inasprire la mentalità dell’irritazione

A mio avviso, l’ideologia femminista non ha fatto altro che inasprire la mentalità femminile creditrice che ha sempre esistito nella donna. La donna del racconto iniziale, irritata col marito perché da tempo lei e i figli non mangiavano miele, si mostrava grata e riconoscente al marito dopo averlo mangiato. Le donne esigevano dai loro compagni coraggio, protezione e un adeguato sostentamento e, se le aspettative venivano colmate, si mostravano riconoscenti e si prendevano cura dei loro compagni. Questa gratitudine femminile oggigiorno è scomparsa, sostituita da risentimento e odio. Non sono mai venuto a sapere di alcuna femminista grata nei confronti di un uomo o di un’azione maschile (le stesse femministe che usano la tecnologia, le cure mediche, le invenzioni maschili e vivono in un mondo costruito prevalentemente da uomini). L’unico comune denominatore di tutte le diverse correnti femministe è il fatto di essere mosse dalla stessa mentalità creditrice che ostentano la stragrande maggioranza delle donne. A qualcuno interessa forse se per ogni donna assassinata ci sono tre uomini assassinati? A nessuno. Di sicuro non alle donne, salvo rare e lodevoli eccezioni. Le donne sono troppo occupate ad esigere i loro crediti.



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