Da giorni circolano in rete alcuni video fatti con l’IA dove si vede Roberto Vannacci, in divisa da generale, intervenire in diverse situazioni schiaffeggiando una donna. Al momento ne abbiamo visti tre: in uno ferma un gruppo di ragazze dirette a Ibiza, ne schiaffeggia una e impone al gruppetto di fare vacanze in Italia; in un altro interrompe la seduta psicanalitica di una ragazza in crisi con il fidanzato e schiaffeggia la psicologa che le consigliava di lasciarlo e andare in Congo, intimando a quest’ultima di «tornare dai gatti»; nel terzo irrompe nel salotto di una ragazza obesa intenta a guardare TV-spazzatura e la trasforma in una bellissima sposa. In tutti i casi i video si concludono con un’orribile canzonetta fatta con l’IA dove si parla addirittura di Kali Yuga. Appena visti, ci siamo dati da fare per capire se si trattava di video ufficiali di Futuro Nazionale, o che comunque il partito di Vannacci in qualche modo approvasse. Il problema è che la polarizzazione in rete è divenuta tale da rendere difficilissimo fare verifiche di autenticità o che possano attribuire con certezza un contenuto a qualcuno. Non solo: Vannacci è un provocatore, intelligente ma provocatore, poteva dunque starci che approvasse video così discutibili, pur di sollevare polemiche. Ma poteva benissimo anche essere che fosse il prodotto della sua parte avversa, desiderosa di contrapporre una narrazione IA uguale e contraria a quella di Futuro Nazionale. Le nostre ricerche non hanno cavato un ragno dal buco, finché una fonte autorevole e certa ci ha svelato l’arcano: si tratta di “scherzi” apparecchiati da un gruppo di giovani sostenitori di Vannacci.
Sui social abbiamo subito condannato questi prodotti di comunicazione, per il contenuto, per la forma e, soprattutto, per la loro dannosità politica. Nemmeno in termini satirici o figurativi ammettiamo l’utilizzo della violenza (verso chiunque da parte di chiunque). In più, in un momento così delicato per la vita politica del paese, l’endorsement di Futuro Nazionale a quelle porcherie ritenevamo che sarebbe stato un autogol clamoroso. Resta profonda la nostra delusione per l’assenza di tematiche approfondite e specifiche sui rapporti uomo-donna nel programma elettorale del partito di Vannacci, tuttavia avere la certezza che quel tipo di messaggio gli è estraneo da un lato ci ha sollevati, dall’altro ci ha indotto a una riflessione su ciò che sta accadendo e sulle previsioni che facciamo da anni. Sì, perché non si può ignorare il fatto che da qualche parte in Italia c’è qualcuno che interpreta il programma del nuovo partito nei termini di un soggetto che interviene come un deus ex-machina e corregge a schiaffioni le anomalie prodotte da trent’anni di femminismo dilagante. Non con il dialogo e il confronto collettivo, aperto, democratico, pulito, tra i due sessi così tanto inquinati nel corso degli anni, bensì a manate in faccia. Non è casuale che la scelta del linguaggio comunicativo sia stata questa da parte degli autori dello “scherzo”. Mirando alla più vasta viralità, hanno fatto qualcosa che sapevano avrebbe intercettato una potente e diffusissima frustrazione, che molto probabilmente provano anche loro. Parliamo di frustrazione per non usare il termine “rabbia”, forse anche più appropriato. La tipica rabbia di quando il troppo è troppo. Rabbia da saturazione, quasi da istinto di sopravvivenza.

Video fake di Vannacci: sbagliati ma prevedibili
Lo confermano i tanti commenti ricevuti dalle nostre brevi riflessioni sui social, a questo proposito. In molti dicono: “se il video fosse a sessi invertiti, tutti riderebbero”, come se ciò giustificasse l’immagine di un candidato a guidare il Paese mentre schiaffeggia una donna, come se anche il video a sessi invertiti non fosse parte del problema. In moltissimi applaudono, esultano o ci mettono il carico da undici con commenti pieni di frustrazione e rivalsa. Si contano sulle dita di una mano i commenti ragionati e ragionevoli, sia dal lato tattico-strategico, sia dal lato puramente etico. Ed è qui che entrano in gioco le previsioni che facciamo da anni. Previsioni che dicono una cosa semplice: non si può fare una guerra senza limiti a un intero sesso, senza ingenerare squilibri e soprattutto reazioni. Se poi si tratta del sesso femminile che opprime, criminalizza e diffama il sesso maschile, si otterrà molto tempo di paziente sopportazione, con un rialzo graduale e inesorabile di temperatura e pressione, finché non si arriva al punto di esplosione. Lì le soluzioni sono due: innescare la deflagrazione o attivare una valvola che ripristini l’equilibrio. Per anni abbiamo predicato questa seconda opzione, auspicando e proponendo tavoli di confronto e discussione orientati a comprendere le nature maschile e femminile, il presente, le condizioni circostanti, per poter così, insieme, progettare un futuro. L’abbiamo fatto sapendo che la proposta, complessa e profonda, avrebbe trovato pochi “follower”, più inclini a scegliere la strada facile del fight back.
E lì siamo arrivati. Trent’anni di predominio femminista incontrollato, foraggiato da un business amplissimo e fiancheggiato da politica e media, ha portato qualcuno a interpretare il nuovo fenomeno politico guidato da Vannacci come una vendetta, come una reazione uguale e contraria declinata al maschile, quindi con violenza. La stessa ragione è dietro agli applausi, ai giustificazionismi o a chi ci aggiunge del proprio. È qualcosa che avevamo previsto e non è qualcosa che possiamo approvare. Ciò che è stato tolto alle relazioni uomo-donna non è la possibilità dell’uno di mettere in riga l’altra a suon di sganassoni. Ciò che è stato tolto è la possibilità di parlarsi e capirsi, sia in senso intellettivo che emotivo, oltre che una piena coscienza i cosa sono i due sessi presi individualmente e ancor più nelle loro interazioni. Alla denuncia di un patriarcato inesistente non si risponde proponendo un vero patriarcato (mediterraneo, tirrenico, od oceanico che sia) ma mettendo in luce l’errore della controparte e rendendo la sua proposta obsoleta. Per riuscirci, basta avanzarne un’altra più vera e avanzata, che però nel programma di Futuro Nazionale non c’è. Se a questa assenza si associano contributi esterni maldestri, che parlano alle pance gonfie di rabbia dei tanti messi ai margini negli ultimi trent’anni, e da cui la nuova realtà politica non prende le distanze, allora c’è da attendersi che questo genere di espressioni di risentimento vada oltre, superi altri confini comunicativi prima, e di azione poi. Comprendiamo che, anche in questo caso, la nostra posizione è difficile perché molto più complessa e articolata di un reel fatto con l’IA per sollecitare l’intestino crasso di gente satura e arrabbiata, tuttavia abbiamo il vizio di essere sempre coerenti con noi stessi. Sempre pronti a festeggiare se si verrà smentiti dai fatti in futuro.